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Cronaca

‘Chiedo scusa alla famiglia di Ulderico’, la lettera del presidente della comunità dei nigeriani della Campania

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. Chiede scusa alla famiglia del tabaccaio  ucciso dalle mani assassine e dal gesto sconsiderato di un suo connazionale. Lo fa con parole semplici, in un italiano quasi perfetto. E’ mister presidente della comunità dei nigeriani della Campania.”Io, Omeliko Mike, a nome della comunità Nigeriani in Mugnano di , in comune di , in Campania e in tutta l’Italia chiedo scusa alla famiglia di anche al defunto Ulderico. . Un cordialissimo giornalaio della stazione di di Napoli ha perso la vita per mano di un 32enne presunto Nigeriano in una colluttazione”, Comincia così la lettera indirizzata alla famiglia di Ulderico. E poi continua: “Oggi vorrei associarmi alla famiglia a condividere il loro dolore per la perdita di Ulderico Esposito: un marito, un padre a un amico sociale. Di certo il lutto della famiglia è un lutto di tutti noi. Il Sig. Ulderico Esposito, nel corso nella mia vita da studente mi servì pure i biglietti del metro a volte le riviste informatiche, quando ci passò per comprarmeli. Il suo sorriso sempre stampato in faccia me è rimasto”. E ancora la condanna verso ogni tipo di violenza:”Io e con i miei connazionali siamo uniti alla famiglia per condannare ogni forma di violenza che sta decimando la nostra società sociale e civile. La violenza non ha colore o nazione e saremo a denunciare sempre senza condizionale ogni forma di violenza. Chi la promuove o la mette in atto verrà perseguito senza nessun sostegno del pubblico. Consapevole del dolore della famiglia e di non avere le giuste parole per confortarla prego al nostro Signore affinché dia alla famiglia il grande cuore per supportare la perdita di Ulderico Esposito. Cordiali saluti, Mr. Omeliko Mike “.

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Area Vesuviana

Giancarlo Siani, storia di un giornalista morto per la verità

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Giancarlo Siani, storia di un giornalista morto per la verità

 

Il 23 settembre 1985 Giancarlo Siani cronista del giornale ” Il Mattino”, viene colpito da una raffica di proiettili partiti dalle pistole di almeno due sicari nel quartiere Vomero, dove il 26enne abitava. Un brutale omicidio, commissionato dalla camorra per punire Siani che aveva osato denunciare ,con le sue inchieste, la collusione tra camorra e politica negli appalti sulla ricostruzione che interessarono la Campania dopo il sisma del 1980. Un elemento scomodo per i clan Nuvoletta, Bardellino che, collusi con esponenti della politica oplontina, sul territorio tra Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, avevano costruito un impero grazie alla gestione e al controllo dello spaccio di droga e il contrabbando di sigarette. Articoli scomodi tanto da dirimere la morte del cronista. In un dossier Siani scrisse che l’arresto del boss Valentino Gionta era stato eseguito dai carabinieri, grazie a una “soffiata” partita da elementi del clan Nuvoletta, i quali volevano spodestare il boss per avere maggior potere negli illeciti affari insieme ai Bardellino; la rabbia oscura la mente dei fratelli Angelo e Lorenzo Nuvoletta, alla lettura delle accuse sollevate da Siani nell’articolo pubblicato.

I due capi bastone rischiano di essere giudicati “infami” nell’ambiente malavitoso, il codice d’onore camorristico bandisce le amicizie con appartenenti alle forze dell’ordine. I Nuvoletta decisero la morte del giornalista. Le indagini, condotte dalla magistratura e le rivelazioni di tre pentiti, portano all’arresto dei mandanti dell’omicidio: i fratelli Nuvoletta e degli esecutori materiali, Ciro Capuccio e Armando Del Core. Con la sentenza, emessa in fase di giudizio il 15 Aprile 1997, la Corte d’Assisi di ha condannato all’ergastolo mandanti ed esecutori. Sono passati 35 anni dalla morte di Giancarlo Siani, ma il suo ricordo, l’amore, l’affetto vive nel Paolo e nelle tante manifestazioni che ogni anno hanno luogo in Campania in sua memoria. Sulla sua vita nel 2009 è stato girato il film Fortapasc, di Marco Risi, un omaggio per non dimenticare colui che era e sarà il simbolo della vera anima del giornalismo: la verità.

Natasha Macri

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Cronaca

Carabiniere casertano investito e ucciso mentre fa jogging: arrestato il pirata della strada

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Carabiniere casertano investito e ucciso mentre fa jogging: arrestato il pirata della strada. Era positivo al drug test.

 

Antonio Montaquila, 37enne maresciallo dei carabinieri in servizio alla stazione dell’Arma a Formicola in provincia di Caserta, e’ stato investito e ucciso da un’auto a Capua, mentre faceva jogging. Il militare e’ morto sul colpo. La Polizia Stradale, che indaga sull’accaduto, nella notte ha arrestato il conducente della vettura, un 21enne del posto risultato positivo al test per l’uso di sostanze stupefacenti. Dai primi accertamenti effettuati, sembra che il giovane abbia perso il controllo dell’auto, che andava ad alta velocita’, finendo sul marciapiede, dove in quel momento il 37enne carabiniere stava correndo.

Montaquila lascia la moglie 44enne e un figlio di 6 anni; da poco era stato trasferito dalla Compagnia di Capua alla stazione di Formicola, dove avrebbe dovuto svolgere il ruolo di vice-comandante. Grande commozione tra i colleghi; Montaquila, originario di Vairano Patenora, viene ricordato come un professionista serio e dedito al suo lavoro, che si faceva voler bene e rispettare da tutti.

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