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Parte la petizione: lo stato paghi le bollette

E nei prossimi mesi – avverte l’Arera – i rialzi continueranno, principalmente per colpa del conflitto in Ucraina e della speculazioni finanziaria.

    Parte la petizione: lo stato paghi le bollette. E nei prossimi mesi – avverte l’Arera – i rialzi continueranno, principalmente per colpa del conflitto in Ucraina e della speculazioni finanziaria.

    I prezzi di luce e gas hanno raggiunto livelli mai visti prima. Famiglie e imprese stanno ricevendo bollette con rincari insostenibili – fino a 1200% per le aziende e i rialzi continueranno in inverno.

    E’ insostenibile, le imprese chiuderanno e le famiglie come faranno a scaldarsi? TPI chiede allo Stato di farsi carico del 50% delle bollette e soprattutto tassare al 100%gli extra-profitti delle compagnie energetiche e non solo del 25% come fatto fino ad ora.E nei prossimi mesi – avverte l’Arera – i rialzi continueranno, principalmente per colpa del conflitto in Ucraina e della speculazioni finanziaria.

    La situazione è estremamente grave: siamo di fatto in un’economia di guerra. Le famiglie quest’anno spenderanno in media 1.231 euro in più per le utenze domestiche, mentre secondo Confartigianato 881mila piccole imprese rischiano di chiudere, lasciando senza lavoro 3,5 milioni di persone.

    Come ha osservato Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, un intervento compensativo dello Stato è “indispensabile”.

    I provvedimenti messi in campo finora dal Governo – dall’azzeramento degli oneri ai crediti d’imposta – hanno alleviato solo in minima parte l’onda d’urto del caro-bollette. Ma dalla scorsa estate si è registrata una nuova impennata dei prezzi che ha reso quelle misure del tutto insufficienti.

    Molti cittadini e imprenditori non riescono più a pagare. Di fronte ai rialzi monstre di questi ultimi mesi serve quindi un intervento più deciso: chiediamo allo Stato di farsi carico del 50% degli aumenti su luce e gas. Ne va della tenuta del nostro sistema economico e sociale, come fu per gli aiuti pubblici durante le fasi più difficili della pandemia.

    Secondo la Cgia di Mestre, un intervento di questa portata costerebbe circa 35 miliardi di euro entro la fine dell’anno. Per limitare l’impatto sulle casse statali, e dunque sul debito pubblico, si potrebbe cominciare andando a colpire gli extraprofitti realizzati dalle società energetiche.

    Sì, perché se la maggioranza di famiglie e imprese sono in ginocchio, l’altra faccia della medaglia è che ci sono aziende che con il caro bollette si stanno arricchendo a dismisura. Eni, ad esempio, nei primi sei mesi del 2022 ha realizzato 7,4 miliardi di euro di utile (l’anno scorso, nello stesso periodo di tempo, l’utile era stato di 1,1 miliardi).

    Il Governo Draghi ha introdotto una tassa del 25% sugli extraprofitti di queste aziende, ma la norma è stata scritta male – il prelievo è calcolato sull’imponibile Iva anziché sul differenziale di utile – e molte compagnie si stanno rifiutando di pagare: degli 11 miliardi di euro attesi entro fine anno, per ora lo Stato incassato solo 2 miliardi.

    Per finanziare almeno in parte un intervento pubblico più deciso contro il caro-bollette si potrebbe, da un lato, aumentare la tassazione sugli extraprofitti dal 25 al 100% e, dall’altro, riscrivere la norma applicando il prelievo sull’effettiva differenza fra l’utile di quest’anno e quello dell’anno passato. Si tratta di una norma di equità: perché i profitti realizzati da queste aziende non derivano da una loro migliore performance sul mercato ma da fattori esterni come la guerra e la speculazione finanziaria.

    L’aiuto statale sui rincari delle bollette potrebbe essere modulato in modo da favorire le famiglie con redditi più bassi e, fra le imprese, quelle più energivore e quelle che in seguito alla stangata sarebbero più esposte al rischio chiusura. Inoltre, l’intervento potrebbe essere modulato in modo da incentivare, per chi se lo può permettere, la riduzione dei consumi. Una questione ancora sottovalutata, infatti, è quella degli approvvigionamenti di gas: se le forniture dalla Russia dovessero andare riducendosi ulteriormente, si renderebbe inevitabile nei prossimi mesi un razionamento energetico. Ecco perché se conteniamo la domanda oggi, potremo avere più risorse domani.

    Ci aspetta un autunno/inverno molto difficile e non c’è tempo da perdere: per firmare la petizione clicca qui: https://www.change.org/p/lo-stato-paghi-gli-aumenti-delle-bollette/

     

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