Le Sardine Campania: ‘Oltre la linea del Sud’

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Le Sardine incontrano per la prima volta un ministro e provano a dire la loro sull’agenda di governo, in particolare sul Sud, passando dalla piazza alla proposta. Poi “benedicono” l’ipotesi di un’intesa M5S-Pd alle Regionali, ma criticano i cinquestelle per la manifestazione di sabato a Roma contro i vitalizi.”Siamo ben felici che oggi il Ministro Provenzano oggi e il Ministro Boccia domani, abbiano risposto alla lettera delle sardine pugliesi e accolto una delegazione delle pesciolini del Sud. Un segno di attenzione a cui con molta franchezza faremo seguire una assidua fase di osservazione puntuale”, si legge in una lunga nota del comitato delle Sardine Campania. E poi aggiungono:

“A Sud di Roma, la variabile tempo non è più una variabile ininfluente. E’ ripetitivo e frustrante parlare delle analisi sui divari strutturali, sociali, sanitari, in istruzione. Il dati si intrecciano e si ritrovano in una qualsiasi delle ricerche statistiche pubblicate da SVIMEZ, EURISPES, ISTAT, passando per i dati delle organizzazioni sanitarie e quelle sugli indicatori BES di tutta Italia.
Non incalziamo solo per battere cassa, ma per porre una domanda precisa alla politica

“che idea di Italia abbiamo in mente?”

quella dei freddi numeri sui fabbisogni LEP o quella delle opportunità uguali ad ogni latitudine e longitudine del nostro paese. Non conosciamo nel dettaglio il Piano per il Sud ma crediamo sia arrivato il momento di renderlo partecipato davvero coinvolgendo enti, associazioni, corpi intermedi locali che ben conoscono le emergenze del territorio e non li interpretano sulla base dei freddi numeri ministeriali.

Tutto ciò premesso proviamo a raccogliere le istanze venute dalle nostre piazze e a domandare:

    Una commissione permanente per il mezzogiorno, costituita dalla Presidenza del Consiglio, il Ministero dell’Economia e Finanze, il Ministero per il Mezzogiorno, il Ministero per i Rapporti con le Regioni, il Ministero del Lavoro, i Governatori di Sardegna, Calabria, Sicilia, Campania, Molise, Puglia, Abruzzo, Basilicata.

    Attenzione alla nostra macchina amministrativa che arranca ed è in difficoltà. Quel motore di sviluppo va rimesso in funzione. lo sblocco del turn over nella pubblica amministrazione che in questi giorni prenderà il via è un’operazione che apprezziamo, ma non possiamo esimerci dal rilevare che i numeri della pubblica amministrazione vedono alcune aree del Sud enormemente svantaggiate rispetto al Nord, visto il forte ridimensionamento della P.A. meridionale, la Puglia per esempio ha quasi 1/3 dei dipendenti pubblici del Trentino Alto Adige, pertanto sfatiamo pure il Lugo comune che al Sud c’è il posto fisso per tutti. Sarebbe il caso che nella distribuzione delle prossime assunzioni siano prese in esame le condizioni svantaggiate a cui oggi molte regioni del Sud sono soggette.

    Chiediamo investimenti strutturati pluriennale per il segmento formazione e ricerca. Dagli asili nido all’Università, passando per le start-up innovative e le imprese ad alto contenuto tecnologico, il riconoscimento con investimenti sui poli universitari e centri di ricerca del meridione di area tecnica, nuove tecnologie , digital innovation, e umanistica, studio di settore, e modelli socio/economici nel bacino del mediterraneo, con particolare attenzione alle relazioni internazionali gli scambi e la condivisione di progetti con gli altri paesi che si affacciano al mediterraneo.

    Chiediamo un piano di sviluppo sulle grandi opere. In particolare ci interessa sviluppare le principali arterie dei collegamenti ferroviari verso il Sud del paese, ad oggi tagliato fuori in termini di competitività per ragioni di mera raggiungibilità dei luoghi. Un piano di restauro dei borghi abbandonati di valore culturale di Calabria e Basilicata e dello stesso centro storico di Taranto. Un piano di mesa in sicurezza degli edifici pubblici in particolare modo ospedali e scuole. Accanto alle grandi opere infrastrutturali pensiamo ad un piano dettagliato per la mobilità interna e le grandi incompiute, anche nell’ottica della movimentazione diretta del grande patrimonio export del nostro settore agroalimentare.

    Pensiamo a una sfida che sappia di futuro per cui dall’ex ILVA di Taranto, vorremmo cominciare. Senza pontificare su soluzioni, che non vanno ricercate nell’alveo della mera protesta o della mera politica, candidiamo Taranto per il primo Summit Internazionale sul New Deal Green: un modo per interrogarsi, insieme agli esperti provenienti da tutto il mondo, su come ambiente, sanità, lavoro e riconversione industriale possano trasformarsi in un cambio di scena radicale per Taranto e per tutte le aree industriali italiane.

    Avevamo detto che non avremmo solo battuto cassa, ma per il coraggio che vi richiediamo il fattore economico e finanziario è determinante. Per questo chiediamo ai Ministri incaricati di porre particolare attenzione all’assegnazione dei fondi non solo per una più puntuale rivisitazione dei LEP utili a riequilibrare i divari Nord Sud, ma per attribuire mission adeguata a Fondi che si propongono di essere utilizzati nell’ottica dello Sviluppo e della Coesione di diverse aree del paese (FSC). Fondi che potrebbero subire la pressione di un rapporto sperequato tra Nord (80%) e Sud (20%) o peggio ancora venire utilizzati come bancomat per altre esigenze come fu per i fondi FAS. Per tale ragione auspichiamo la permanenza in disponibilità delle regioni degli stessi anche dopo il monitoraggio previsto per dicembre 2020.

    Infine crediamo che la commissione per il Mezzogiorno per poter investire sulle progettualità di cui sopra, debba attivare un tavolo con Cassa depositi e prestiti sul piano finanziario. Visto il carattere d’urgenza della situazione nel Mediterraneo, è fondamentale un tavolo con l’UE, che abbia come obiettivo lo scorporo dal deficit del 3% sugli investimenti per il meridione d’Italia.

    Tutto questo abbiamo sognato in questi giorni nel mare aperto delle sardine, immaginando una linea d’orizzonte del Sud che vada oltre i soliti luoghi comune e lo veda come una risorsa, altroché zavorra”.


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