Torre del Greco, caccia alle 2 donne del liquido urticante

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Torre del Greco. È caccia alla due donne che due giorni fa hanno aggredito con liquido urticante la 53enne C.M., collaboratrice in alcuni studi medici e molto impegnata nel sociale.

La donna che ha presentato una denuncia ai carabinieri continua a chiedersi il perché di quel gesto.Lo ha fatto davanti alle telecamere della Rai. ”Vorrei solo capire il perché? Perché sono al centro dell’attenzione: forse perché faccio troppo bene il gratuito?” Sono le domande che si pone la donna.

Il liquido urticante che l’ha colpito in faccia le ha procurato una ”dermatite da caustici con severo edema del volto e dolorosa congiuntivite” giudicata guaribile in quindici giorni.



    Lei, come ha raccontato ai militari dell’Arma, era in via Vittorio Veneto, all’altezza dell’incrocio con via Circumvallazione, quando una macchina di colore grigio si e’ accostata e la donna al volante le ha fatto un gesto: ”Un segno, di quelli che si usano per chiedere un’informazione – prosegue la vittima – senza proferire alcuna parola. Mi sono avvicinata, ho notato due signore con la mascherina.

    Quella seduta al lato passeggero mi ha gettato contro un liquido prima che la macchina riprendesse la propria marcia senza che mi venisse urlato contro nulla. In un primo momento ho pensato che si trattasse di acqua sporca. Per questo sono tornata a casa e mi sono lavata il viso insistentemente. Poi ho ripreso l’attivita’ frenetica di tutti i giorni, questa volta con un’amica, alla quale ho raccontato l’accaduto”.

    Il quadro e’ peggiorato nel corso delle ore successive: ”La mia amica mi ha avvisata che notava evidenti gonfiori, in particolare all’altezza degli occhi. Mi sono recata da un’amica dottoressa, che quando mi ha visto ha pensato che fossi stata picchiata. Mi ha consigliato di andare in ospedale, ma al ‘Maresca’ di Torre del Greco ho trovato tante persone al pronto soccorso.

    L’attesa e’ stata lunga, forse c’erano casi piu’ gravi del mio, tanto che e’ poi arrivato un medico amico di famiglia che mi ha prelevato, mi ha effettuato iniezioni di cortisone e mi ha dato degli antistaminici. E’ lui che ha redatto il referto che ho poi consegnato ai militari dell’Arma in sede di denuncia”.

    Alla domanda se abbia qualche sospetto, la donna risponde: ”No, non mi piace averne. Vivo nel sociale, collaboro col Comune e con diverse associazioni: aspetti questi che in passato mi hanno portato a subire minacce telefoniche e sui social. Spesso ho denunciato, altre volte ho preferito cambiare numero, altre volte ancora ho bloccato i contatti molesti. E talvolta ho preferito perfino non rispondere. Forse sbagliando.

    Ecco allora che alle donne dico di denunciare, mentre alle forze dell’ordine chiedo di intensificare i controlli. Sono impegnata anche contro il fenomeno del bullismo tra i minori e non nascondo che a volte, insieme ad altri genitori, ho organizzato delle sorte di ‘ronde’ che ci hanno portato a scoprire giovani che spaventavano e minacciavano ragazzi piu’ piccoli di età”.



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