Nel corso di un’intervista al ‘Corriere della Sera’, don Patriciello, il parroco di Caivano, parla dell’incontro avuto con Giorgia Meloni.
Inizialmente, aveva pensato di applaudirla, ma ha deciso di trattenersi. Tuttavia, l’ha invitata e lei ha accettato senza esitazione. Durante l’incontro, erano presenti tre ministri, un prefetto, il capo della polizia e il vescovo. Successivamente, si è anche espressa davanti alle telecamere.
Don Patriciello afferma di essere una persona di fede e di credere nelle parole dette. Tuttavia, se quelle parole rimanessero solo parole e non si traducessero in azioni concrete, sarebbe il primo a esprimere il suo disappunto.
Il parroco ricorda di aver incontrato numerose autorità nel corso della sua vita, ma considera Giorgia Meloni come la prima donna a ricoprire la carica di primo ministro. Apprezza il fatto che si sia presentata preparata e abbia detto le cose che lui desiderava sentire. Fa riferimento, ad esempio, all’annuncio della riapertura del centro sportivo, che considera una sorta di resurrezione.
L’impegno preso da Giorgia Meloni di riaprire il centro sportivo entro la prossima primavera viene definito da don Patriciello come quasi un miracolo. Sottolinea che nella sua comunità ci sono giovani che devono attraversare cinque piazze di spaccio per andare a scuola e che vivono in mezzo a grandi tentazioni. La riapertura del centro sportivo permetterà loro di tornare a praticare sport e distrarsi positivamente.
Nonostante l’importanza dell’iniziativa, don Patriciello confessa di ricevere telefonate indispettite dai suoi amici di sinistra, che non gli perdonano di aver accolto Giorgia Meloni.
Tuttavia, il parroco si giustifica affermando che anche il governatore De Luca ha ammesso che lo Stato non ha mai fatto nulla per quella zona. Quindi, secondo don Patriciello, non poteva restare con le mani in mano.
Inoltre, don Patriciello fa riferimento ai mancati incontri con il sindaco di Napoli e il sindaco della città metropolitana Manfredi, affermando di non essere stato visto né ascoltato da loro.
Si è svolto oggi pomeriggio in Prefettura un vertice convocato dal Prefetto di Napoli, Michele di Bari, per affrontare la vertenza Harmont & Blaine. Al centro del confronto lo stato di agitazione proclamato dai sindacati dopo l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per 32 dipendenti in servizio presso lo stabilimento di Caivano. Tutti gli attori…
Il comparto tessile-moda italiano naviga da anni in acque difficili. La crisi strutturale del mercato, caratterizzata dal crollo dei volumi di vendita, dalla pressione della concorrenza asiatica e dal ridotto potere d'acquisto delle famiglie, ha costretto molte aziende a ripensare radicalmente i propri modelli di business per sopravvivere. Harmont & Blaine e la sfida del…
Giornata di sciopero e presidio oggi davanti allo stabilimento Harmont & Blaine di Caivano, dove i lavoratori incrociano le braccia contro l’annuncio di 32 licenziamenti su un organico complessivo di 129 dipendenti. La protesta è stata proclamata dalle sigle sindacali di categoria Filctem-Cgil e Femca-Cisl, che parlano di una scelta improvvisa e priva di qualsiasi confronto preventivo.
«Abbiamo proclamato questo sciopero perché reputiamo inaccettabili i licenziamenti annunciati dall’azienda», afferma Andrea Pastore della segreteria regionale Filctem Campania. «Riteniamo anomalo che una decisione di questo peso venga presa da un giorno all’altro, senza alcun confronto con le organizzazioni sindacali. Un’azienda con un profilo mediatico internazionale non può avere atteggiamenti così superficiali davanti a 32 lavoratori, che rappresentano il 25% della forza lavoro. Siamo di fronte a un tentativo inaccettabile di ridurre il costo del lavoro. Chiediamo il ritiro immediato dei licenziamenti».
REDAZIONE






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