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Santa Maria Capua Vetere, cellulari in carcere per impartire ordini: indagini sui destinatari

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Dopo l’operazione dei carabinieri che ha portato a 4 arresti in seguito al ritrovamento di cellulari e droga destinati al carcere di Santa Maria Capua Vetere  attraverso un drone, gli inquirenti sono al lavoro per individuare i destinatari della ‘merce’.

Stando a quanto emerso durante la conferenza stampa in Procura, un faro è stato acceso proprio sul giro di cellulari nel penitenziario, che sarebbero utilizzati non solo per contattare le famiglie, ma anche, probabilmente, per impartire ordini.

Si indaga quindi per risalire agli intestatari dei telefoni e per individuare i detenuti destinatari. Dei quattro arrestati, due uomini e una donna risultano con precedenti, incensurata, invece, l’altra donna.


    “Un colpo importante allo spaccio in carcere ma anche un preciso messaggio spedito a chi dietro le sbarre vorrebbe trasformare gli istituti di pena in piazze di spaccio di droga, replicando magari quanto avviene fuori nelle città”.

    Così il procuratore aggiunto di Santa Maria Capua Vetere, Carmine Renzulli, ha spiegato il senso dell’operazione dei carabinieri di Caserta che hanno arrestato nei pressi del carcere di Santa Maria Capua Vetere quattro persone residenti a pochi passi dall’istituto ma anche nei comuni vicini di Marcianise e Portico di Caserta.

    Due uomini e una donna di cui qualcuno parente di detenuti – che stavano trasportando a bordo di un’auto hashish, cocaina e microcellulari che di lì a poco avrebbe caricato su un drone e consegnato a qualche recluso, non ancora identificato.

    “Perché ormai è un dato accertato – ha detto Renzulli in conferenza stampa – che nelle carceri casertane, mi riferisco a Carinola e soprattutto a Santa Maria Capua Vetere, l’attività di spaccio è diffusa. Non si tratta del familiare che viene sorpreso con la droga per il parente detenuto affinchè la consumi in carcere, ma di un traffico vero e proprio che dall’esterno riesce a far entrare nei penitenziari quantità di stupefacente da spacciare”.

    E così che nelle carceri si replicano le dinamiche criminali esterne, con bande di spacciatori rivali, come pare sia accaduto alcune settimane fa a Carinola, quando ci furono tafferugli tra due gruppi di detenuti rivali. Le indagini su quei fatti sono ancora in corso, ma ormai è “allarmante” dice Renzulli, quanto si registra nelle carceri.

    E l’arresto delle quattro persone lo conferma: il drone doveva essere il mezzo per recapitare droga e cellulari, anche perché quasi ogni giorno “la polizia penitenziaria – sottolinea Renzulli – sequestra droga e cellulari in carcere”.

    “All’esterno le forze dell’ordine continueranno – assicura il Procuratore Aggiunto – a tenere sotto stretta osservazione tutto quanto accade attorno al carcere. Il messaggio che vogliamo lanciare è chiaro: le carceri devono essere luoghi in cui si espia una pena con l’obiettivo di rieducare e risocializzare i detenuti, non piazze di spaccio o luoghi di illegalità”.


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