Napoli, la guerra di camorra di Ponticelli: 3 morti, bombe, feriti e stese

A Napoli il tragico bilancio fino ad oggi della nuova guerra di camorra di Ponticelli. Con l'omicidio del 23enne incensurato Carmine D'Onofrio, si è alzato il tiro e ora nessuno si sente più al sicuro

Napoli. Tre morti, alcuni feriti, sei bombe e una lunga serie di stese in cinque mesi: è questo il tragico bilancio fino ad oggi della nuova guerra di camorra di Ponticelli.

L’omicidio del 23enne incensurato Carmine D’Onofrio, ucciso davanti alla compagna incinta, si inscrive in una lunga serie di fibrillazioni in quel quartiere Est della città.

E ora la preoccupazione degli inquirenti ma anche degli stessi cittadini , i tanti che abitano nella zona, è che non finisce qui. Anzi, probabilmente da ora in avanti si assisterà ad una escalation criminale senza precedenti. Una probabile ‘guerra’ di camorra, la settima in meno di dieci anni, da quando cioè gli ultimi boss del clan Sarno si sono pentiti.

D’Onorio è stato ucciso, intorno alle ore 2 di questa notte in via Luigi Crisconio, accanto alla compagna, una ragazzina del quartiere. Non è una vittima qualunque: ha una parentela importante con i vertici del clan camorristico De Luca Bossa, attivo nella zona orientale della città. E’ infatti il figlio illegittimo di Giuseppe De Luca Bossa, attualmente detenuto, e fratello di Antonio De Luca Bossa, detto “Tonino ‘o sicc”, ritenuto vertice del clan. L’omicidio, secondo gli investigatori, sarebbe da inquadrare nelle fibrillazioni che da tempo attraversano gli ambienti criminali nella zona orientale di Napoli.

Secondo gli investigatori la scarcerazione di Marco De Micco, il boss dei famigerati “Bodo”, avvenuta i primi di marzo dopo otto anni di carcere ha riacceso le ostilità con il rinato clan De Luca Bossa del lotto 0 alleatosi con i Casella. Lo scorso 28 settembre fu fatta esplodere una bomba sotto casa di De Micco in via Piscettaro, luogo distante poche centinaia di metri dall’omicidio di oggi. In quella occasione rimasero feriti in maniera lieve mamma e figlio di pochi anni, colpiti dalle schegge dei vetri andati in frantumi con la deflagrazione dell’ordigno.

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L’agguato sarebbe la risposta al raid costato la vita, il 12 agosto, a Salvatore De Martino, 46 anni, boss indiscusso dei De Luca Bossa, ucciso nel suo quartiere generale, in via De Meis. Questo delitto a sua volta fu la risposta a quello costato la vita il 15 marzo a Giulio De Martino, ragazzo di 20 anni, vicino ai De Martino soprannominato gli XX, per i tatuaggi con le due consonanti, sparsi sul corpo. Era il messaggio chiaro lanciato a Marco De Micco, scarcerato una settimana prima.

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E ora l’omicidio di De Luca Bossa: un segnale chiaro ed inequivocabile che la guerra di camorra da ora in poi non guarderà più in faccia a nessuno. Anzi sono proprio i vertici delle famiglie criminali in lotta i primi a doversi sentire in pericolo.

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Pubblicato da
Rosaria Federico

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