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Cinema

Laceno d’oro 2019: a Franco Maresco e Pedro Costa premio alla carriera

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Ai registi Franco Maresco e Pedro Costa è stato assegnato il Premio alla Carriera della quarantaquattresima edizione del “Laceno d’oro”, lo storico festival internazionale ‘del cinema del reale’ di Avellino, diretto da Antonio Spagnuolo, che si svolgerà dall’1 all’8 dicembre in vari luoghi della città. La manifestazione festeggia sessant’anni dalla storica prima edizione realizzata da Pier Paolo Pasolini nel 1959 insieme con gli intellettuali irpini Camillo Marino e Giacomo D’Onofrio, per valorizzare il territorio con una rassegna cinematografica di ispirazione neorealista. In continuità con l’intuizione di Pasolini, il Laceno d’oro torna con otto giorni di cinema d’autore, indipendente e di ricerca, con proiezioni, incontri con gli ospiti, tre concorsi, retrospettive, mostre, e presentazione di libri. Cuore del festival il Cinema Partenio con eventi anche al Cinema Comunale di Bagnoli Irpino e al Complesso Monumentale Carcere Borbonico.
Autore di “La mafia non è più quella di una volta”, un viaggio dentro la mafia e l’antimafia nella Palermo di oggi, Premio speciale della giuria a Venezia 76, il regista siciliano Franco Maresco riceverà il riconoscimento, “Premio alla carriera Laceno d’oro 44”, lunedì 2 dicembre alle ore 20,30 al Cinema Partenio (Via Giuseppe Verdi), in una serata in suo onore dove incontrerà il pubblico prima della visione del film. Siamo nel 2017, a venticinque anni dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, e Franco Maresco realizza il film  partendo da un suo recente lavoro dedicato a Letizia Battaglia, fotografa ottantenne che con i suoi scatti ha raccontato le guerre di mafia, definita dal New York Times una delle “undici donne che hanno segnato il nostro tempo”. Il regista sente il bisogno di affiancare a Letizia una figura proveniente dall’altra parte della barricata: Ciccio Mira, ‘mitico’ organizzatore di feste di piazza, già protagonista nel 2014 di “Belluscone. Una storia siciliana”. Nei pochi anni che separano i due film, Mira sembra cambiato. Forse cerca un riscatto, come uomo e come manager, al punto da organizzare un singolare evento allo Zen di Palermo: i neomelodici per Falcone e Borsellino. Eppure le sue parole tradiscono ancora una certa nostalgia per “la mafia di una volta”. Intanto, assistendo alle celebrazioni dei martiri dell’antimafia, il disincanto di Maresco si confronta con la passione di Letizia Battaglia.
Il regista portoghese Pedro Costa riceverà il “Premio alla Carriera Pier Paolo Pasolini” domenica 8 dicembre alle ore 20,30 al Cinema Partenio. Dopo la cerimonia di consegna sarà proiettato il suo ultimo film “Vitalina Varela” che ha trionfato a Locarno 2019 con il Pardo d’oro per il miglior film e miglior interpretazione femminile. Potente opera sull’emigrazione capoverdiana nel quartiere di Fontainhas, bidonville di Lisbona, tema più volte affrontato dall’autore, il film racconta la storia di Vitalina Varela, personaggio già apparso in “Cavalo dinheiro” del 2014, capoverdiana di 55 anni che arriva a Lisbona tre giorni dopo il funerale del marito. Sebbene il coniuge che l’ha tradita e ripudiata non ci sia più, Vitalina decide di rimanere in Portogallo per elaborare il lutto. Una vicenda personale che diventa simbolo collettivo, un film che conferma la sontuosità e il rigore della cinematografia di Costa capace di fondere luci e ombre, reale e visione.
Il Laceno d’oro, organizzato dal Circolo ImmaginAzione con la direzione artistica di Antonio Spagnuolo in collaborazione con Aldo Spiniello, Sergio Sozzo, Leonardo Lardieri della rivista cinematografica Sentieri Selvaggi e Maria Vittoria Pellecchia, con il contributo di Regione Campania e MIBACT – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo. Con il patrocinio della Provincia di Avellino, Comune di Avellino, Comune di Bagnoli Irpino, Ordine dei giornalisti della Campania.  In partenariato con Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino. In collaborazione con Sentieri Selvaggi, Centro Studi Archivio Pier Paolo Pasolini, Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, Quaderni di Cinemasud, Cactus Film Produzione, Eikon associazione culturale, Coordinamento Festival Cinematografici Campania, Roulette Agency e Godot Art Bistrot, Soprintendenza ABAP di Salerno e Avellino.

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Cinema

Morto il grande attore francese Michel Piccoli. Aveva lavorato con i più grandi registi internazionali

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michel piccoli

All’età di 94 anni il cinema dice addio a Michel Piccoli, tra i più grandi attori francesi. Ha lavorato con i più grandi registi internazionali: da Luis Bunuel fino a Claude Sautet, Marco Ferreri e Nanni Moretti.

 

Jacques Daniele Michel Piccoli era nato a Parigi il 27 dicembre 1925 in una famiglia di musicisti, per metà italiana e per l’altra metà francese, con lontane origini ticinesi. Sua madre era un pianista mentre suo padre un violinista.

Piccoli esordì nel film “Silenziosa minaccia” (1945) ma dovettero passare quasi 20 anni prima che l’attore, ormai quarantenne, venisse riconosciuto per il suo straordinario talento. Tutti i grandi autori del cinema francese hanno diretto Piccoli: Jean Luc Godard ne fa il marito di Brigitte Bardot in “Il disprezzo” (1963), Alain Resnais lo contrappone a Yves Montand in “La guerre è finita” (1965), Alfred Hitchcock, lo sceglie per il cast di “Topaz” (1969). E’ stato diretto da Roger Vadim, Costa-Gavras, René Clement, Yves Allégret, Claude Chabrol, Claude Lelouch e addirittura da Mario Bava, che lo trasforma nell’ispettore Ginko in “Diabolik” (1968). Marco Ferreri l’ha scelto per il suo “Dillinger è morto” e “La grande abbuffata”.
Dopo il primo matrimonio con l’attrice svizzera Eléonore Hirt, sul finire degli anni Sessanta sposa in seconde nozze l’attrice e cantante francese Juliette Gréco, dalla quale divorzierà nel 1977.

Diretto Marco Bellocchio, Michel Piccoli si aggiudica la Palma d’oro di Cannes come migliore attore per il film “Salto nel vuoto” (1980). Nello stesso anno sposa la sceneggiatrice Ludivine Clerc, sua attuale moglie, e viene diretto da Louis Malle in Atlantic City. Un altro premio, l’Orso d’Argento, arriva l’anno seguente per “Gioco in villa di Pierre” Granier-Deferre.

Tra gli anni ’80 e ’90 viene diretto da Ettore Scola, ancora da Godard, Liliana Cavani e ancora da Bellocchio e Malle, poi Jacques Rivette e Sergio Castellitto, fino alla sua prima regia con “Train de nuit” nel 1994. Una carriera senza soluzione di continuità nonostante l’avanzare degli anni ed è proprio il più grande vecchio del cinema d’autore mondiale, il portoghese Manoel de Oliveira, a regalargli nuove parti e nuovi onori con i film “Ritorno a casa”, “Lo specchio magico” e “Belle toujours” (2006), sequel ideale a decenni di distanza del capolavoro del suo primo grande maestro, “Bella di giorno”.

Nel 2011 Nanni Moretti lo sceglie per il ruolo del tormentato cardinale Melville che entra in crisi dopo essere stato eletto Papa in “Habemus Papam”. Presentato in concorso al Festival di Cannes, viene eletto miglior film dell’anno dai Cahiers du cinéma, vince un European Film Award, sette Nastri d’argento e tre David di Donatello, tra cui quello al miglior attore protagonista.

“Il 12 maggio si è spento tra le braccia della moglie Ludivine e dei suoi giovani figli Inord e Missia, in seguito a un incidente cerebrale”, come riporta una nota della famiglia trasmessa all’agenzia France Presse da Gilles Jacob, amico dell’attore nonché ex presidente del Festival di Cannes.

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Cinema

Cinema, David di Donatello: ‘Il Traditore’ di Bellocchio trionfa con 6 statuette

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bellochio e favino

“Avevo vinto tre David in tutta la mia carriera, oggi ne ho vinti tre in una volta sola”.

Emozionato e felice Marco Bellocchio commenta così l’ultimo premio consegnato al suo film ‘Il traditore’, il piu’ importante, quello come miglior pellicola dell’anno.

Un riconoscimento che si va ad aggiungere ad altri 5: miglior regista (Bellocchio), attore protagonista (Pierfrancesco Favino), attore non protagonista (Luigi Lo Cascio), oltre che miglior sceneggiatura originale (Bellocchio) e miglior montatore (Calvelli). In precedenza lo stesso Bellocchio aveva detto: “Avendo uno spirito democristiano vorrei che tutti fossero premiati” augurando quindi al cinema italiano “così in difficoltà in questo momento, di poter ricominciare a lavorare”. Una grande serata di cinema, la festa del cinema italiano quella andata in scena su Rai 1, che Piera Detassis, presidnente dell’Accademia del cinema italiano ha descritto così: “Quella di stasera è una sfida, ma questo è un tempo di sfide, un tempo in cui bisogna immaginare quello che sarà, ci vuole innovazione e sarà qualcosa di diverso”. ‘Il traditore’, pellicola superfavorita alla vigilia con 18 candidature, ha dominato la serata condotta da Carlo Conti da via Teulada in solitaria (solo alla fine è arrivata Piera Detassis, presidente dell’Accademia del Cinema italiano a consegnare il premio virtualmente a Bellocchio). Gli altri contendenti si sono accontentati di quello che ha lasciato ‘Il traditore’. Miglior attrice Jasmine Trinca per ‘La dea fortuna’, che ha bissato il premio ricevuto due anni fa per ‘Fortunata’. Attrice non protagonista Valeria Golino per ‘5 è il numero perfetto’ di Igort. La vittoria di Bellocchio de del suoi film su Tommaso Buscetta era annunciata. Tra tutte le statuette, però, quella meno certa era per l’attore non protagonista, vista la presenza ‘pesantissima’ di Roberto Benigni (‘Pinocchio’): invece ha vinto un premio meritatissimo Luigi Lo Cascio. Delusione per ‘Il primo re’ di Matteo Rovere che ha portato a casa solo permi minori, per lo stesso ‘Pinocchio’ di Matteo Garrone (che comunque e’ in pole position per rappresentare – con buone possibilita’ di successo – l’Italia agli Oscar 2021) e per ‘Martin Eden’ che ha comunque vinto il David per la miglior sceneggiatura non originale. Ultima considerazione per il premio al miglior regista esordiente: ha vinto Phaim Bhuiyan per ‘Bangla’. Una sorpresa, forse, ma un premio meritatissimo e molto significativo.

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Cinema

Cinema. I David di Donatello senza pubblico. Favorito ‘Il traditore’ di Bellocchio con 18 candidature

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david di donatello

Carlo Conti presenta una inedita edizione dei David di Donatello.

Niente pubblico né applausi: niente red carpet né fotografie da scattare ai vip. Quella che andrà in onda stasera alle ore 21.30, condotta da un solitario Carlo Conti, sarà una inedita e insolita edizione dei David di Donatello con, in contemporanea, il flashmob delle sale cinematografiche italiane che riaccenderanno le insegne e gli schermi in attesa della riapertura e di un ritorno alla normalità al motto di #riaccendilcinema.

In totale sono 26 le categorie dei premi. In cima alle nomination svetta “Il traditore” di Marco Bellocchio con 18 candidature, seguono “Il Primo Re” di Matteo Rovere e “Pinocchio” di Matteo Garrone con quindici, mentre “Martin Eden” di Pietro Marcello ha ottenuto undici candidature e “5 è il numero perfetto” di Igort corre per 9 statuette (tra cui regista esordiente) e “Suspiria” di Luca Guadagnino ha sei candidature.
Super favorito è “Il traditore” di Marco Bellocchio per miglior film, regia, sceneggiatura originale e interpretazione maschile, con la performance di Pierfrancesco Favino nei panni scomodissimi di Tommaso Buscetta.

In lizza come Miglior film c’è anche “Pinocchio” di Matteo Garrone. Nella categoria Miglior regia, Bellocchio sgareggia con Pietro Marcello, autore di “Martin Eden”, una visione coraggiosa e originale tratta liberamente dal capolavoro di Jack London, in una Napoli immaginaria sospesa nel tempo. Per il Miglior attore, Favino è in pole position ma attenzione a Luca Marinelli, un devastante marinaio di Jack London in “Martin Eden” e al sempre candidato Alessandro Borghi, stavolta nei panni di Remo ne “Il primo re”.
Tra le attrici, la sfida è più aperta con Valeria Bruni Tedeschi (“I villeggianti”) leggermente favorita rispetto a Jasmine Trinca, Lunetta Savino e Valeria Golino, rispettivamente interpreti di “La dea fortuna”, “Rosa” e “Tutto il mio folle amore”. E la Golino è in lizza anche per la categoria attrice non protagonista di “5 è il numero perfetto”. Per il Miglior attore non protagonista, la statuetta potrebbe andare a Geppetto – Roberto Benigni, l’anima della favola nera di Garrone (“Pinocchio”).

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