Camorra: buste spesa durante lockdown, il clan di Caivano controlla il territorio

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E’ la sera del 9 aprile 2020, il lockdown e’ una realta’ fa qualche settimana, le attivita’ economiche sono in sofferenza e chi ha lavoro precario, libero o in nero e’ privo di reddito.

I carabinieri a Caivano fermano una vettura e identificano diverse persone intente a effettuare una distribuzione di generi alimentari nel piazzale antistante la palazzina in cui abita Massimo Gallo, boss di un gruppo di camorra emergente sul territorio. La ricostruzione del primo servizio dell’Arma che documenta anche con immagini come i clan approfittino del Covid anche per ribadire la loro presenza sul territorio e’ nella misura cautelare emessa dal gip di Napoli Ambra Cerabona nei confronti di 22 indagati.

“In questa occasione i carabinieri accedevano all’interno del complesso popolare e venivano subito avvicinati da quest’ultimo (Gallo, ndr.) il quale spiegava ai pubblici ufficiali che quell’assembramento era finalizzato alla distribuzione di generi alimentari, acquistati mediante un’apposita questua tra gli abitanti della zona, al fine di aiutare le famiglie bisognose”, scrive.

    E nell’auto c’era in effetti un gran quantitativo buste con farina, olio, biscotti, zucchero, pasta e persino uova di Pasqua. A filmare tutto telecamere installate dalla polizia giudiziaria per monitorare cosa avvenisse nel cosiddetto parco dei mongoloidi di Caivano.

    Massimo Gallo, infatti, dopo l’arresto dei fratelli Nicola e Gennaro Sautto, e di Domenico Ciccarelli, capi del clan Ciccarelli -Sautto tra 2019 e 2020, era riuscito a ottenere facilmente il controllo delle attivita’ criminali del territorio, grazie anche all’alleanza con Angelino Antonio, “criminale di elevato spessore gia’ legato alla Nco di Raffaele Cutolo – sottolinea il gip – e noto sul territorio di Caivano, cosi’ da gestire in monopolio il traffico di sostanze stupefacenti e le estorsioni”.

    Il controllo del territorio e’ capillare, anche attraverso questo gesto di soccorso a persone economicamente gia’ fragili e indeboliti dalla pandemia, che diventano “sostegno interessato” specie nei confronti di chi e’ giovane e magari puo’ essere reclutato nei ranghi della organizzazione. Massimo Gallo mette in piedi quindi un ‘banco di distribuzione di alimenti, avvalendosi della collaborazione di alcuni dei suoi affiliati.

    “E’ stato documentato, che in data 5 e 9 aprile 2020, Gallo ha organizzato la distribuzione di ingenti quantitativi di pacchi alimentari, e sono state captate conversazioni in cui Gallo, interloquendo con gli affiliati, dirigeva le operazioni di consegna e assegnazione alle famiglie che aveva preventivamente individuato, disponendo l’approvvigionamento di altri beni alimentari nel caso in cui quelli messi a disposizione non fossero sufficienti.

    E’ evidente, peraltro, come una forma di assistenza apparentemente lecita, nasconda la volonta’ dell’associazione di manifestarsi all’esterno per acquisire consensi sul territorio di operativita’ – evidenzia il gip – Il riconoscimento esterno della associazione (e del ruolo di leadership di Gallo) da parte della popolazione locale oppressa dall’assoggettamento esercitato dai gruppi camorristici che nel tempo e stabilmente hanno occupato il territorio, emerge chiaramente da alcune conversazioni intercettate”.

    La popolazione di Caivano si rivolge a Gallo, nella sua qualita’ di capo clan, per ottenere degli aiuti su vicende personali come far abbandonare, a un inquilino, l’appartamento locato, o mediare con i ladri di una vettura che avevano effettuato il cosi’ detto cavallo di ritorno o, infine, convincere un debitore a pagare. “Tutte vicende significative ed emblematiche della circostanza che la popolazione di Cavano riconosceva in Gallo l’attuale reggente del clan operante su quel territorio”, conclude.

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