Ottavio Bianchi compie 80 anni: “Vivere a Napoli fu un vero dono. Vi racconto il mio Maradona”

Domani Ottavio Bianchi compirà 80 anni.Ex calciatore e soprattutto allenatore di calcio, alla guida del Napoli di Maradona fece la storia: vinse il primo scudetto nella stagione 1986-87, la Coppa Italia lo stesso anno e anche un trionfo in Coppa UEFA, nel 1988-89.

L’ex tecnico bresciano è stato intervistato da Il Mattino.

“Come festeggerò?Stando a casa con i miei figli – ha detto -. Sono 80 anni, sono tanti, ma non ci penso.

A Napoli ho imparato il motto ‘San Gennà, futtetenne’ e mi ritorna in mente spesso.Gli anni sono volati, sembra ieri che andavo nella tipografia del Giornale di Brescia da mio padre che mi faceva leggere in anteprima il quotidiano del giorno dopo.

Io andavo a leggere subito i tabellini dalle pagine dello sport”.

“Senza il calcio avrei fatto il ragioniere, ma quella passione per il pallone mi ha travolto – ha proseguito parlando della sua infanzia -. I giornalisti come mio padre?Non ci andavo tanto d’accordo, tranne con pochi.

Il mio maestro, Bruno Pesaola, mi diceva di prenderli in giro, ma io non ce la facevo ad inventare.Piuttosto rispondevo a muso duro”.

“Lo scudetto con il Napoli il giorno sportivo più bello della mia vita?

No, fu quando rimisi piede in campo dopo un infortunio al crociato a 17 anni, un Brescia-Como.Due anni senza sapere se potessi tornare a giocare, era anche un calcio diverso da quello di adesso.

In quei mesi di ospedale e riabilitazione sono diventato Ottavio Bianchi”.

“Vivere a Napoli è stato il dono più grande che la vita mi abbia fatto – prosegue -.Non c’è giorno in cui non abbia imparato qualcosa dai napoletani, un popolo che non si fascia mai la testa, non si lamenta mai di nulla, sa godersi la vita.

Una città straordinaria, ho imparato tante lezioni non solo come allenatore, ma anche come genitore”.

“Maradona?Gestirlo era semplicissimo, il problema era avere a che fare con chi pensava di essere Maradona, erano vere rogne quelle – aggiunge -. Una volta a San Siro, prima di una partita con l’Inter, vinsi una gara di palleggi con un limone contro di lui.

Per tutto l’anno mi chiese la rivincita che non gli concessi mai: sapevo bene che mi avrebbe massacrato”.

“La squadra più bella mai vista giocare?L’Ajax di Cruijff, giocatori universali capaci di fare tutti i ruoli.

Ne rimasi stregato – conclude -. E il Napoli di Garcia?Presto per giudicarlo, come dicevano i miei maestri non bastano così poche partite.

Da loro apprendevo ogni cosa, ogni giorno, ogni situazione.Non può piacere o non piacere una squadra dopo un mese”.

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Gustavo Gentile

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