

Un uomo di 31 anni è stato gambizzato a Napoli, il ferito ha rifiutato il ricovero
Sono tornati tutti in trincea gia’ da ieri sera. Medici, infermieri, personale non sanitario del pronto soccorso dell’Ospedale Vecchio Pellegrini di Napoli sono a lavoro dalla riapertura del reparto, ieri sera. Il lavoro nella struttura, dopo l’episodio di sabato notte, quando amici e parenti del sedicenne morto, in seguito a un tentativo di rapina a un carabiniere, hanno devastato il pronto soccorso, e’ tornato quello di sempre, ma quella ferocia che in poco ha distrutto tutto, ha lasciato l’amaro in bocca a chi era in servizio. Il direttore generale della Asl Napoli 1 centro, che comprende l’ospedale Pellegrini, ha fatto sapere che a breve convochera’ una riunione con il personale. “Stamattina, a fine turno li ho sentiti – ha affermato Ciro Verdoliva, riferendosi al personale del pronto soccorso – E’ mia intenzione ascoltarli tutti, per dimostrare che l’azienda e’ del tutto dalla loro parte”. “Riflessioni in termini di sicurezza – ha sottolineato – per comprendere tutti gli elementi di frapposizione tra loro che lavorano in prima linea e chi va al pronto soccorso”. Il responsabile del pronto soccorso, Emilio Bellinfante, ha posto l’accento su un dato: “L’episodio di sabato notte e’ stato eclatante, ma quotidianamente i miei operatori vengono insultati, aggrediti anche solo verbalmente, minacciati”. E chiede di “mettere tutti in condizioni di poter lavorare, tranquillamente”. “Chiunque ha bisogno va curato – sottolinea – sabato notte i miei infermieri hanno assistito quegli stessi individui che si erano fatti male sfasciando il nostro pronto soccorso. E’ il nostro lavoro”. Come lui, tutto il personale che e’ in servizio nel reparto chiede sicurezza. “I colleghi che erano presenti hanno avuto paura – sottolinea un medico – E’ stato solo per puro caso che nessuno di noi si sia fatto male”. “Che senso ha prendersela con la struttura, con le cose? Perche’ distruggere tutto? – afferma un infermiere – Proviamo a metterci nei panni della famiglia, comprendiamo il dolore, ma una simile violenza, la barbarie che si e’ scatenata non sono ammissibili”. “Siamo stanchi di questa situazione – continua – a volte e’ come se la gente se la prendesse con noi per le cose che non vanno, per le loro difficolta’ di salute. Troppo spesso capita che diventiamo noi il bersaglio della loro rabbia. E’ una cosa che non ha senso”. In ospedale, stamattina, sono stati affissi degli striscioni in solidarieta’: “Giu’ le mani. Il personale del pronto soccorso non si tocca”, recita lo striscione sulle scale. E ancora, proprio nell’ingresso del pronto soccorso: “Piu’ sicurezza meno parole” e “Basta la violenza al pronto soccorso”.
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