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Caserta e Provincia

Sequestrato calzaturificio: I carabinieri del Noe denunciano l’amministratore

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Nella perseverante azione posta in essere dai Carabinieri del Comando per la Tutela Ambientale per contrastare il fenomeno dello smaltimento illecito dei rifiuti speciali nella cosiddetta “terra dei Fuochi”, i Carabinieri del NOE di Caserta hanno proceduto al sequestro di un opificio calzaturiero nel comune di Aversa.
Nel dettaglio, nell’ambito di mirati servizi, è stato individuato un opificio all’interno del quale veniva svolta l’attività di calzaturificio, in totale assenza di titoli autorizzativi per le emissioni in atmosfera ed in spregio alla normativa sulla regolare tenuta e smaltimento dei rifiuti speciali, anche pericolosi, prodotti dall’azienda. I militari hanno rinvenuto, ammassati all’interno della struttura, ingenti quantitativi di rifiuti costituiti da imballaggi misti in plastica contenenti colle e residui di sostanze infiammabili e corrosive, utilizzate per la produzione di scarpe, nonché bustoni in cellophane contenenti scarti di pellami, carta e cartone.
Il legale rappresentante dell’attività è stato denunciato a piede libero alla competente Autorità Giudiziaria per:
• emissione in atmosfera non autorizzata;
• attività di gestione non autorizzata di rifiuti,
con conseguente sequestro dell’opificio e dei rifiuti in esso contenuti per un valore complessivo di circa 500 mila Euro;.

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Caserta e Provincia

Coppia di conviventi scoperta con 300 grammi di marijuana: in manette

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Una coppia di conviventi residenti a Capodrise, lui di 55 anni, lei 40enne, e’ finita in carcere per detenzione ai fini di spaccio di droga.

I poliziotti del Commissariato di Marcianise avevano effettuato un primo sequestro alla coppia di 300 grammi di marijuana gia’ divisa in dosi, poi nell’abitazione dei due e’ stato trovato il materiale per essiccare e confezionare lo stupefacente e 1100 euro in contanti.

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Caserta e Provincia

Caserta, paura contagi: stretta del sindaco sulla Movida

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Fin da questo fine settimana sarà vigente a Caserta un’Ordinanza che vieta il consumo di bevande alcoliche nei luoghi pubblici in un ampio perimetro cittadino, a partire dalle zone che, anche recentemente, sono diventate teatro di continui assembramenti e talvolta di fenomeni di microcriminalità oltre che di pericolo per la salute, la sicurezza e l’ordine pubblico.
E’ un atto concordato con il signor Prefetto, con il signor Questore e con i vertici delle Forze dell’Ordine, che consideriamo indispensabile e necessario per la sicurezza in città e per indirizzare, specie i più giovani, a comportamenti corretti e osservanti le norme cui tutti ci dobbiamo uniformare per allontanare il rischio del contagio da covid-19.
E’ questa una azione che potrà essere efficace solo se condivisa e riconosciuta da tutti, cittadini e imprese. Mi auguro, quindi, che la sua osservanza sià generalizzata.
Chi riterrà ancora di essere superficiale e di mettere a rischio la sicurezza e la salute degli altri, incorrerà nelle sanzioni che saranno comminate con il concorso di tutte le Forze di Polizia operanti in città.

” I Baretti rischiano di morire. I commercianti pagano per l’assenza di controlli”. E’ questa la posizione di Giuseppe Russo, presidente della Fipe Confcommercio, sull’ordinanza del sindaco di Caserta Carlo Marino con la quale è stata vietata la vendita di alcol, dalle 23 alle 8 del mattino, in una sorta di ‘zona rossa’ dove si verificano disordini pubblici come ad esempio le risse dell’ultimo week end.

Per Russo con il provvedimento del Comune “i baretti rischiano di morire”. Si tratta di attività commerciali che “pagano per colpa di qualche testa calda che crede che la città sia un far west”. L’ordinanza “è troppo pesante per i commercianti sia per la sua lunghezza (fino al 31 dicembre) sia per gli orari eccessivamente penalizzanti, con lo stop alle 23 – dice ancora Russo – Si poteva pensare a soluzioni differenti. Noi capiamo che c’è bisogno di controllo dell’ordine pubblico e che le risorse umane scarseggiano ma non possono pagare i commercianti per questo. L’ordinanza è sicuramente la soluzione più semplice ma anche quella più traumatica per il commercio cittadino che vive un periodo di forte stress post Covid. Di certo non è una soluzione che risolve il problema. Fino a quando non si aumentano i controlli e si puniscono le teste calde che danneggiano il commercio non cambierà nulla”.

Infine, il presidente della Fipe Confcommercio sottolinea anche la disomogeneità del provvedimento con alcune aree escluse dall’ordinanza (si pensi alla zona di via Botticelli o piazza Pitesti e via Settembrini) ed altre dove invece vigerà il divieto. “Si rischia di generare effetti di concorrenza sleale – ammonisce Russo – A questo punto tanto valeva estendere il provvedimento a tutti senza fare figli e figliastri”, conclude.

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