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Cronaca

Napoli, Gabrielli al Rione Sanità: “Città non sempre collaborativa”. E spiega il tweet duro contro Saviano

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Gabriella napoli Savino


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Napoli. Franco Gabrielli, il capo della polizia, al Rione Sanità per gli ‘Incontri’ di Paolo Mieli chiede ai napoletani di collaborare con le forze dell’ordine, abbandonando l’omertà. Gbrielli, parlando della vicenda di Noemi, la bimba ferita nell’agguato di Piazza Nazionale dice: “Una delle cose più belle è stata quando il primario dell’ospedale ha comunicato che la piccola Noemi aveva avuto la possibilità di superare un momento critico. La cosa che avverto e che mi sento di sottolineare è che noi dobbiamo passare dalla emotività, da una straordinaria reazione a fatti eclatanti, a una ordinarietà che è fatta anche da supporto alle forze di Polizia. A volte, quando parlo con i miei colleghi, non vi nego che mi riportano una città non sempre collaborativa”. “Mi piacerebbe che quella risposta che sottende una logica emotiva diventasse l’ordinario. Non chiediamo eroi, non si deve chiedere al cittadino di fare cose che sono rimesse alla responsabilità delle forze di polizia ma a volte una maggiore collaborazione, un occhio che vede, un orecchio che sente è molto più utile che tante altre cose”, ha aggiunto Gabrielli. Il capo della Polizia ha invitato tutti a lavorare meglio e più in silenzio:
“Quando è avvenuta la vicenda della piccola Noemi – ha ricordato Gabrielli – ho detto che eravamo tutti responsabili perché forse in questo momento non bisogna fare la rincorsa a sottrarci dalle responsabilità che portiamo. Dobbiamo lavorare tutti, un po’ più in silenzio, ma non perchè i problemi non debbano essere evidenziati o perchè l’informazione non vada data. Se negassimo che questo è un territorio difficile saremmo sciocchi o disonesti. Bisogna lavorare. L’atteggiamento peggiore sarebbe fermarci alla recriminazione”. Gabrielli ha risposto ad una domanda di Paolo Mieli sulla scelta della Polizia di rispondere con un tweet duro alle opinioni di Roberto Saviano che aveva accusato la Polizia di fare il ‘servizio d’ordine’ per Matteo Salvini: “Saviano è un influentissimo opinion maker che con le sue parole influenza migliaia di cittadini. Ed è questo il motivo per cui ho sentito l’esigenza di intervenire direttamente sebbene già in un precedente episodio avevamo già fatto un tentativo di moral suasion nei confronti dello scrittore usando una terminologia molto più politically correct. Ma oggi come Polizia di Stato siamo sui social e rispetto a una reiterata rappresentazione della realtà abbiamo risposto così. Ma un secondo tweet del genere non lo faccio”. “A chi dice che un’istituzione non si deve porre nello stesso piano dei singoli cittadini rispondo che io non mi sono mai sottratto al confronto diretto. Ricordo che quando Matteo Renzi fece l’accorpamento del Corpo Forestale all’Arma dei Carabinieri io espressi la mia assoluta contrarietà. E lo feci – dice Gabrielli – prima del 4 dicembre 2016, quando un po’ tutti da renziani diventarono antirenziani”. 
Poi Mieli ha chiesto a Gabrielli se il tweet di Saviano lo avesse fatto arrabbiare: “Direi di sì – risponde il Capo della Polizia – vivo queste cose sempre con la mia toscanità e vivo soprattutto con forte negatività tutte le volte che si vuole rappresentare un’amministrazione che ha come principale profilo quella della terzietà come qualcosa di parte. L’unica cosa che mi dispiace e dalla quale mi affranco completamente è che sia vista come lo scontro di un’amministrazione contro un cittadino perchè quella sarebbe anche la negazione della nostra esistenza. Abbiamo richiamato peraltro lo avevamo fatto anche precedentemente – ricorda Gabrielli – un po’ tutti a un senso di responsabilità. Poi se questo viene vissuto, come è giusto che possa esserlo, in maniera diversa, ovviamente le critiche fanno bene perché servono anche a ricalibrare i comportamenti. La cosa che voglio sottolineare è che lo spirito e la motivazione con cui abbiamo agito non era contro qualcuno ma per difendere qualche cosa che appartiene anche a qualcuno”. 

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Caserta e Provincia

Poliziotti e carabiniere napoletani arrestati: sono stati denunciati da un imprenditore a cui facevano la scorta

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Croazia poliziotti carabiniere arrestati

I sei italiani fermati in Croazia per furto, tra i quali anche due poliziotti in servizio a Napoli e un carabiniere, avrebbero derubato un imprenditore italiano, A.A. di 31 anni.

Secondo fonti ben informate, gli italiani si sono recati in Istria, in una banca nelle vicinanze di Pola, per ritirare una grande quantita’ di denaro in contante, dal conto di uno di loro, un imprenditore. Subito dopo il prelievo, gli uomini della “scorta”, inclusi i tre agenti, si sarebbero impossessati dei soldi di A.A., sembra con minacce di morte. L’imprenditore rimasto vittima del furto avrebbe pero’ subito allertato la polizia croata che li ha fermati al confine con la Slovenia, nelle vicinanze di Buie, nell’Istria nordoccidentale, mentre tentavano di rientrare in Italia. Il furto ammonterebbe a centocinquanta mila euro. L’imprenditore invece dovra’ giustificare alle autorita’ croate la provenienza dei soldi.

E’ una vicenda che presenta ancora molti lati da chiarire quella che ha portato al fermo in Slovenia di sei italiani, tra cui due poliziotti e un carabiniere, di ritorno dalla Croazia e sospettati di aver fatto sparire 500 mila euro in contanti. Secondo quanto trapela da fonti investigative, mercoledi’ sera al confine con l’Italia, la polizia slovena di Buie ha fermato quattro auto su cui viaggiavano 9 persone: tra di loro un imprenditore italiano che ha raccontato di aver prelevato la somma in Croazia, da un conto corrente a lui intestato. Il problema e’ che i soldi non sono stati trovati: e l’imprenditore ha denunciato per furto sei dei suoi ‘compagni’ di viaggio (tutti tranne i suoi due fratelli). Le incongruenze della strana spedizione appaiono pero’ evidenti: dato che le auto sono state fermate in momenti successivi, una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti e’ che i primi ad essere bloccati dalla polizia abbiano avvertito gli altri che potrebbero aver fatto sparire il denaro. Il giallo potrebbe assumere contorni meno oscuri nelle prossime ore, una volta completate le procedure di identificazione.

Gli italiani fermati in Croazia sono partiti da Napoli, perche’ un imprenditore campano aveva chiesto una scorta ‘privata’ per rientrare in Italia con un ingente importo. Tra gli arrestati, oltre ai due poliziotti del Napoletano e al carabiniere, anche l’imprenditore del Casertano. Devono rispondere di furto, e sono stati denunciati da un altro imprenditore, secondo quanto si e’ appreso croato, socio dell’imprenditore campano che, per il denunciante, avrebbe tentato di sottrarre soldi alla societa’ che avevano in comune.

Inoltre, l’imprenditore presunta vittima del furto ha anche denunciato di essere stato minacciato. L’arresto e’ avvenuto nei pressi di Buje, tra la Slovenia e la Croazia, proprio al confine, e tutti sono in attesa dell’interrogatorio per la convalida del fermo. Secondo quanto accertato, il contatto dei due poliziotti per questo incarico privato era un carabiniere che poi sarebbe risultato positivo al Covid e avrebbe chiesto a un altro militare di sostituirlo nel servizio di scorta. Nessuno, cosi’ come ricostruito dalle prime fasi dell’indagine, sarebbe stato a conoscenza della diatriba in corso dei due soci.

Tutto nascerebbe infatti  da una diatriba tra i soci di questa ditta che, di recente, era riuscita a ottenere il rilascio di importanti crediti, fino a poco tempo fa rimasti bloccati per motivi legali. Secondo quanto rende noto la polizia croata l’arresto dei sei italiani e’ avvenuto ieri sera, al confine con la Slovenia, precisamente nei pressi di Buje, nell’Istria nordoccidentale. Dalle autorita’ di Zagabria pero’ nessun riferimento alla presenza dei tre rappresentanti delle forze dell’ordine italiane. Al momento gli indagati sono in carcere, sempre a Buje, in attesa dell’udienza di convalida che si dovrebbe tenere tra domani e dopodomani. I due poliziotti risultano entrambi in servizio a Napoli, precisamente nel reparto prevenzione crimine, mentre il militare sarebbe di stanza nel Casertano.

Secondo il racconto fornito da alcune fonti, i due poliziotti, difesi dall’avvocato Maurizio Capozzo, tempo fa sarebbero stati contattati da un loro comune amico, un carabiniere, che ha proposto a entrambi di accompagnarlo in Croazia per ‘scortare’, verosimilmente dietro compenso, un imprenditore il quale si doveva recare nel paese balcanico per ritirare una ingente somma di denaro ricavata dallo scioglimento di una societa’. Di tutto cio’, in realta’, si sarebbe dovuto occupare un altro carabiniere che pero’, nel frattempo si e’ ammalato a causa del Covid-19. E’ stato cosi’ che il carabiniere malato ha chiesto a un collega, quello che e’ stato arrestato, di portare a termine la scorta per suo conto. Prima di partire il militare subentrante ha proposto il servizio di scorta anche ai suoi due amici poliziotti i quali hanno accettato.

Gli stessi parenti hanno anche sottolineato che gli agenti non avevano mai avuto contatti con persone in Croazia e neppure c’erano andati in precedenza. In sostanza non erano a conoscenza della diatriba sorta nella societa’. L’avvocato dei due agenti si e’ messo subito in contatto con la polizia croata e con il servizio consolare italiano ed ora sta seguendo la vicenda anche grazie a un collega locale.

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