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Sarri: ‘Dispiace perdere così, ora la delusione diventi rabbia’

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Sarri: “Dispiace perdere così, ora la delusione diventi rabbia. a squadra non e’ sgonfia. Anche in Inghilterra io ko ai rigori”.

“A livello di determinazione noi c’eravamo, anche a livello di concentrazione. Questi giocatori sono abituati a risolvere da soli le situazioni e, in questo periodo di scarsa brillantezza, non ci riescono. In Inghilterra ho lasciato la coppa all’ultimo rigore, non e’ bello e mi dispiace perdere una finale ai rigori: mi dispiace per la societa’ e per i ragazzi. Spero di trasformare il rabbia e fame questa delusione.

La Juve produce gioco, non mi e’ sembrata sgonfia”. Cosi’ Maurizio Sarri ha commentato, a tarda notte, la sconfitta subita contro il Napoli nella finale della Coppa Italia.

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Il tecnico giallorosso respinge l’idea di uno snodo definitivo per la corsa europea e invita a guardare al percorso complessivo. «Noi abbiamo sempre pensato al nostro cammino. Dopo 24 giornate siamo lì, insieme a Juve e Napoli, con il Milan ancora visibile. I risultati li ho sempre raggiunti alla penultima o all’ultima giornata. Dobbiamo essere pronti a restare dentro fino alla fine».

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Uno sfogo a caldo, catturato dalle telecamere, rischia ora di trasformarsi in un caso disciplinare. Antonio Conte è finito nel mirino della Procura federale dopo un insulto rivolto all’arbitro Manganiello durante la sfida di Coppa Italia tra Napoli e Como. L’episodio è legato alla mancata espulsione del difensore Ramon, graziato dal secondo cartellino giallo in una fase concitata del match.

Dalle immagini si vede chiaramente l’allenatore azzurro protestare con veemenza dalla panchina e pronunciare una frase inequivocabile: «Almeno vallo a vedere, testa di c…». Parole che non sarebbero state percepite né dal direttore di gara, distante dall’area tecnica, né dal quarto uomo, ma che sono state registrate dall’audio ambientale della produzione televisiva. Il filmato ha iniziato rapidamente a circolare online, fino ad arrivare sul tavolo del procuratore federale Giuseppe Chinè.

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