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Nuovo incidente alla Sabino Esplodenti: morti altri tre operai

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Nuovo grave incidente sul lavoro oggi in Abruzzo. Un’esplosione si e’ verificata alla Sabino Esplodenti di Casalbordino.

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L’incidente, le cui cause sono ancora in corso di accertamento, ha causato la morte di tre operai mentre altri sono rimasti feriti. Nel dicembre del 2020, in un altro incidente nella stessa azienda di Contrada Termini, persero la vita tre operai. La fabbrica smaltisce e recupera polvere da sparo da bonifiche.

L’esplosione e’ stata avvertita dalla popolazione che risiede nell’area in cui insiste lo stabilimento ‘Sabino Esplodenti’ a Casalbordino specializzato nello smaltimento e recupero polvere da sparo da bonifiche.

Fabbrica non nuova a tragedie sul lavoro. Gia’ nel 2020 nella stessa azienda persero la vita tre operai. Il Prefetto di Chieti sta arrivando sul posto, interdetta dalle forze dell’ordine e dai vigili del fuoco.

Sabino Esplodenti 3 morti come nel 2020

La “Esplodenti Sabino spa”, l’azienda leader mondiale – si legge sul sito – per il recupero di materiali da munizioni militari di attivita’ di smilitarizzazione, bonifica di siti contaminati, smaltimento di prodotti contenenti esplosivi (airbag, cinture di sicurezza, razzi di segnalazione), torna di nuovo al centro della cronaca nera.

Tre operai sono morti ed altri sono rimasti feriti questa mattina per una esplosione nello stabilimento di Casalbordino  per ragioni che devono essere ancora accertate. E il 21 dicembre del 2020 altri tre operai della stessa azienda persero la vita mentre erano impiegati nel locale che ospitava il forno statico, impianto adibito per la bruciatura di polveri di lancio, artifizi illuminanti, fumogeni ed esplosivo.

Per quest’ultima vicenda, la procura di Vasto, che aveva indagato per omicidio colposo plurimo aggravato e disastro colposo, ha contestato ai vertici aziendali la violazione di una serie di norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro.

“La nostra storia – viene spiegato sempre sul sito della Esplodenti Sabino spa, da sempre appartenuta ad un’unica famiglia – inizia circa cento anni fa con la produzione di fuochi d’artificio, seguiti successivamente da polvere nera, cartucce di polvere e altri fuochi d’artificio militari.

Le attivita’ che ancora oggi rappresentano il core business iniziano nel 1978 nel settore civile e militare con lo scarico e la manutenzione di munizioni convenzionali e non convenzionali e sistemi d’arma “bomba a grappolo”. Parallelamente l’azienda si occupa della riformulazione e produzione di esplosivi per uso civile e industriale, smaltimento di air-bag e cinture di sicurezza per il settore automotive e razzi di segnalazione per il settore marittimo.

Domani l’udienza preliminare per l’incidente del 2020

E’ prevista per domani, dinanzi al gup del Tribunale di Vasto, l’udienza preliminare per l’esplosione che il 21 dicembre del 2020, nella stessa fabbrica, costò la vita ad altri tre operai.

Dieci gli imputati, compresa la società: l’accusa principale, per tutti, è cooperazione colposa in omicidio colposo, per colpa generica cagionata dalla negligenza, imprudenza e imperizia, e per colpa specifica, consistita nella violazione di diverse norme antinfortunistiche.

In particolare, gli imputati sono il legale rappresentante e presidente del Cda della Esplodenti Sabino spa, quattro consiglieri di amministrazione, il direttore dello stabilimento, il responsabile del servizio protezione e prevenzione, il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, il capo reparto, la società in persona del legale rappresentante, società che è sottoposta a procedimento penale per responsabilità amministrativa per omicidio colposo plurimo.

Nel 2020 il fatto avvenne nel primo pomeriggio, durante lo smaltimento di diversi materiali, in particolare miscela incendiaria, povere pirica, polvere nera, razzi di segnalazione, legna impregnata di Tnt, dotazioni nautiche, simulatori di colpo tipo kanonslag, nel locale – forno statico, dove erano stati destinati i tre lavoratori, che morirono sul colpo a causa causa dell’esplosione.

Sottoposta a sequestro, la fabbrica rimase ferma per sette mesi, anche per la ferma posizione della procura guidata da Giampiero Di Flioro sulle condizioni di sicurezza sul lavoro. A luglio 2021, ottenuto il dissequestro con il via libera del giudice, le attività erano riprese. Oggi la nuova tragedia.


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