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Mascherine antivirus personalizzate: un gadget per le aziende

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mascherine personalizzate


Nel novero dei tanti gadget che le aziende possono utilizzare per farsi conoscere e per promuovere la propria attività ci sono le mascherine antivirus: si tratta di accessori lavabili, e che quindi possono essere utilizzati per molto tempo, e ovviamente personalizzabili. Questi prodotti sono entrati a far parte della nostra vita di tutti i giorni, e sono a tutti gli effetti compagne costanti della quotidianità, a maggior ragione nelle situazioni in cui la distanza di sicurezza non può essere rispettata. Realizzate in tessuto, contribuiscono a ridurre il rischio di contagiare le altre persone: insomma, se tutti le indossassimo sarebbe più semplice contrastare la pandemia. Non sono, però, dispositivi di protezione individuale e non devono neppure essere considerate come dispositivi medici: ma anche se non proteggono dalle infezioni al 100%, restano in ogni caso di fondamentale importanza.

Personalizzare le mascherine promozionali

Le mascherine brandizzate sono di sicuro degli oggetti molto utili dal punto di vista promozionale e pubblicitario. Realizzate con un doppio strano, si distinguono dalle mascherine monouso e da quelle chirurgiche perché possono essere personalizzate, per esempio, con un logo aziendale. Si ricorre a questo scopo, nella maggior parte dei casi, a una tecnica che prende il nome di stampa in sublimazione, attraverso la quale è possibile usufruire di una fedele riproduzione dei colori. Tale metodo, inoltre, garantisce la possibilità di ottenere una stampa ad alta definizione in quadricromia.

Le mascherine lavabili: pregi e caratteristiche

È utile tener presente che le mascherine lavabili brandizzate non rientrano nella categoria dei dispositivi di protezione individuale, il cui scopo è quello di salvaguardare chi li indossa. Ciò non toglie, comunque, che si tratti di accessori decisamente utili: insomma, anche se queste mascherine non possono essere impiegate per scopi medici, integrano le buone norme che è necessario mettere in pratica in questi mesi, tra cui il distanziamento sociale, il lavaggio delle mani e tutte le altre misure suggerite dal Ministero della Salute.

Come acquistare un set di mascherine brandizzate

Le mascherine brandizzate possono essere comprate attraverso il sito di 13 in pochi clic si può portare a termine la procedura con enorme facilità. Tutto quello che bisogna fare è selezionare il prodotto che si ritiene più in linea con i propri bisogni, per poi indicare la quantità, specificare il colore e decidere il tipo di stampa. Una volta che è stato effettuato l’upload del file per la personalizzazione, è sufficiente attendere l’anteprima grafica, e a quel punto si potrà appurare se procedere con la produzione o meno. Le mascherine protettive possono essere regalate, per esempio, ai dipendenti e ai clienti, e si trasformano in una soluzione utile per pubblicizzare l’azienda o il marchio.

A che cosa servono i gadget personalizzati

Queste mascherine costituiscono l’ennesima conferma del valore e dell’importanza dei gadget personalizzati, che rappresentano strumenti utili per la promozione di un’attività. Varie ricerche hanno consentito di appurare che i gadget promozionali sono percepiti come una forma di pubblicità per nulla invadente, e anzi caratterizzata dal massimo della discrezione. Il loro funzionamento, inoltre, si fonda sul principio psicologico di reciprocità in funzione del quale la persona che riceve un dono ha la volontà di restituire il favore.

Come scegliere il gadget migliore

Nel momento in cui ci si mette alla ricerca di un gadget da regalare, è necessario essere consapevoli del fatto che ogni accessorio scelto parla dell’azienda che lo distribuisce, e quindi ne definisce le caratteristiche e le peculiarità. È importante che un oggetto promozionale sia in grado di meravigliare chi lo riceve, ma soprattutto si riveli utili, così che possa essere utilizzato il più a lungo possibile. A trarne vantaggio è, come evidente, la popolarità del marchio a 360 gradi.

I gadget promozionali e il ritorno dell’investimento

I gadget brandizzati di certo costano molto meno rispetto alla maggior parte delle altre forme di pubblicità, ma soprattutto garantiscono un ritorno dell’investimento pubblicitario più che soddisfacente. Questo vuol dire che non serve mettersi in cerca di articoli pubblicitari chissà quanto costosi, perché quello che conta è soprattutto l’idea. Insomma, un gadget può essere molto economico ma tremendamente efficace, se è adatto allo scopo per cui è stato scelto.

I consigli per trovare un accessorio efficace

L’originalità e la longevità sono due caratteristiche che non possono mancare in un accessorio che si decide di utilizzare come gadget promozionale. È evidente che occorre prendere in considerazione sia il target di riferimento che le peculiarità del proprio business: così sarà più facile capire se convenga optare per delle tazze o per dei portachiavi, per dei cappellini o per degli articoli da ufficio, per delle tazze o per delle pen drive. Si deve partire da una valutazione dei valori e del messaggio che si ha intenzione di comunicare, per poi scegliere la categoria merceologica e i materiali più adatti alla situazione.

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Nursing Up: ‘Subito gli Infermieri di Famiglia accanto ai medici di base per le vaccinazioni’

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«In attesa che le aziende coinvolte presentino ufficialmente i dati all’Ema e alla Fda e ottengano le autorizzazioni ufficiali, possiamo e dobbiamo immaginare, il prima possibile, strategie adeguate e mirate per l’arrivo dei vaccini anti-covid e per il successivo piano di somministrazione, mettendo i professionisti della sanità italiana nella condizione di lavorare al meglio per la salute dei cittadini.

Una vaccinazione di massa, quale sarà quella che si prospetta, seppur gestita per gradi e per livelli di necessità legati alle condizioni dei pazienti (si dovrebbe partire prima con i malati, gli anziani e, doverosamente, anche con medici e infermieri, da sempre maggiormente esposti al rischio) non può essere costruita “gravando ” unicamente sulle spalle dei medici di famiglia.

Per questo, come sindacato, chiediamo che finalmente questo Governo e il Ministro della Sanità “tirino fuori dal cappello a cilindro” quegli oltre 9500 infermieri di famiglia che avrebbero dovuto essere reclutati sulla carta già nel corrente anno 2020, ma che di fatto non sono mai stati resi operativi nel nostro sistema sanitario se non con sparute eccezioni locali. L’infermiere di famiglia può e deve affiancare il medico di base nelle vaccinazioni, coordinandosi con quest’ultimo per implementare e realizzare concretamente il maggior numero di somministrazioni nel minor tempo possibile.

Nell’attesa di scoprire che fine hanno fatto i 9600 infermieri assunti con il Decreto Rilancio, vorremmo ricordare, sempre a questo Governo, che intanto non ci possiamo permettere di commettere il minimo errore.

I medici di base, affiancati dalla nuova compagine degli infermieri di famiglia, che certo non è nata per gestire l’emergenza Covid ma per migliorare quei meccanismi che indirettamente ruotano intorno all’emergenza stessa (snellire i ricoveri, effettuare i tamponi, lo andiamo proponendo da tempo!) possono permettere ai primi di riprendere con forza le redini della cura di quei pazienti affetti da patologie gravi o croniche che sono passate in secondo piano con la pandemia.

Parliamo, solo per esempio, dei malati di cancro, dei diabetici, che nel marasma attuale sono costretti a vere e proprie corse ad ostacoli per essere trattati negli ospedali pubblici, ma che nel contempo non si possono permettere di rallentare il percorso delle proprie cure.

Confidiamo che questa volta, la FNOPI e gli Ordini degli infermieri facciano sentire la propria voce presso il Ministro Speranza affinché i nostri professionisti abbiano quel ruolo concreto e fondamentale del quale possono certo assumersi la responsabilità, in un percorso complesso e delicato, quale quello delle vaccinazioni, che confidiamo possa arginare questo Covid 19 una volta per tutte come accaduto per i grandi morbi del passato, relegandolo solo a un ricordo, seppur amaro, da raccontare alle future generazioni», conclude De Palma.

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