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Cronaca Giudiziaria

Formiche sulla paziente, annullata sospensione a infermieri

Formiche sulla paziente, annullata la sospensione a tre infermieri. Asl condannata per la sospensione del personale dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli nel 2017


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Formiche sulla paziente non fu colpa degli infermieri

Formiche sulla paziente, annullata la sospensione a infermieri.

L’Asl di Napoli condannata per la sospensione di tre infermieri in servizio la notte del ritrovamento degli insetti su una paziente ricoverata nel Reparto di Medicina del San Giovanni Bosco di Napoli.

Il giudice del lavoro accusa l’Asl per le gravi condizioni igieniche e le carenze strutturali e stigmatizza la decisione dell’ospedale di ricoverare la paziente in gravi condizioni nel reparto piuttosto che in Terapia intensiva.

Un caso nazionale quello del 2018 assurto agli onori della cronaca con le immagini di una paziente ricoverata nel reparto di Medicina dell’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli ritrovata nel letto invaso dalle formiche.

Era il novembre del 2008 e l’Asl Napoli 1 dopo le polemiche e il clamore decise di individuare e colpire i presunti responsabili dell’arrivo delle formiche in reparto.

Tre infermieri in servizio nelle ore in cui la paziente fu ricoverata in quel letto invaso dagli insetti furono destinatari di un provvedimento disciplinare con la sanzione della sospensione di 30 giorni dal lavoro senza retribuzione.

A distanza di tre anni il giudice Roberto De Matteis del Tribunale di Napoli sezione Lavoro ha accolto il ricorso dei tre infermieri che avevano subito il procedimento disciplinare, ritenendo illegittima la sospensione e ha condannato l’Asl a pagare la retribuzione per quei 30 giorni di sospensione dal lavoro.

Il caso. I fatti risalgono al novembre 2018 quando, su segnalazione di un parente di una degente ricoverata presso l’unità operativa di medicina dell’Ospedale San Giovanni Bosco di Napoli, veniva riportato alla ribalta nazionale il caso di un ospite del nosocomio che era stata ricoperta improvvisamente da un “esercito” di formiche, mentre era a letto.

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L’azienda Sanitaria inviò immediatamente una contestazione di addebito ai tre infermieri che erano impiegati nel turno notturno in cui si verificò
l’evento.

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Nel ricorso presentato al giudice del lavoro i tre infermieri hanno sostenuto di non avere responsabilità per quanto accaduto quella notte. Il giudice De Matteis ha accolto il ricorso ritenendo che non sia stata provata la negligenza del personale che avevano adempiuto ai loro obblighi.
Nella sentenza pubblica il 2 luglio scorso, invece, si fa riferimento alle gravi carenze strutturali, igieniche e di manutenzione della struttura ospedaliera napoletana. Il giudice stigmatizzava l’inadeguatezza clinica ed assistenziale nei confronti della paziente ricoverata presso il reparto di medicina, anziché nell’unità operativa di terapia intensiva, viste le sue precarie condizioni di salute.

Formiche, annullata sospensione agli infermieri

I tre infermieri sono stati seguiti legalmente dall’avvocato Domenico de Angelis del sindacato Nursind che ha seguito il giudizio.
Marco Esposito, segretario territoriale del NURSIND di Napoli dichiara: “E’ una sentenza fondamentale per quel che concerne la tutela della professione infermieristica, nella fattispecie coinvolta in un assurdo carico di responsabilità della politica regionale e della direzione dell’azienda Asl Napoli 1”.
Particolarmente soddisfatto per l’esito del giudizio, l’avvocato evidenzia come la sentenza ha demolito l’assurdo teorema dell’azienda, secondo il quale, per mera presunzione, si riteneva che l’invasione delle formiche fosse addebitabile alla mancata sorveglianza della paziente da parte degli infermieri, ciò contrastando con l’attività di reale competenza dello specifico profilo professionale di tali lavoratori, che peraltro operano in condizioni di particolare precarietà organizzativa, non disponendo l’azienda in organico
neppure delle figure ausiliarie e di supporto.

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Avellino e Provincia

Abusò di una disabile in provincia di Avellino: arrestato dopo 6 anni

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avellino disabile

Avellino. Nel 2015 insieme con un complice avvicino’ una donna con disabilita’ intellettiva invitandola, con un pretesto, a salire a bordo della loro auto. I due pero’ la portarono in una falegnameria e abusarono di lei. La donna pero’, riusci’ a scappare e a chiedere aiuto.

I due responsabili furono arrestati ma, una volta scarcerati, sparirono. Ieri l’uomo, un cittadino rumeno di 44 anni, e’ stato individuato e arrestato dai Carabinieri della Compagnia di Aurisina (Trieste) che hanno eseguito un ordine di carcerazione nei suoi confronti emesso dalla Procura della Repubblica di Avellino. L’uomo, infatti, fu condannato a una pena di sette anni di reclusione per violenza sessuale.

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L’uomo e’ stato individuato a bordo di un pullman di linea. Arrestato, al termine delle formalita’ di rito e’ stato portato nel carcere del Coroneo, a Trieste.

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Cronaca Giudiziaria

Tragedia di Rigopiano, 17 imputati chiedono lo sconto di pena

Processo a rischio prescrizione per il disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola in cui morirono 29 persone nel 2017: al via l’udienza preliminare, scontro su perizie e incidente probatorio

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Pescara. Disastro di Rigopiano: 17 imputati chiedono il rito abbreviato.

Quasi tutti i 25 imputati nel processo che si è aperto dinanzi al Gip Gianluca Sarandrea del Tribunale di Pescara chiedono di essere giudicati con il rito abbreviato. A oltre tre anni dalla tragedia del 18 gennaio 2017 in cui morirono 29 persone si è aperto ieri il processo. Diciassette, fino ad ora, gli imputati che hanno chiesto di essere giudicati con rito abbreviato tra questi ci sono anche l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e l’ex presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco. Ad oggi sono 4 o 5 gli imputati che non hanno chiesto l’abbreviato, tra cui l’ex sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta.

La richiesta potrà comunque essere formalizzata anche successivamente, ossia fino a quando non siano formulate le conclusioni dalle parti. Il giudice ha poi annunciato che nominerà un collegio di periti per cercare di dirimere la questione riguardante l’origine della valanga che seppellì l’Hotel Rigopiano. Questo perchè gli accertamenti peritali prodotti dall’accusa e dalle difese sono tra loro del tutto contrastanti sul punto. E’ stato invece respinta la richiesta dell’ex sindaco Lacchetta di incidente probatorio per stabilire se potesse sussistere o meno una prevedibilità storica o scientifica delle valanghe sull’area in cui è stato costruito l’albergo.

Il processo è stato rinviato al 17 settembre in prosieguo.

“L’udienza ha finalmente prodotto un risultato. La decisione di respingere la richiesta di incidente probatorio ha sostanzialmente obbligato le difese ad anticipare le loro richieste di riti alternativi per cercare di recuperare in qualche modo la possibilità di avere perlomeno in sede di discussione di rito abbreviato una perizia. Il giudice ha già annunciato che con l’ammissione del rito disporrà un super collegio peritale al quale affiderà tutta una serie di quesiti. L’avvocato Alessandra Guarini, che assiste i figli dei coniugi Caporale e i genitori di Ilaria De Biase nel processo per la strage di Rigopiano, ha commentato così il passo in avanti segnato nell’udienza di ieri, con il respingimento di una richiesta di incidente probatorio che definisce “quasi lunare e nemmeno argomentata dalle difese” e le richieste di riti alternativi da parte di 17 imputati. “La filosofia del giudice è stata vincente perché – aggiunge – giustamente, come gup tenuto a vagliare la qualità degli elementi probatori del pubblico ministero ai fini del processo, ha detto di non ravvisare alcuna necessità di un simile approfondimento, peraltro in assenza di concreti elementi per ritenere non rinviabile l’assunzione della prova. La perizia si farà, ma finalmente nell’ambito del processo, senza bloccare l’udienza preliminare”.

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Si sblocca, dunque, il processo che dovrà stabilire eventuali responsabilità per la morte di 29 persone. Tra un mese il procedimento però potrebbe di nuovo rallentare. Il prossimo 17 settembre si tornerà in aula perché il gup ha annunciato che in quella data nominerà un collegio di periti per una nuova consulenza. Il collegio prenderà infatti alcuni mesi e il processo si fermerà nuovamente. È questo il timore manifestato anche dall’avvocato Romolo Reboa che rappresenta nel procedimento diverse famiglie delle vittime insieme al team di avvocati Reboa law firm. “Il giudice nominerà dei propri consulenti e questa consulenza avrà validità solo e semplicemente ai fini di stabilire se rinviare o meno a giudizio oppure con riferimento alle posizioni di coloro i quali hanno chiesto il giudizio abbreviato che sono quasi tutti gli imputati – ha aggiunto Reboa – Il 17 settembre il giudice ammetterà una perizia per avere una sua informativa, con dei suoi consulenti, su quello che sono state le cause della valanga”. L’avvocato spiega le ‘sottigliezze processuali’ e il valore dell’incidente probatorio, che avrebbe avuto valore anche nel futuro per il dibattimento, mentre la perizia che “ha valore limitatamente al giudizio abbreviato o alla decisione se rinviare o meno a giudizio certi imputati”. Per le richieste di rito alternativo 17 imputati su 25 hanno scelto il rito abbreviato. Gran parte degli avvocati sono convinti che il processo sia istruito al punto da discutere, nel merito, con quello che c’è nel fascicolo delle indagini preliminari integrate dalle consulenze tecniche depositate. “Abbiamo avuto la formalizzazione delle richieste dei riti alternativi” ha detto l’avvocato del Comitato vittime di Rigopiano, Niccolò Baldassare. Mancata realizzazione della carta valanghe, presunte inadempienze per sgombero delle strade di accesso all’hotel e il tardivo allestimento del centro di coordinamento dei soccorsi, sono questi alcuni degli aspetti che verranno approfonditi nel corso del processo. I reati ipotizzati a carico dei 25 imputati (24 persone ed una società, soggetto giuridico), a vario titolo, vanno dal crollo di costruzioni o altri disastri colposi, all’omicidio e lesioni colpose, all’abuso d’ufficio e al falso ideologico. Alcuni dei reati sono a rischio prescrizione.

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