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Attualità

Covid, è morto a Roma Pino Scaccia storico inviato della Rai

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morto a roma pino scaccia


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E’ morto a Roma, Pino Scaccia, storico inviato della Rai. Giuseppe Scaccianoce – questo il suo vero nome – aveva 74 anni ed era ricoverato in ospedale a Roma perché positivo al Covid-19. “Un cronista nato. Un amico. Ricordo Pino Scaccia con affetto e gratitudine. Che la terra gli sia lieve”. Così, su twitter, lo ricorda il presidente del Parlamento Europeo, David Sassoli.

E’ stato uno dei grandi inviati della Rai, del Tg1, e ha messo la sua firma sotto alcuni scoop di rilievo internazionale: Scaccia è stato il primo giornalista a scoprire i resti di Che Guevara in Bolivia, il primo a mostrare immagini segrete dell’Area 51, il primo giornalista occidentale a mettere piede nella centrale nucleare di Chernobyl dopo il disastro del 1986. Scaccia ha seguito passaggi importanti della recente storia mondiale, portando gli spettatori italiani sui fronti della prima guerra del Golfo, del conflitto serbo-croato, della rivolta libica; nel cuore di processi storici come la disgregazione dell’ex Unione Sovietica fino alla crisi in Afghanistan; al centro realtà drammatiche come il dopoguerra in Iraq, dove è stato l’ultimo compagno di viaggio del collega Enzo Baldoni, rapito nell’agosto 2004 e poi ucciso. Con la stessa passione dedicata agli avvenimenti internazionali Scaccia si è occupato anche di mafia, terrorismo, sequestri di persona, terremoti e disastri naturali, declinando il suo ruolo di inviato in ogni genere di contesto. Caporedattore dei servizi speciali del Tg1, vincitore di numerosi premi fra i quali quello di Cronista dell’anno, il Premio Ilaria Alpi e il Premio Paolo Borsellino, docente del master di giornalismo radiotelevisivo alla Lumsa di Roma, ha pubblicato 15 libri, a partire da ‘Armir, sulle tracce di un esercito perduto’ nel 1992 per finire quest’anno con ‘Un inverno mai così freddo come nel 1943’, fra i due titoli libri dedicati a temi quali i sequestri di persona, l’Afghanistan, la rivolta libica, la mafia russa, i narcos.

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Calcio

Maradona, omaggio della Serie A: lutto e video sui campi

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 maradona serie A

La Serie A in blocco rendera’ omaggio a Diego Armando Maradona. Il week end di campionato, per la nona giornata, sara’ interamente dedicato al campione argentino scomparso.

Le squadre scenderanno in campo con una fascia nera al braccio sinistro e sara’ effettuato prima del calcio d’inizio di ogni partita un minuto di silenzio durante il quale saranno proiettate immagini di Maradona e sugli spalti vuoti sara’ proiettato il messaggio “Ciao Diego”. L’immagine sara’ proiettata anche al 10′, per rendere omaggio alla sua maglia, che il Napoli ha ritirato.

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Calcio

Maradona, l’Osservatore Romano: ‘Non era uno sportivo, era un genio’

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maradona osservatore romano

‘Riflessioni sul genio’. Si intitola così il lungo editoriale di Andrea Monda, direttore dell’Osservatore Romano, dedicato a Maradona. “Era grasso. Un calciatore grasso, un ossimoro vivente. La sua forma fisica il più delle volte non era ‘a posto’, una contraddizione stridente per uno sportivo, soprattutto in questi ultimi anni in cui il calcio si è trasformato sempre più in uno sport ‘muscolare’, quasi un videogioco, ma Diego Armando non era uno sportivo, era un genio. Un genio è sempre fuori forma, fuori posto, perché spinge più in là l’orizzonte delle possibilità, allarga il perimento della disciplina che pratica”, inizia il foglio d’Oltretevere. “In realtà il genio non pratica ma incarna, vive, in una parola gioca – continua – Lo espresse bene John McEnroe quando parlando della differenza tra lui e Ivan Lendl disse: ‘I play tennis, he works tennis’. Maradona giocava a calcio, anzi ‘a pallone’. Gira in rete un video in bianco e nero che lo ritrae in un malmesso campo di terra, con un pallone malconcio che palleggia, deve avere 12-13 anni, e chi lo ha pubblicato ha (genialmente) messo in sovra-impressione la frase definitiva di Borges: ‘Ogni volta che un bambino prende a calci qualcosa per strada lì ricomincia la storia del calcio’. È la poesia del ‘pallone di stracci’ tanto cara a Papa Francesco. Maradona ha fatto la storia del calcio rimanendo quel ragazzino che palleggia, per citare Stevenson sull’arte, ‘con la serietà con cui gioca un bambino’. Niente di più serio del gioco; il gioco è il contrario dello scherzo. L’artista geniale sa giocare, perché si mette in gioco e mette tutto se stesso in quel giocare-giocarsi. Chi lo ammira, chi ammira un dribbling di Maradona o una volée di McEnroe parla infatti di semplicità, di naturalezza perché ‘lo scultore pensa in marmo’ come sottolineava Oscar Wilde. Tutto viene naturale al genio, quasi senza fatica. E con questa scioltezza, a volte quasi irritante, il genio compie lo strano miracolo di tenere insieme due spinte opposte: risalire alla sorgente di una disciplina artistica, riscoprendone l’essenza, e allargarla, forzarla verso nuove frontiere. È creativo perché è come se tornasse alla dimensione della creazione, a quella condizione delle origini e riporta tutto a ‘come doveva essere’. È come quando due giovani si innamorano e uno dice all’altra: è come se ti conoscessi da sempre. L’originario e il nuovo si toccano nel gesto creativo del genio”.

“Il genio di una particolare ‘arte’ (può essere lo sport come la musica, la filosofia come il governo della Chiesa, la teologia come la matematica o la politica…) – aggiunge – con il suo gesto realizza sempre una cosa nuova che però è al tempo stesso la realizzazione piena dell’antica promessa insita in quell’arte. Fedeltà e tradimento paradossalmente coincidono nel gesto artistico dei grandi geni. Abbiamo citato McEnroe nel tennis, ma pensiamo ad Alì nella boxe o a Dylan nella musica: essi ‘tradiscono’ ma proprio così realizzano in pieno la loro arte.

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