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Politica

La Mura (M5S): ‘Si alla legge sul Pomodoro San Marzano DOP, così tuteliamo e valorizziamo i nostri territori’

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“Stamattina in commissione Questioni Regionali ho dato parere favorevole, in qualità di relatrice, alla proposta di legge per la tutela e la valorizzazione a favore del pomodoro San Marzano, un prodotto identitario del territorio Agro Sarnese-Nocerino.

 

È fondamentale dare importanza a prodotti storici della nostra terra e la cui lavorazione ha consentito lo sviluppo di economie locali, tradizioni e il sorgere di agglomerati rurali assolutamente da salvaguardare – a dirlo è la Senatrice M5S – La proposta di legge persegue l’obiettivo di valorizzare i territori sui quali sono presenti le coltivazioni del pomodoro San Marzano ponendo particolare attenzione al razionale sfruttamento del suolo, favorendo la creazione o la prosecuzione di nuove iniziative imprenditoriali, sostenendo il ricambio generazionale, promuovendo l’innovazione e garantendo alle imprese del settore maggiore redditività e propensione all’internazionalizzazione.

Ricordo che il pomodoro San Marzano, e la relativa produzione, hanno il certificato di Denominazione Origine Protetta (DOP) e devono rispondere a determinati requisiti presenti all’interno dell’apposito disciplinare. Tale documento riporta le caratteristiche che devono essere presenti, tra queste innanzitutto che il prodotto sia coltivato e lavorato in aziende ricadenti nel territorio indicato che include alcuni Comuni o località delle province di Salerno, Avellino e Napoli. Inoltre, possono essere incluse nella categoria San Marzano DOP solo le varietà di pomodoro San Marzano 2 e Kiros. Il disciplinare contiene anche le caratteristiche biologiche che le piante devono possedere, le relative capacità produttive e le procedure tecniche per il trattamento e la lavorazione industriale sia per i pomodori pelati interi che per quelli a filetti. Anche questo significa tutelare l’economia di interi territori, fare in modo che nessuno possa appropriarsi di eccellenze che tutto il mondo ci invidia”.

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Italia

Inps, Tridico: ‘Non ho deciso io e non prenderò gli arretrati’

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Inps, Tridico: ‘Non ho deciso io e non prenderò gli arretrati’.

 

“Mi ha sorpreso il modo in cui è stata trattata la vicenda, che soprattutto in rete ha scatenato centinaia di commenti sfociati anche in minacce e insulti alla mia persona. Ma a colpirmi è stato anche il fatto che nessuno mi abbia chiesto preventivamente una dichiarazione, con la quale avrei subito fatto chiarezza su molte cose”. Così in una lettera al direttore di ‘La Repubblica’, il presidente dell’Inps, Pasquale Tridico in merito alla vicenda relativa ai suoi compensi.

“Tutto l’articolo – rileva il presidente dell’Inps – ruota intorno a due falsi: per effetto del decreto interministeriale che stabilisce i compensi del Cda di Inps (e Inail), al sottoscritto sarebbe riconosciuto un arretrato di 100mila euro. Questo il primo falso. La realtà invece è che la nuova misura del compenso previsto per il presidente dell’Istituto decorrerà non da maggio 2019, bensì dal 15 aprile 2020, vale a dire da quando si è insediato il cda e ne ho assunto la carica di presidente. Il secondo falso è che non è nei poteri del presidente o di qualsiasi altro organo dell’Istituto determinarsi i compensi”, aggiunge.

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Detto questo, rileva Tridico, “sul tema dei miei compensi mi sembra doveroso ripercorrere brevemente i fatti e le norme per come si sono succeduti. Sono stato nominato presidente Inps con decreto del Capo dello Stato in data 22 maggio 2019. Successivamente, a giugno 2019, con nota del Gabinetto del ministero del Lavoro venivano proposti i compensi del cda che si stava costituendo: 150mila euro lordi per il presidente, 100mila per il vice e 23mila per i 3 componenti del consiglio. Nel frattempo, la crisi di governo dell’agosto 2019 ha ritardato la nomina del cda. Così, solo dal 15 aprile 2020 ho assunto le funzioni di presidente del cda”.

Nella prospettiva della ricostituzione del cda dei due enti, sottolinea il presidente dell’Inps, “la legge 28 gennaio 2019, n. 4, aveva previsto che, con apposito decreto interministeriale, sarebbe stata fissata la misura dei compensi dei predetti organi, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Tant’è che detti compensi sono finanziati attraverso la riduzione di spese di funzionamento di Inps e Inail. Il 15 luglio 2019 il Dipartimento per il coordinamento amministrativo della presidenza del Consiglio ha avviato l’iter per la determinazione dei compensi del presidente e degli altri componenti del cda dei due enti, sulla base di una direttiva del presidente del Consiglio dei ministri del 9 gennaio 2001 che fissa i criteri e gli indicatori da assumere a riferimento a tal fine; direttiva che dal 2001 detta le regole per la fissazione dei compensi degli organi di tutte le amministrazioni pubbliche, suggerendo l’utilizzo di un apposito software per determinare i compensi per il cda sulla base del bilancio dell’Istituto e del numero di dipendenti”.

Tale software, spiega ancora Tridico, “restituiva un compenso per il presidente Inps e per il cda molto più elevato: per il presidente di 240 mila euro, pari al compenso dei dirigenti centrali dell’Inps, e ai vertici di amministrazioni simili. Tuttavia, il decreto interministeriale del 7 agosto 2020 del ministro del Lavoro e del ministro dell’Economia, decreto necessario e conseguenziale all’insediamento del cda, stabilisce 150mila euro per il presidente, 40mila euro (elevabili a 60mila in funzione delle deleghe esercitate) per il vice presidente e 23mila euro per ognuno dei componenti del cda. Insomma, i ministeri vigilanti sono intervenuti per ridurre la misura derivante dall’applicazione di quelle regole. La storia è questa”, conclude il presidente dell’Inps.

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Il viceministro Sileri: ‘Stadi aperti? Meglio aspettare, ora arriva anche l’influenza’

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Il viceministro Sileri: ‘Stadi aperti? Meglio aspettare, ora arriva anche l’influenza’.

 

“Sono d’accordo con gli scienziati. Io avevo detto sì all’aumento degli spettatori ma solo con un rispetto rigidissimo delle regole e con la garanzia di controlli rigorosi: mille persone in uno stadio sono poche, ma anche così va fatto rispettare il distanziamento, va indossata la mascherina e ovunque vanno vietati gli assembramenti, all’interno e all’esterno degli impianti. Un’apertura con più pubblico è certamente auspicabile ma con molta gradualità, quindi è bene aspettare e vedere come evolve l’epidemia”. Lo dice il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri in un’intervista al ‘Corriere della sera, commentando il No del Comitato tecnico scientifico all’apertura degli stadi al 25%.

“Io credo che ci sarà un aumento dei contagi: entro i primi 10 giorni di ottobre potremo vedere gli effetti dell’apertura delle scuole, ma se riusciremo a tenere sotto controlli i focolai e l’aumento sarà graduale, il sistema sanitario non sarà sotto pressione. Non bisogna mollare la presa, con la stagione invernale arriveranno anche le sindromi influenzali e dobbiamo stare attenti a non intasare i pronto soccorso”, aggiunge.

Come distinguere un raffreddore dai sintomi di infezione da Covid-19? “Tamponi e test rapidi. Ne stiamo facendo molti ma dobbiamo triplicarli: dobbiamo migliorare e aumentare la diagnostica. E ai primi sintomi sospetti restare a casa e chiedere di fare i test: in questa situazione è sbagliato pensare ‘è solo un raffreddore'”, risponde Sileri. Al primo starnuto, ci si deve rinchiudere in isolamento? “No, questo va evitato assolutamente: non dobbiamo lasciare le persone in casa ma far sì che abbiano una risposta in brevissimo tempo: oggi per il risultato di un tampone ci vogliono anche più di due giorni, con il rischio di intasare gli ospedali anche in caso di negatività – sottolinea – Oltre ai tamponi ci sono i test salivari che si usano già negli areoporti e ora anche a scuola: sono più economici, danno il risultato quasi in tempo reale ed evitano una quarantena inutile”.

È d’accordo nel ridurre la quarantena? “Lo sono per chi ha avuto solo contatti indiretti con un positivo: oggi conosciamo di più il virus, e sappiamo che l’incubazione è tra i 4 e i 6 giorni, quindi già al settimo giorno si può fare un tampone e sapere se si è positivi. In caso negativo, isolarsi per altri 7 giorni è inutile, oggi vengono messe in quarantena troppe persone. Diverso il discorso per chi è positivo per cui la quarantena di due settimane è giusta”.

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