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Cronaca Campania

Call center in Spagna e California per truffare gli anziani: i retroscena dei 51 arresti tra Campania e Lombardia

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call center truffa anziani


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Napoli. Call center anche in Spagna e California per truffare anziani in tutta Italia: l’organizzazione che faceva capo al clan Contini di Napoli, sgominata oggi, era composta da sette articolazioni. Una di queste articolazioni operava in Spagna, dove era stata realizzata una centrale telefonica dalla quale partivano le telefonate agli anziani: il telefonista, italiano, parlava fluentemente spagnolo e con il suo eloquio era capace di intrattenere al telefono la vittima convincendola della necessità di pagare dei soldi per aiutare un familiare coinvolto in un incidente. Secondo la procura partenopea le truffe agli anziani avvenivano dietro l’attenta regia della cosiddetta ‘Alleanza di Secondigliano’ e del clan camorristico Contini operante nel centro di Napoli. Le cosche avevano messo in piedi un sistema di veri e propri call center, una rete presente in 10 regioni d’Italia e in Spagna, Inghilterra e California, da cui partivano le telefonate agli anziani. Gli ‘operatori’ dei call center della camorra inducevano le loro vittime a versare onerose somme di denaro per mettere in salvo il proprio figlio o il proprio nipote da una situazione di difficoltà. Una donna avrebbe addirittura ceduto la fede nuziale del marito defunto. Le somme di denaro ricevute, secondo quanto ricostruito dalla procura, venivano riciclate grazie a una gioielleria, il negozio ‘Toscano’ di corso Garibaldi a Napoli, per cui è stato disposto il sequestro. Il titolare è accusato di ricettazione. Le indagini sono partite a Milano. Nel capoluogo lombardo erano infatti state raccolte le prime denunce, a cui se ne sono aggiunte altre provenienti da Napoli e da altri territori italiani. Gran parte dei “call center” utilizzati per raggiungere telefonicamente gli anziani era a Napoli: le indagini, iniziate nel 2015 a seguito di una serie di denunce, si sono concentrate proprio sull’individuazione delle celle telefoniche. Le schede utilizzate per le telefonate venivano gettate dopo un solo giorno. La truffa era pensata in ogni suo particolare: per convincere la vittima che la telefonata arrivava da una caserma dei Carabinieri o da una stazione di Polizia, il telefonista si avvaleva di un finto sottofondo di sirene di auto delle forze dell’ordine. Anche quando la vittima, per diffidenza, interrompeva la conversazione per telefonare al 112 o al 113, in realtà il telefonista manteneva la comunicazione attiva, rispondendo egli stesso alla seconda chiamata. I truffatori erano ben organizzati anche per sviare le indagini: oltre al trucco delle schede utilizzate nell’arco di una sola giornata, era stato ideato un sistema di noleggio delle automobili che servivano per compiere le truffe in trasferta utilizzando sempre una società di noleggio diversa, anche se tutte erano dislocate sul territorio campano. L’unica “falla” era nell’utilizzo dello stesso avvocato per tutti i singoli truffatori arrestati in giro per l’Italia, destinati a processi per direttissima e spesso immediatamente scarcerati. Anche da questo aspetto gli investigatori sono partiti per individuare una mente unica dietro al sistema delle truffe che, inizialmente, appariva come parcellizzato e frutto dell’iniziativa di singoli truffatori spregiudicati.

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Caserta e Provincia

Poliziotti e carabiniere napoletani arrestati: sono stati denunciati da un imprenditore a cui facevano la scorta

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Croazia poliziotti carabiniere arrestati

I sei italiani fermati in Croazia per furto, tra i quali anche due poliziotti in servizio a Napoli e un carabiniere, avrebbero derubato un imprenditore italiano, A.A. di 31 anni.

Secondo fonti ben informate, gli italiani si sono recati in Istria, in una banca nelle vicinanze di Pola, per ritirare una grande quantita’ di denaro in contante, dal conto di uno di loro, un imprenditore. Subito dopo il prelievo, gli uomini della “scorta”, inclusi i tre agenti, si sarebbero impossessati dei soldi di A.A., sembra con minacce di morte. L’imprenditore rimasto vittima del furto avrebbe pero’ subito allertato la polizia croata che li ha fermati al confine con la Slovenia, nelle vicinanze di Buie, nell’Istria nordoccidentale, mentre tentavano di rientrare in Italia. Il furto ammonterebbe a centocinquanta mila euro. L’imprenditore invece dovra’ giustificare alle autorita’ croate la provenienza dei soldi.

E’ una vicenda che presenta ancora molti lati da chiarire quella che ha portato al fermo in Slovenia di sei italiani, tra cui due poliziotti e un carabiniere, di ritorno dalla Croazia e sospettati di aver fatto sparire 500 mila euro in contanti. Secondo quanto trapela da fonti investigative, mercoledi’ sera al confine con l’Italia, la polizia slovena di Buie ha fermato quattro auto su cui viaggiavano 9 persone: tra di loro un imprenditore italiano che ha raccontato di aver prelevato la somma in Croazia, da un conto corrente a lui intestato. Il problema e’ che i soldi non sono stati trovati: e l’imprenditore ha denunciato per furto sei dei suoi ‘compagni’ di viaggio (tutti tranne i suoi due fratelli). Le incongruenze della strana spedizione appaiono pero’ evidenti: dato che le auto sono state fermate in momenti successivi, una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti e’ che i primi ad essere bloccati dalla polizia abbiano avvertito gli altri che potrebbero aver fatto sparire il denaro. Il giallo potrebbe assumere contorni meno oscuri nelle prossime ore, una volta completate le procedure di identificazione.

Gli italiani fermati in Croazia sono partiti da Napoli, perche’ un imprenditore campano aveva chiesto una scorta ‘privata’ per rientrare in Italia con un ingente importo. Tra gli arrestati, oltre ai due poliziotti del Napoletano e al carabiniere, anche l’imprenditore del Casertano. Devono rispondere di furto, e sono stati denunciati da un altro imprenditore, secondo quanto si e’ appreso croato, socio dell’imprenditore campano che, per il denunciante, avrebbe tentato di sottrarre soldi alla societa’ che avevano in comune.

Inoltre, l’imprenditore presunta vittima del furto ha anche denunciato di essere stato minacciato. L’arresto e’ avvenuto nei pressi di Buje, tra la Slovenia e la Croazia, proprio al confine, e tutti sono in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo. Secondo quanto accertato, il contatto dei due poliziotti per questo incarico privato era un carabiniere che poi sarebbe risultato positivo al Covid e avrebbe chiesto a un altro militare di sostituirlo nel servizio di scorta. Nessuno, cosi’ come ricostruito dalle prime fasi dell’indagine, sarebbe stato a conoscenza della diatriba in corso dei due soci.

Tutto nascerebbe infatti  da una diatriba tra i soci di questa ditta che, di recente, era riuscita a ottenere il rilascio di importanti crediti, fino a poco tempo fa rimasti bloccati per motivi legali. Secondo quanto rende noto la polizia croata l’arresto dei sei italiani e’ avvenuto ieri sera, al confine con la Slovenia, precisamente nei pressi di Buje, nell’Istria nordoccidentale. Dalle autorita’ di Zagabria pero’ nessun riferimento alla presenza dei tre rappresentanti delle forze dell’ordine italiane. Al momento gli indagati sono in carcere, sempre a Buje, in attesa dell’udienza di convalida che si dovrebbe tenere tra domani e dopodomani. I due poliziotti risultano entrambi in servizio a Napoli, precisamente nel reparto prevenzione crimine, mentre il militare sarebbe di stanza nel Casertano.

Secondo il racconto fornito da alcune fonti, i due poliziotti, difesi dall’avvocato Maurizio Capozzo, tempo fa sarebbero stati contattati da un loro comune amico, un carabiniere, che ha proposto a entrambi di accompagnarlo in Croazia per ‘scortare’, verosimilmente dietro compenso, un imprenditore il quale si doveva recare nel paese balcanico per ritirare una ingente somma di denaro ricavata dallo scioglimento di una societa’. Di tutto cio’, in realta’, si sarebbe dovuto occupare un altro carabiniere che pero’, nel frattempo si e’ ammalato a causa del Covid-19. E’ stato cosi’ che il carabiniere malato ha chiesto a un collega, quello che e’ stato arrestato, di portare a termine la scorta per suo conto. Prima di partire il militare subentrante ha proposto il servizio di scorta anche ai suoi due amici poliziotti i quali hanno accettato.

Gli stessi parenti hanno anche sottolineato che gli agenti non avevano mai avuto contatti con persone in Croazia e neppure c’erano andati in precedenza. In sostanza non erano a conoscenza della diatriba sorta nella societa’. L’avvocato dei due agenti si e’ messo subito in contatto con la polizia croata e con il servizio consolare italiano ed ora sta seguendo la vicenda anche grazie a un collega locale.

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