Il Real Madrid ha espugnato lo stadio Maradona, portando a casa un successo importantissimo contro il Napoli e blindando il primo posto nel girone a punteggio pieno.Ma c’è chi comunque non è soddisfatto e ha voluto mettere del ‘pepe’ sul post-gara con dei commenti fuori stile per la sua persona: Carlo Ancelotti.
Il tecnico dei Blancos, che in carriera ha vinto tutto e si è sempre distinto per il suo stile, ha voluto comunque precisare: “Il rigore (per fallo di mano di Nacho su cross di Osimhen, ndr) per me non c’era, in Champions questi falli non vanno fischiati”. Un commento singolare, che implica quasi la presenza di regolamenti diversi da competizione a competizione.Ancelotti dimentica che non solo, a termini di regolamento, il penalty c’è ed è sacrosanto e che la sala VAR ha effettuato un lungo controllo per scongiurare ogni possibilità di errore, ma dimentica anche che nell’occasione della rete del 3-2 di Valverde non viene segnalato, nell’azione che porta al calcio d’angolo, un fallo abbastanza netto su Olivera di Rudiger, cosa passata troppo in sordina e che Garcia ha tenuto giustamente a precisare nell’intervista post-gara.
«Che bella una partita senza Var di mezzo…». La frase pronunciata da Gian Piero Gasperini fotografa un malumore sempre più diffuso in Serie A, dove la tecnologia introdotta per ridurre gli errori arbitrali è finita al centro di polemiche quasi quotidiane. Allenatori, dirigenti e tifosi contestano interpretazioni e interventi, mentre la frequenza ravvicinata delle partite amplifica ogni episodio controverso.
L’ultimo caso riguarda il rigore che ha deciso la sfida tra Genoa e Napoli. «Non era assolutamente fallo», ha ammesso Dino Tommasi, componente della Can, intervenendo a “Open Var”. «Cornet tocca il piede ma è una strisciata accidentale. Il fallo deve essere chiaro. Non c’è matrice di step on foot. È un errore valutativo che abbiamo fatto. È stato sbagliato anche richiamare Massa al monitor». Una doppia ammissione che riapre il dibattito non solo sulla decisione finale, ma anche sull’opportunità stessa della revisione al video.
La moviola di Milan-Fiorentina continua a far discutere, ma stavolta la voce arriva direttamente dall’AIA. Andrea De Marco, ex arbitro e oggi incaricato alle relazioni con i club di Serie A e B, durante la trasmissione Open Var su Dazn ha smontato il rigore che ha deciso il match di San Siro. “Il Var non doveva intervenire perché si trattava di una valutazione di campo, e Marinelli aveva letto bene la situazione”, ha spiegato, aggiungendo che “il contatto tra Parisi e Gimenez non era da rigore”.
Un giudizio netto, che ribalta di fatto la decisione presa sul campo e apre un nuovo fronte nel dibattito sull’uso del Var. De Marco ha sottolineato come la “soglia dei rigori” imposta dal designatore Rocchi resti alta: “Con questi criteri, non sarebbe mai stato penalty”. Dai dialoghi tra arbitro e sala Var emerge che Marinelli inizialmente non aveva ravvisato il fallo: “Per me no, ha il braccio largo ma non lo colpisce”.
Caivano – Un arresto che riporta alla luce una delle pagine più drammatiche della cronaca napoletana. Ieri i Carabinieri hanno fatto scattare le manette ai polsi di Ciro Migliore, 27enne già noto alle forze dell’ordine, durante un blitz antidroga nel parco verde di Caivano. L’uomo, identificato come un presunto pusher, è lo stesso giovane transgender che cinque anni fa era il fidanzato di Maria Paola Gaglione, la 16enne morta nell’incidente del settembre 2020. La tragedia, che sconvolse l’intera comunità, fu causata dal fratello della vittima, Michele Gaglione. Come accertato in sede processuale, questi, oppostosi alla relazione della sorella, inseguì la coppia in sella a una moto. Durante l’inseguimento, lo scooter su cui viaggiavano Maria Paola e Ciro Migliore si schiantò, provocando la morte della giovane. Michele Gaglione è stato condannato a 9 anni e 6 mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale. L’arresto di ieri da parte dei carabinieri aggiunge un tassello oscuro alla storia di Migliore. I militari hanno fatto irruzione nella sua abitazione, trovando prove di quello che sembra essere uno spaccio ben organizzato: tra i ritrovamenti, 10 dosi già pronte di cocaina e crack, materiale per il confezionamento e un “libro mastro” con sigle e numeri, verosimilmente i conti della compravendita illegale. Sequestrati anche 1.675 euro in contanti, presumibilmente provento dell’attività illecita. Quella del 16 settembre non è la prima indagine per spaccio che vede coinvolto Ciro Migliore dopo la morte della fidanzata; già nel febbraio 2021 finì nel mirino delle forze dell’ordine per reati analoghi. L’arresto chiude un cerchio tragico, dove a un lutto familiare si intrecciano storie di devianza e illegalità.
REDAZIONE






Scegli il canale social su cui vuoi iscriverti