‘Nun me pento’: nuovo attacco ai pentiti dai neomelodici

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Neomelodici, camorra e attacco ai collaboratori di giustizia, sin tropo spesso hanno avuto modo di combaciare o quantomeno di essere collegati.

Infatti più volte diversi artisti del mondo neomelodico hanno utilizzato i loro brani per manifestare sostegno ai clan, a boss, per reclutare affiliati o per lanciare accuse contro i collaboratori di giustizia, i “pentititi”.
E’ il caso anche del neomelodico Tony Marciano, conosciuto nella sua Torre Annunziata come “ ‘o rre d’ o Vesuvio, che lo scorso aprile, insieme ad Enzo Caradonna e Doming Mega, ha lanciato il brano ”Nun me pento” i cui riferimenti sono sin troppo chiari.

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I legami di Marciano con il mondo della criminalità organizzata hanno radici antiche, infatti nel luglio del 2012 il cantante fu arrestato nel corso di un blitz antimafia sul narcotraffico, insieme a 22 affiliati del clan Gionta di Torre Annunziata quello coinvolto nell’omicidio del giornalista Giancarlo Siani. Già un suo vecchio brano,” Nun c’amma arrennere”, secondo l’Antimafia, nascondeva chiari messaggi contro i pentiti.

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    Inoltre nel 2018 Marciano partecipò alla notte dei falò dell’Immacolata dell’8 dicembre a Castellammare dove fu esposto uno striscione scandaloso “Così devono morire i pentiti, abbruciati”. Il neomelodico dopo la sua esibizione musicale ringraziò chi aveva reso possibile la festa: “A Salvatore della Faito per aver reso possibile tutto questo”. Secondo molti, Salvatore della Faito non era altro che Salvatore Imparato, boss di spicco del clan D’Alessandro.

    “Purtroppo non è la prima volta che ci imbattiamo in cantanti neomelodici che corrispondono esattamente al profilo dei protagonisti di quel mondo criminale che essi raccontano. Nelle scorse settimane abbiamo denunciato pubblicamente la canzone di Daniele De Marino dal titolo molto esplicativo ‘Si nu pentito’.

    È inquietante e altamente preoccupante come i clan possano attraverso la musica e le serate celebrare i boss, gli affiliati, lanciare attacchi ai pentiti e magari anche reclutare uomini ed esaltare la vita criminale. È anche per questo che sempre più giovanissimi si ritrovano ad inseguire falsi miti e a prendere come modelli di vita criminali, delinquenti e boss.

    Questa celebrazione e cultura della camorra va fermata, crediamo che sia urgente introdurre la legge contro i reati di apologia di mafia e camorra che abbiamo proposto tramite il consiglio regionale campano al governo nazionale, perché la situazione sta sfuggendo di mano.”- sono state le parole del Consigliere Regionale di Europa Verde Francesco Emilio Borrelli.



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