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Torre Annunziata, picchiata e derubata dell’auto perché aveva una relazione col ras

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violenza


La sua colpa sarebbe una relazione extraconiugale con un noto pregiudicato di Torre Annunziata. Una relazione osteggiata dalla moglie e dai figli dell’uomo, che hanno organizzato raid punitivi nei confronti della donna, con violenze fisiche e la sottrazione dell’auto.

 

I fatti sono stati denunciati dalla donna ai carabinieri, che hanno individuato i sette presunti responsabili delle violenze e delle intimidazioni. Oggi la svolta, con l’esecuzione – da parte dei militari di Torre Annunziata – di sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone, sei delle quali sono parenti del pregiudicato. Si tratta della moglie, Anna De Simone e dei figli della coppia Salvatore, Patrizia, Annunziata, Miriana e Valeria Iovane. Con loro è stato raggiunto dai provvedimenti emessi dal gip di Torre Annunziata su richiesta della Procura anche Vittorio Nappi. Le indagini dei militari sono partite dalla denuncia della 45 enne, che ad aprile era stata rapinata da due giovani, che le avevano sottratto l’ auto.

”Le indagini – ha reso noto il procuratore di Torre Annunziata facente funzioni, Pierpaolo Filippelli – permettevano di accertare l’ identità dei due soggetti, e di individuare cinque donne, tutte dello stesso nucleo familiare, le quali si erano recate dalla vittima armate di pistola”. Nei confronti di Nappi e Salvatore Iovane il provvedimento è annuziata iovane

miriana iovanestato emesso per rapina e lesioni aggravate. A carico di Anna De Simone e delle figlie Patrizia, Annunziata, Miriana e Valeria Iovane i reati contestati sono di detenzione e porto illegale di arma da fuoco.

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Le follie della Dad: al liceo di Scafati gli studenti si interrogano bendati

Studenti bendati per le interrogazioni in video

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studenti bendati scafati

Scafati. Studenti bendati per le interrogazioni in video. Non è l’ennesima trovata di studenti burloni per acchiappare like sui social e non è una parodia per interrogazioni ‘al buio’.

E’ quello che è accaduto in una classe del Classico del Liceo Renato Caccioppoli di Scafati, in provincia di Salerno, in questi giorni. Storture della didattica a distanza, eccesso di zelo per addivenire ad una valutazione degli studenti quanto più veritiera possibile? Quell’immagine di un’adolescente costretta dalla professoressa a bendarsi per non sbirciare sul computer o sugli appunti non risponde certo ai principi della formazione, della cultura e della libertà dell’individuo che dovrebbero essere il fondamento della scuola pubblica italiana.

Ad inaugurare questo nuovo metodo – che richiama, immancabilmente, ad una tortura fisica e psicologica – è stata una professoressa di latino e greco, più attenta alle nozioni che i suoi studenti possano sbirciare, piuttosto che alla loro formazione come individui, al loro equilibrio psicologico, alla loro autostima.

Nel liceo di Scafati, la didattica a distanza attuata in tempo di pandemia da Covid pare abbia scatenato in alcuni insegnanti reminiscenze del secolo scorso quando i maestri punivano i più discoli mettendoli in ginocchio sui ceci dietro la lavagna. Questa volta non ci sono ceci, bensì bende, o pagine e pagine di compiti ‘punitivi’ per costringere i ragazzi a non uscire di casa, visti più come untori che come adolescenti smarriti per una situazione più grande di loro che sta frantumando gli anni più belli della loro vita.

Il metodo educativo della professoressa in questione non è passato inosservato e alcuni studenti hanno sottoposto la questione al preside Domenico D’Alessandro che al momento non sembra aver preso alcun provvedimento ne le distanze dalla malsana metodologia della zelante professoressa. Gli studenti, dal canto loro, non hanno la forza di ribellarsi, più forte il timore – comprensibile – di ripercussioni in ambito scolastico da parte della stessa professoressa e degli altri insegnanti che faranno squadra con lei. E quindi da giorni va in scena questa pantomima dei bendati.

Sarà lo stress collettivo, l’ansia da perfezionismo in una società imperfetta o semplicemente l’ultima frontiera dell’insegnamento ai tempi del Covid, ma quello che è accaduto e accade in alcune lezioni di didattica a distanza – la famigerata Dad – passerà agli annali della storia contemporanea come una generalizzata forma di diseducativa follia collettiva e a farne le spese saranno sempre e solo loro: gli studenti. Quelli che già escono malconci e frustrati da un periodo buio per tutti e non perchè sono stati costretti ad indossare una benda per essere interrogati.

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