Camorra, Salvatore Lausi tentò di vendere la casa per pagare i Mazzarella

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Sapeva che il clan non lo avrebbe perdonato e cosi’ ha chiesto alla madre di vendere la casa “facciamo 50 milioni e iniziamo a darglielo. Firmiamo tutti e vendiamo”.

E poi: “Come devo risolvere, mi devono ammazzare solamente adesso”, commentava al telefono con i suoi familiari Salvatore Lausi, il cassiere dei Mazzarella ucciso dal suo clan, il 6 ottobre del 2002. Un buco di 100 milioni di lire e un agghiacciante retroscena: “Mi ammazzano”.

Le telefonate sono nell’ordinanza dal gip Giovanni Vinciguerra, del Tribunale di Napoli che su richiesta della Dda  ha disposto tre misure cautelari nei confronti dei due mandanti e di uno degli esecutori materiali, rispettivamente i boss Vincenzo e Michele Mazzarella e l’allora neo 18enne Salvatore Barile.

    Camorra, Salvatore Lausi voleva pagare il debito per evitare di essere ucciso

    “Vediamo di racimolare i soldi. Vendo la modo e facciamo 10 milioni – suggerisce il cognato di Lausi – ti hanno fatto un bel trucchetto… te lo hanno fatto proprio grosso”. Poi i due ipotizzano chi possa essere il ladro. E il cognato accusa il marito dell’altra sorella: “E’ stato sicuro lui”. 

    E la sorella, per trovare chi se li era presi, chiese addirittura lumi a una cartomante. L’ordinanza, per i fatti che riporta e i colpi di scena che riserva, sembra la sceneggiatura di un film sulla camorra. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli, coordinati dalla Dda, hanno scoperto che uno dei killer, Ciro Giovanni Spirito, morto suicida in carcere, con i soldi presi per quell’omicidio comprò una Honda Transalp, moto in voga all’epoca.

    Facendo luce sul cold case emerge anche un identikit più preciso di Marianna Giuliano, figlia dello storico boss di Forcella, Luigi, da anni pentito moglie di Michele Mazzarella, considerato uno degli elementi apicali dell’omonimo clan.

    Marianna, una “sangue blu”, erede di una camorra antica, viene definita un vero e proprio “boss in gonnella” da un “pentito”, una donna che prendeva decisioni infischiandosene del reggente di allora ma portando sempre massimo rispetto al marito, per il quale faceva l’ufficiale di collegamento.

    Lausi, dopo avere scoperto il furto, sapeva che la vicenda gli sarebbe potuta costare la vita. Lo evidenziano le telefonate intercettatte dai carabinieri, in cui parla con la madre e il cognato. Proprio a quest’ultimo dice affranto: “Come devo risolvere… mi devono ammazzare solamente adesso…”.

    Ma quell’omicidio, che i vertici dei Mazzarella volevano tenere segreto, stava per innescare addirittura una guerra con i rivali di sempre, l’Allenza di Secondigliano.

    L’omicidio di Salvatore Lausi, il cassiere del clan Mazzarella ritenuto responsabile di un ammanco da 100 milioni di lire, stava per innescare una guerra tra i Mazzarella e i loro acerrimi nemici dell’Alleanza di Secondigliano.

    A rivelarlo ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Napoli è stato Giuseppe Misso, collaboratore di giustizia, all’epoca tra i vertici dell’omonimo clan che era alleato del clan Mazzarella. Il clan Misso non sapeva chi avesse ucciso Lausi. Sapeva solo che era assassinato nel “loro” territorio.

    Un atto grave che poteva essere stato commesso dall’Alleanza di Secondigliano la quale, per compierlo, si era spinta troppo oltre, aveva addiruttura sconfinato. Fu per questo motivo che Giuseppe Missi (zio quasi omonimo di colui che ha rilasciato le dichiarazioni agli inquirenti su questi fatti, appresi “de relato”) decise di convocare Gennaro Mazzarella (fratello di Vincenzo) per chiedere spiegazioni.

    Gennaro, inizialmente, negò il coinvolgimento, e Missi rispose che quindi bisognava attaccare l’Alleanza di Secondigliano (tuttora rivale dei Mazzarella). E così, davanti al pericolo di innescare una guerra, Gennaro Mazzarella si vide costretto a rivelare che il cassiere era stato ucciso da un loro affiliato, animato però da autonoma iniziativa, cioé senza il consenso dei vertici.

    Solo successivamente, consapevole che le sue bugie sarebbero potute costare la vita del killer (indicato nella persona di Ciro Giovanni Spirito, ma del commando fecero parte anche Salvatore Barile e Vincenzo De Bernardo), Gennaro Mazzarella chiese a Missi di accantonare i suoi propositi di vendetta, per evitare che mettesse fine alla loro alleanza.



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