Arrivano gli ispettori in carcere

Arrivano gli ispettori in carcere a Santa Maria Capua Vetere, spunta la mattanza al biliardino e nuovi video delle violenze della Penitenziaria

Arrivano gli ispettori in carcere, spunta la mattanza al biliardino.

Arrivano gli ispettori inviati dalla Ministra Marta Cartabia dopo il provvedimento cautelare della Procura di Santa Maria Capua Vetere, spuntano i video delle botte ai detenuti mentre giocano a biliardino.

Detenuti presi alla sprovvista, picchiati con i manganelli mentre stanno giocando a biliardino. La festa degli agenti dopo le violenze e l”operazione pulizia’ nel Reparto Nilo. Ancora immagini choc registrate nell’aprile del 2020 dalle telecamere del carcere.

Decine di operatori della Penitenziaria che accerchiano uno o due detenuti per volta. In alcune circostanze, piu’ agenti si concentrano contemporaneamente su un’unica vittima. I detenuti piegati dalla paura, lcon e mani in testa nel tentativo di parare i colpi vengono fatti passare alla gogna. Immagini, durissime. E poi dopo le botte sulle chat degli agenti della penitenziaria il vanto perchè ‘Operazione pulizia, non si e’ salvato nessuno’.

Per far luce su quanto accaduto, ieri nel carcere di Santa Maria Capua Vetere sono arrivati gli ispettori del ministero della Giustizia. Un’ispezione amministrativa per analizzare quanto accaduto il 5 aprile, durante la rivolta dei detenuti, e il giorno successivo, quando per gli inquirenti sarebbero avvenute le presunte violenze ai danni dei prigionieri.

L’obiettivo è cercare di capire eventuali intoppi e cosa non ha funzionato nella catena di comando in quei giorni, quando la direttrice Elisabetta Palmieri era assente per motivi di salute. Nei giorni successivi alle 52 misure cautelari, la ministra della Giustizia Marta Cartabia, con il capo del Dap, chiesero una verifica approfondita sull’intera catena di informazioni e responsabilità. “Ben venga la visita ispettiva del ministero, anche se è un po’ tardiva. Tutto questo caos doveva essere gestito all’inizio, non dopo 14 mesi. Questo ha aumentato i dubbi, le perplessità. Come ad esempio la sospensione delle persone indagate, presenti quel giorno ma che per gli inquirenti non sono coinvolti in modo attivo nei fatti. Intervenendo all’epoca, già si sarebbero potuti sgombrare dubbi che danno spazio a ricostruzioni fantasiose. Se fossero state disposte verifiche già lo scorso anno, oggi avremmo già delle risposte”. Ha commentato Emilio Fattorello, segretario nazionale del Spp e responsabile della Campania, all’arrivo degli ispettori nel carcere sammaritano.

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Il Spp ha chiesto le dimissioni del garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello: “Alla nostra richiesta di abbassare i toni per consentire alla magistratura di lavorare in serenità, si risponde con una conferenza stampa dai toni allarmistici che non rispondono alla verità dei fatti accaduti. Ciambriello dovrebbe spiegare come fa a dire certe cose, come se avesse avuto accesso ai filmati, un’eventualità impossibile”, ha dichiarato il segretario generale del Spp Aldo Di Giacomo in una nota, criticando le dichiarazioni in merito alla presenza di presunti video dei pestaggi ancora più raccapriccianti in possesso della procura.

Gli interrogatori. Anche ieri sono proseguiti gli interrogatori che si concluderanno oggi. Ha negato ogni responsabilità il comandante degli agenti di polizia penitenziaria, Gaetano Manganelli, agli arresti domiciliari e sospeso dal servizio, che secondo l’accusa è tra gli organizzatori ed esecutori materiali delle violenze nel reparto Nilo. Difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato, ha respinto ogni accusa nel corso dell’interrogatorio di garanzia del gip Sergio Enea il quale, lo scorso 28 giugno, ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari.

Manganelli ha detto di non essere stato tra coloro che hanno “gestito, diretto e organizzato” la perquisizione e ha fatto presente al giudice di non essere mai ripreso nei video. E’ stato ascoltato anche un altro indagato, Angelo Iadicicco, che invece, come molti altri agenti coinvolti nell’inchiesta, ha deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere.


Di Redazione

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