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Coronavirus, paziente muore nel pronto soccorso del Cotugno. L’azienda: ‘Soccorsi immediati’

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Coronavirus, paziente muore nel pronto soccorso del Cotugno. L’azienda: ‘Soccorsi immediati’.

 

Napoli. La morte di un paziente di 70 anni affetto da Covid, avvenuta oggi al pronto soccorso dell’ospedale Cotugno, e’ al centro di una nota diffusa in serata dall’Azienda ospedaliera dei Colli di Napoli che punta a precisare le notizie diffusesi in giornata sulla scorta delle denunce dei familiari che hanno lamentato ritardi nell’assistenza. “In relazione al decesso di un paziente avvenuto oggi presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale Cotugno di Napoli – si legge nella nota – l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che il paziente, di 70 anni, diabetico e iperteso e con altre patologie coesistenti, e’ arrivato con ambulanza del 118 presso il presidio ospedaliero in condizioni gravissime ed e’ stato assistito, senza alcuna attesa, dal personale sanitario.

Al momento del ricovero in Pronto Soccorso presentava una saturazione molto bassa ed e’ stato sottoposto a emogasanalisi e altri esami che hanno confermato il grave quadro di insufficienza respiratoria. Immediatamente gli sono stati somministrati ossigeno ad alti flussi e terapia steroidea e sono stati allertati i rianimatori, ma il quadro di insufficienza respiratoria e’ peggiorato ed e’ stato necessario ricorrere a manovre rianimatorie per circa un’ora senza, tuttavia, riuscire a ristabilire la funzione cardiorespiratoria”.

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A confermare il decesso, avvenuto in regime di carcere duro (41 bis), sono stati i suoi legali. Con lui se ne va l'ultimo patriarca di un'impero criminale che per decenni ha insanguinato la provincia nord di Napoli. La fine di un'era Dalla cella all'obitorio: Mallardo, 67 anni, era detenuto da anni nel circuito di massima sicurezza, isolato dal mondo ma mai davvero sconfitto. Il male incurabile: Fonti investigative parlano di un tumore che lo consumava da mesi, mentre i carcerieri lo trasferivano tra ospedali blindati.  L'ultima dimora: È morto lontano dalla sua Giugliano, terra che controllava con pugno di ferro, in una clinica della Pianura Padana scelta per ragioni di sicurezza. Il regno del clan Mallardo "Ciccio" non era un boss qualunque: fondamenta nell'Alleanza di Secondigliano, l'asse che unisce i grandi cognomi camorristici; Matrimoni e sangue: i Mallardo sono imparentati con i Licciardi e altre dinastie, tessendo una ragnatela di potere su smaltimento rifiuti, appalti e droga; Doppio volto: amato dai poveri (con elargizioni e "aiuti") e temuto dai nemici (con esecuzioni esemplari). In queste ore, a Giugliano e Secondigliano, circola un rispetto funebre. Nessun messaggio minaccioso, nessuna sigla di clan sui muri: solo sguardi bassi e fiumi di parole non dette. "È come se fosse morto un re", mormora un pentito. "Ma oggi i clan non fanno più funerali da re". La resa dei conti mancata Mallardo se ne va senza aver mai parlato, senza aver visto il crollo del suo sistema. Per la giustizia, resta una vittoria dimezzata: vinto dalla malattia, non dalla legge. Mai pentito, mai collaboratore. Simbolo di un vecchio potere della camorra

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