Musica: 20 anni senza Roberto Murolo, regalò a Napoli la sua identità

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Vent’anni fa ci lasciava Roberto Murolo, uno dei più importanti personaggi della storia della canzone napoletana. Se oggi esistono progetti musicali in dialetto partenopeo, lingua forse sarebbe piu’ corretto dire, come Nu Genea o Geolier, che stanno spopolando, ognuno nel proprio settore, dando nuova vitalità e visibilità alla musica napoletana, tanto si deve a questo cittadino di via Cimarosa 25, che leggenda vuole si fermasse spesso a salutare dalla finestra i turisti di passaggio verso San Martino ma che non fosse capace di rinunciare al riposino post pranzo; tant’è che quando Sophia Loren, già ampiamente diventata la diva universalmente riconosciuta, si trovava da quelle parti, sul set di “Immacolata e Nunziata” di Lina Wertmuller, e desiderava porgergli un saluto, lui la accolse con un “Fate presto, piccere'”.

Murolo nasce a Napoli il 19 gennaio 1912, anche se la nascita viene registrata quattro giorni più tardi, il 23, penultimo dei sette figli di Lia Cavalli e del poeta Ernesto Murolo, a sua volta figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta e dunque fratellastro di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo. Dal dopoguerra al 1960 e’ indubbiamente uno dei protagonisti della Napoli che suona insieme a Sergio Bruni (tra pochi mesi il ventennale della sua scomparsa) e Renato Carosone, forse di quel gruppo il piu’ fortunato e noto.

Ma fu Murolo a far accadere tutto, prima di tutto con il Mida Quartet, progetto ispirato agli americani Mills Brothers, con un repertorio di canzonette ritmate, tra avanspettacolo e cabaret, che prevedeva insieme a lui sul palco Enzo Diacova e Alberto Arcamone alle trombe e Amilcare Imperatrice al contrabbasso; con loro Murolo trascorrerà otto anni, dal 1938 al 1946, sbarcando il lunario tra teatri e locali in Germania, Bulgaria, Grecia, Ungheria e Spagna, proponendo un repertorio internazionale e di canzoni italiane. Al ritorno in patria, siamo cosi’ nel dopoguerra, inizia la carriera solista con enorme successo, riscrivendo molti classici della canzone napoletana adattandoli al suo stile simil crooner e concedendosi anche qualche licenza cinematografica.



    Un successo clamoroso che però rischia di infrangersi il 26 ottobre 1954, quando viene arrestato a Fermo con l’accusa di corruzione di minore; sarà condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione ma in realtà resta in carcere fino al processo d’appello, svoltosi a porte chiuse il 25 marzo 1955, che gli ridurrà la pena a 11 mesi con il beneficio della condizionale, determinandone l’immediata scarcerazione ma anche una grande amarezza che lo porterà a riflettere sulla propria carriera, lui che si è sempre dichiarato innocente.

    Ma non può, Murolo in quegli anni risveglia un gigante assopito dal tempo, dalle novità musicali che piano piano conquistano lo stivale, i primi accenni di esterofilia, proponendo una rilettura perfetta della poetica che da sempre riverbera tra i vicoli della sua Napoli e tradotta, come pochi luoghi del mondo possono vantare, in una musica che riflette i connotati di un’intera città, della sua storia e della storia di chi la abita. Murolo incide, a partire dal 1969, quattro album monografici intitolati “I grandi della canzone napoletana”, dedicati ai poeti Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo, Libero Bovio ed E. A. Mario e, a meta’ degli anni settanta, interrompe l’attività discografica, ma non quella concertistica. In realta’ in occasione del suo ottantesimo compleanno esce “Ottantavoglia di cantare” (siamo nel 1992), dove compaiono i duetti “Don Raffae'”, con Fabrizio De Andre’, che aveva interpretato “La nova gelosia” nel suo album “Le nuvole” (1990) dopo averne ascoltato la versione di Murolo; e “Cu’ mme”, con Mia Martini su testo di Enzo Gragnaniello, dove il timbro baritonale di Murolo si fa insolitamente piu’ profondo.

    In quel disco interpreta anche “Cercanno ‘nzuonno”, ancora con Gragnaniello, “Na tazzulella ‘e cafe'” con Renzo Arbore e “Basta ‘na notte” con Peppino Di Capri. Nel 1993 il trio Murolo, Martini e Gragnaniello incide l’album “L’italia è bbella”, titolo della canzone di Carlo Faiello con cui Murolo si esibisce quell’anno al Festival di Sanremo; quello è anche l’anno di un’esibizione storica al Concertone del Primo Maggio di Roma, in duetto con Fabrizio De Andre’.

    Il 26 gennaio 1995 viene nominato, dal Presidente Oscar Luigi Scalfaro, grande ufficiale della repubblica per i suoi meriti artistici; a questa onorificenza si aggiunge, il 23 gennaio 2002, la nomina a Cavaliere di gran croce, conferita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.

    Ma il riconoscimento più importante arriva forse nel 2002, sul palco del Teatro Ariston di Sanremo, sono le giornate del Festival e Pippo Baudo, direttore artistico e conduttore, decide di omaggiare Murolo con il premio alla carriera.

    Di riconoscimenti di questo tipo, provenienti dal proprio ambiente, quello musicale, Murolo non ne riceverà tantissimi, certamente meno di quanti ne avrebbe meritati un artista che ha risvegliato l’anima musicale della propria città, e regalandole così quasi una nuova identità, riconoscibile e definitiva.


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