Napoli, condannato per un diverso capo di imputazione: sentenza confermata in appello

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La Corte di Assise di appello di Napoli, IV Sezione, Presidente Vescia, ha confermato la sentenza di primo grado, emessa dalla Assise, in data 8 febbraio 2019, a carico di L.D.R., di Varcaturo.

Il 50enne, insieme ad una donna, T.M., di Pozzuoli, ed un’altra persona non identificata, furono rinviati a giudizio dinanzi alla Corte di Assise di Napoli perché ritenuti responsabili dei reati di sequestro di persona a scopo estorsivo, e sempre per il primo anche del reato di rapina, in concorso con un’altra persona non identificata.

La vittima, un procacciatore assicurativo, A.D. L., 50enne, di Pozzuoli, stipulò una polizza assicurativa ad un cliente del franchising assicurativo di L.D.R, rivelatasi poi falsa, e stornata il giorno successivo.

    Da qui, a detta del denunciate, fu posta in essere una condotta violenta da parte di L.D.R., in concorso con T. M. ed un’altra persona non identificata, i quali, sempre a detta della vittima, chiesero anche il pagamento di una sanzione amministrativa, conseguenza del sequestro dell’autovettura del cliente in questione, ritenendo il D.L. responsabile per riflesso.

    Da qui la denuncia di D. L. nei confronti delle 3 persone (una non identificata) con il conseguente rinvio a giudizi dinanzi alla Corte di Assise di Napoli.

    Ma i difensori dei due imputati, l’ Avvocato Massimo Viscusi, del foro di Benevento, e l’ avvocato Catena, del foro di Napoli, smantellarono meticolosamente il castello accusatorio messo in piedi dalla procura di Napoli, coadiuvata dai carabinieri di Quarto e di Pozzuoli, mettendo in risalto, e dimostrando, tutte le incongruenze riscontrate nella fase dell’istruttoria dibattimentale.

    In particolar modo con i riscontri tra la querela e le varie sit della vittima con l’analisi delle cellule telefoniche fatte dai carabinieri di Quarto, con le escussioni dei testi della Pubblica Accusa e della Difesa, e con gli esami degli imputati.

    Tanto da convincere anche l’accusa il pm Gloria Sanseverino, che nella sua requisitoria, chiese l’assoluzione degli imputati per insufficienza di prove.

    All’esito delle lunghe arringhe dei Difensori, la T.M. fu assolta a formula piena dal reato di sequestro; mentre il De Rosa fu assolto dal reato di sequestro di persona per scopo estorsivo, mentre il reato di rapina fu assorbito in quello dell’esercizio arbitrario delle proprie funzioni, per il qual motivo fu condannato a nove mesi di reclusione per un diverso capo di imputazione (gli era stata contestata anche la recidiva infraquinquiennale).

    La Corte di Assise di Appello ha confermato la sentenza per il 55enne.
    La Procura Generale ha chiesto la conferma della sentenza di primo grado.
    L’Avvocato Massimo Viscusi ricorrerà in Cassazione.


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