Napoli crollo Galleria, la mamma della vittima: “Aiutatemi ad avere giustizia”

“Mi rivolgo a tutte le persone oneste che voglio credere ci siano ancora in Italia: aiutatemi ad avere giustizia per mio figlio”.

E’ l’appello di Margherita, la madre di Salvatore Giordano, lo studente di 14 anni gravemente ferito alla testa dal frammento di un fregio staccatosi dalla Galleria Umberto di Napoli  il 5 luglio 2014. La sua morte sopraggiunse alcuni giorni dopo, il 9 luglio, dopo quattro giorni di agonia, in un reparto del Loreto Mare, l’ospedale in cui fu subito ricoverato.

“A Salvatore – dice Margherita, che da quel giorno non ha più avuto pace – è stato negato il diritto di crescere, di studiare (voleva assistere le persone con disabilità) di farsi una famiglia, di avere dei figli. Gli è stato strappato il suo diritto a vivere”.

“Ci sono mani sporche del sangue di mio figlio – sostiene – e sono le mani di coloro che non hanno eseguito adeguatamente i lavori nella Galleria Umberto, sono le mani di coloro che non hanno vigilato sulla corretta esecuzione di questi lavori, sono le mani di coloro che sono stati sordi difronte agli appelli della popolazione e alle interpellanze di un assessore comunale sulla pericolosità dello stato in cui versava quel monumento”.

“In questi nove anni – ribadisce la donna – non solo non ho avuto giustizia, ma mi sono trovata di fronte all’indifferenza, all’insensibilità e alla disumanità di tante persone, anche di chi ha ricoperto il ruolo di sindaco e si è rifiutato di vedere mio figlio quando era in condizioni disperate in ospedale, di partecipare ai suoi perché, ci fu detto, era troppo impegnato nel bilancio comunale”.

“L’ attuale sindaco di Napoli non è stato da meno, – sostiene Margherita – non mi ha neppure voluta ricevere in quanto era impegnato nella premiazione di una squadra di pallanuoto”.

“Nella galleria non c’è nemmeno una piccola lapide o una targhetta per ricordare mio figlio, c’è solo una piccola foto di Sasy, attaccata dal suo papà, dalla quale si vedono i suoi occhi scuri, belli e profondi, ma tristi che chiedono alle coscienze di tutti che nessuno debba rivivere ciò che è accaduto a lui”, conclude la mamma di Salvatore Giordano.

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A. Carlino

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