Francesco Guadagnuolo in dieci ritratti, uno per ogni anno, ricorda il Pontificato di Papa Francesco

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Il Maestro Francesco Guadagnuolo, apprezzato rappresentante dell’arte contemporanea, annessa alla base della capacità creativa di ispirazione cristiana, ha compiuto quale omaggio al Papa, non occasionalmente, dieci ritratti, uno per ogni anno, nell’arco dei dieci anni di Pontificato del Santo Padre.

Si tratta dei dieci ritratti di Papa Francesco eseguiti da Guadagnuolo che trattano il progetto artistico-culturale in dieci frasi: ”Testimoni del nostro Tempo”.
Personalità del mondo culturale, politico e religioso rendono testimonianza, a vantaggio dei giovani di oggi, della vita, dell’opera e dell’insegnamento di alcuni tra i più noti personaggi della Chiesa e del mondo cattolico che più hanno inciso negli avvenimenti e nella storia del ventesimo e ventunesimo secolo. Infatti, questa collezione è dedicata a Papa Francesco per i giovani del Terzo Millennio.

1. Ha condotto la Chiesa Cattolica accanto ai più deboli e indifesi della società.
2. Il suo impegno nei sottoborghi dimenticati incrementa in opposizione alla miseria offrendosi ai popoli e agli immigrati che vengono rifiutati.
3. É andato a trovare i luoghi più disparati del Pianeta, dove gruppi religiosi minoritari non sono considerati e sono maltrattati senza alcun diritto.
4. Ha sostenuto l’ambiente e difeso la natura del Creato attraverso l’Enciclica Laudato Sì.
5. Un vero pastore sempre vicino al prossimo indigente, che diventa modello di solidarietà.
6. Ha dato prova di attenzione per l’occupazione: “Il mondo del lavoro è una priorità umana. E pertanto, è una priorità cristiana, una priorità nostra, e anche una priorità del Papa”.
7. É un campione di responsabilità umanitaria per tutto il genere umano.
8. Attento alla pace e al rigetto di qualsiasi guerra.
9. Ad un anno dal conflitto Russia e Ucraina, non perde la possibilità per esprimersi delle afflizioni dei cittadini, degli esiliati, particolarmente donne e bambini.
10. Otto anni prima della guerra in Ucraina ha parlato di “Terza Guerra Mondiale a pezzi” ampliato a mezzo mondo, con conflitti che implicano decine di migliaia di popoli.

    Già con il primo ritratto a Papa Francesco appena eletto il pittore Francesco Guadagnuolo, ha voluto richiamarsi alla prima omelia, nell’approssimarsi della Pasqua “Camminare con la croce di Gesù” queste parole espresse da Papa Francesco avevano colpito la sensibilità del noto pittore che ha realizzato l’opera. La prima cosa che appare nel ritratto è il volto, Guadagnuolo ha delineato con poche pennellate scarne un volto umile, discreto, ma nello stesso tempo deciso nel segno grafico, com’è apparso affacciandosi la prima volta dalla Basilica Vaticana dopo la Sua elezione a Pontefice.

    Colpisce il colore luminoso da un forte segno, profondo che arriva all’anima. Lo sfondo ci sorprende per i diversi colori che passano dall’arancio al verde che fanno pensare alla natura del creato, che va tutelata e custodita, secondo le stesse parole del Pontefice. Gli occhi profondi emanano bontà e tenerezza. Nella sua vita, Papa Bergoglio, ha dato aiuto ai disagiati, agli oppressi, è sempre stato al fianco degli umili, oggi un Papa pastore a fianco della sofferenza e della povera gente.

    Auguriamo a Papa Francesco attraverso i dieci ritratti, dai colori mediterranei del siciliano Francesco Guadagnuolo, che il Suo Pontificato consolidi la comprensione tra gli uomini e la speranza di ritrovarsi nei veri valori cristiani, favorire l’integrazione dei popoli di culture differenti per arrivare a moderni obiettivi sulla via dell’ecumenismo.

    Recentemente il critico d’arte Diego Gulizia ha scritto: “…Egli è uno dei pochi, se non l’unico, che ha rivoluzionato l’iconografia di quel mondo fatto di ufficialità e celebrazioni, di ritrattistica impettita e finto pauperismo, di aulicità teatrale e sacralità liturgica. Nelle sue opere ha saputo cogliere la debolezza umana, che è presente anche nei grandi testimoni del nostro tempo, i momenti di sconforto e di sofferenza vera, la profonda umanità e la debolezza dell’esistenza sorretta e sostenuta da una profonda fede che di fronte agli strali dell’esistenza regge e non vacilla.

    Egli è sempre lì, come un reporter, con il suo tratto veloce a cogliere ora l’ammanco e ora il sorriso, ora lo slancio gestuale di un’anima che dona se stessa al mondo e ora la contrazione di un corpo consunto che cerca nelle proprie membra stremate l’ulteriore forza per compiere la propria missione.

    Guadagnuolo è lì, a testimoniare con le sue opere l’ufficialità e la riservatezza, la celebrazione e la preghiera intima, testimone di un tempo ove la Chiesa, che per un verso continua ad abbottonarsi il doppiopetto, dall’altro si presenta nella sua veste logorata dalle problematiche del nostro tempo guidata da uomini che non hanno voluto nascondere al mondo le proprie umane debolezze… Diego Gulizia”.


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