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In Piazza Plebiscito la sala del tè del Gran Caffè Gambrinus ospiterà ‘Il Salone del Libro OFF‘ a cura di Rogiosi Editore

 

Giovedì 1 luglio, alle ore 17-18: “Come un gambero ribelle” di Moira Lilli. Protagonista del racconto è Sasi, un ragazzo di dodici anni. Un alunno di seconda media, che deve fare i conti con un difficile processo di crescita e una storia personale complessa in una città, Napoli, dolce e amara. La scuola e, in particolare, un’insegnante, diventeranno ponte tra la condizione individuale e la realtà sociale, veloce, mutevole, articolata.

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Gran Caffè Gambrinus/foto dal web

Ore 19-20: “Il merito del mezzo”  di Franco De Luca. Un ragazzo enigmatico, introverso e con doti speciali, un commissario stanco di vivere, un fotografo esuberante e un’affascinante nobildonna, un muratore che affronta il boss del quartiere, un senatore generoso e preso d’amore per la moglie, un musicista tormentato dal successo di una sua canzoncina puerile. Sono solo alcune delle molte tessere che formano un mosaico policromo e preciso.

Venerdì 2 luglio, alle ore 17-18: “Vesuviana State of mind” di Giovanni Mastrurzo. Vesuviana State of Mind – Guida semiseria al treno più pazzo del mondo nasce dal successo di Circumvesuviana. Guida alle soppressioni e ai misteri irrisolti, pagina Facebook con più di 70.000 seguaci, accompagnata da una pagina Instagram che conta oltre 25.000 followers. Satira dalla linea ferroviaria ‘consacrata’ da Legambiente come la peggiore d’Italia.

Sabato 3 luglio alle ore 17-18: “Fortunato. Storia dell’ultimo tarallaro napoletano dai racconti della figlia Nelly Bisaccia”  di Francesca Saturnino. Fortunato Bisaccia nacque a Napoli nel 1917: figlio di una nobile vedova e di un cocchiere che non lo riconobbe mai. Per sbarcare il lunario, dopo mille lavori, si fece “tarallaro”. De Sica lo volle sui suoi set, Eduardo ci chiacchierava quotidianamente, Pino Daniele lo rese protagonista di una sua canzone. Nel libro, le memorie dell’ultimo tarallaro di Napoli.

Ore 18-19: “Non c’ero mai stato” di Vladimiro Bottone. Ernesto Aloja è un ex editor: ha passato l’intera vita professionale a correggere i romanzi degli altri, dopo aver rinunciato a scriverne in proprio. Da poco è tornato a Napoli, il luogo dei suoi traumi giovanili. Ernesto ne censura il ricordo con gli psicofarmaci e frequentando, stancamente, due amanti che non gli procureranno mai fastidi. Questa routine è spezzata dall’arrivo di un dattiloscritto.

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Ore 19-20: “C’era una (prima) volta” di Claudio Guerrini. Conduttore radiotelevisivo, doppiatore e deejay, Claudio Guerrini, in questo lavoro editoriale trascina il lettore in una girandola di emozioni che solo le favole più belle possono trasmettere: incontri (e lunghe chiacchierate) con Enrico Mentana, Giuliano Sangiorgi, Noemi, Paolo Genovese, Virginia Raggi, Paolo Rossi, Dario Ballantini, Ludovica Pagani, Michele Guardì, Giovanni Malagò, Sandra Milo, Eduardo Montefusco, Francesca Stella.

Domenica 4 luglio, alle ore 17-18: “MafiEuropa” di Amalia De Simone. Watchdog napoletana, giornalista, videoreporter, Amalia De Simone ha raccolto nel suo libro le inchieste realizzate per Corriere.TV. Luoghi in cui Amalia c’è stata e ha raccolto testimonianze sul mondo e gli affari delle mafie italiane in Europa: Paesi Bassi, Germania, Spagna, Londra, Paesi dell’Est, Francia, Malta. La copertina è stata disegnata dall’artista MoraleS.

Ore 19-20: “L’albero dai rami di cuore” e “Canto Breve. Vita minima di Giovan Battista Pergolesi” di Ottavio Costa.

In “L’albero dai rami di cuore”, Max è un ragazzo di circa dodici anni e ha il dono di avere un cuore di acciaio temprato. L’azione si svolge in un’isola dell’emisfero australe dove Max è destinato da grande a fare il guardiano del faro per tradizione di famiglia. L’amore e il bisogno di aiuto di Sanshine segneranno un colpo di scena in una fine predestinata precoce e violenta.

In “Canto Breve. Vita minima di Giovan Battista Pergolesi”, si racconta che, nel 1989, dalla ristrutturazione di un’antica casa nobiliare in Pozzuoli (probabilmente una residenza privata del Duca di Maddaloni – ultimo mecenate del Pergolesi), si rinvenne un carteggio fino ad allora sconosciuto, giacché di Pergolesi non erano arrivati fino a noi che alcuni autografi delle sue opere musicali, e nemmeno un rigo scritto di suo pugno.

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Grazie ad una incredibile serie di avventurose vicende, l’autore del presente scritto, già impegnato come architetto della citata ristrutturazione, venne in possesso di detto carteggio che gli consentì di intravede-re una seppur smozzicata e frammentaria ricostruzione biografica delle vicende pergolesiane.


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