Camorra, il clan D’Amico voleva “punire” Francesco Pio Valda per l’agguato a Ciro Marigliano

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Il clan retto dal boss Salvatore D’Amico o’ pirata che controlla gli affari illeciti nella parte est del rione Villa a San Giovanni a Teduccio aveva deciso di punire Francesco Pio Valda e il suo fedelissimo Emmanuel Aprea, rampollo della nota famiglia di camorra di Barra.

Entrambi non solo avevano “sconfinato” ma avevano addirittura tentato di uccidere un loro affiliato: Ciro Marigliano.

E’ quanto emerge dalle intercettazioni ambientali nella casa della nonna di Valda, Giuseppina Niglio contenute nelle 300 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Federica Colucci che ieri ha portato in carcere 11 persone tra familiari ed affiliati al clan di Barra.



    In particolare, li 16 febbraio del 2023, quindi un mese prima che poi Francesco Pio Valda uccidesse l’innocente Francesco Pio Maimone agli chalet di Mergellina,  è stato registrato un dialogo durante li quale il giovane assassino parla c on un uomo, non meglio identificato, di un alterco con Ciro Marigliano, fratello di Stani (identificato in Stanislao Marigliano) avvenuto li giorno precedente alle spalle del Rione Villa nel quartiere di San Giovanni.

    Valda riferisce di aver dato cinque sei colpi nella macchina del Marigliano. Nel prosieguo del racconto, racconta di essere stato contattato “da quelli là dietro” e, nello specifico, da Antonio trentotto (Antonio Cozzolino, affiliato al clan D’Amico, cognato del boss Gesualdo Sartori, in quel momento detenuto), che era irritato per l’azione realizzata da Valda  a casa “sua”, ossia nel territorio di San Giovanni a Teduccio.

    Gesualdo Sartori è indicato dagli inquirenti quale è reggente del clan D’Amico e referente del clan Mazzarella nell’area di San Giovanni a Teduccio.

    Ma Francesco Pio Valda, non curante delle parole di Antonio Trentotto,aveva risposto che  Ciro Marigliano,”tiene il problema”, sottolineando che in qualsiasi luogo lo avesse incontrato, avrebbe “sferrato il suo attacco”.

    Significativo inoltre un passaggio sempre di Valda, che a proposito di Antonio Trentotto, ribadiva  “stiamo noi qua”, così evidenziando la loro posizione di comando ed escludendo di doversi presentare a casa di Antonio Cozzolino il quale “se vuole dire qualcosa, viene lui qua”.

    Il 18 febbraio è emersa un’ulteriore conversazione tra Francesco Pio Valda e Pasquale Ventimiglia, detto Lino Lino, durante la quale Francesco Pio ha riferito che quelli di San Giovanni (riferito agli appartenenti del clan D’Amico) avevano manifestato il loro rancore a causa di una lite “con lo scemo di Gerozzo il piccolino”, ovvero Ciro Marigliano.

    Francesco Pio racconta che trentotto soprannome con cui è noto Antonio Cozzolino, si era rivolto ad “un nostro cugino” (poi identificato in Francesco Relli, esponente clan Aprea e all’epoca sottoposto agli arresti domiciliari) dicendo di “volere soddisfazioni”, ovvero di volersi rivalere nei confronti di Francesco Pio Valda ed Emmanuel Aprea.

    Ma il cugino aveva ritenuto di non dare accogliere la richiesta, spiegandoo: “è meglio che rimaniamo litigati con questi qua… invece che umiliarti”.

    La notizia naturalmente era arrivata anche in carcere al fratello Luigi Valda che durante uno dei tanti colloqui telefonici che aveva ion maniera illegale con i familiari, lo tranquillizza “Appena scarcerato, ti faccio vedere cosa succede a San Giovanni”.

     Il fratello dal carcere: “Appena esco ti faccio vedere che succede a san Giovanni”

    Ma Francesco Pio non aveva alcuna intenzione di attendere oltremodo. “Solo altri due,
    tre giorni” per capire come si sarebbero “mossi” e che intendevano fare e avrebbero “buttato due cose”, non meglio comprese. Probabilmente gli stessi ordigni esplosivi utilizzati ai fini estorsivi nei mesi precedenti nella zona.

    Francesco Pio spiegò al fratello che anche gli altri avessero “mancato di rispetto fuori da loro”. E per questo dice: “Tonino o Trentot, non avrebbe mai dovuto fare una sceneggiata qua sopra, perché è zona rossa”.

    Prima di chiudere la telefonata ha assicurato e ribadito, al fratello che nessuno ne sarebbe uscito “sano da questa cosa”.

    @riproduzione riservata

    (nella foto un controllo di polizia al rione Villa e nei riquadri da sinistra Gesualdo Sartori, Francesco Pio Valda, il fratello Luigi Valda ed Emmanuel Aprea)


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