Naufragio Concordia, la Corte europea: “No al ricorso di Schettino”. La condanna è definitiva

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Disastro Concordia: nessuna revisione del processo, la condanna per l’ex comandante Francesco Schettino è definitiva.

La corte europea dei diritti dell’uomo ha respinto il ricorso dell’ex comandante che lamentava una ‘iniquità’ nel processo che si è celebrato in Italia per il naufragio del 13 gennaio 2012 nel quale morirono 32 persone.

Diventa, dunque, inappellabile e definitiva la condanna a 16 anni di reclusione sulla quale si è espressa la Corte di Cassazione.

    Schettino – attraverso i suoi avvocati Saverio Senese, Pasquale De Sena, Paola Astarita, Irene Lepre e Donato Staino – aveva presentato un ricorso alla corte Europea per chiedere una revisione del processo nel marzo del 2018 per presunte violazioni dei diritti dell’imputato nel processo in Cassazione, conclusosi nel maggio del 2017.

    L’ex comandante della Costa Concordia dovrà finire di scontare i 16 anni di reclusione che gli sono stati inflitti per omicidio colposo plurimo, naufragio colposo, lesioni colpose plurime, abbandono nave, false comunicazioni. La nave da crociera nella notte del 13 gennaio 2012 finì contro uno scoglio all’isola del Giglio al largo della Toscana dove Schettino avrebbe dovuto fare il famoso ‘inchino’, cioè passare in prossimità della costa per salutare chi è sulla terraferma. Una manovra azzardata che l’ex comandante non riuscì a gestire finendo sullo scoglio.

    Tragici i momenti successivi all’impatto. Schettino fu tra i primi ad abbandonare la nave e a mettersi in salvo lasciando gran parte dei passeggeri in balia del loro destino. Nel corso del processo sono emerse le gravi responsabilità dell’ex comandante sulla gestione dell’emergenza ma anche la grave condotta prima dell’impatto.

    Ora anche la Corte Europea si è espressa in merito alla richiesta di revisione del processo. Secondo il Tribunale sovranazionale non c’è stata nessuna violazione e nessuna iniquità processuale nei confronti dell’imputato.


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