Camorra: ‘Ci dobbiamo mettere le bombe addosso e andare nel Vicariello’, i Mignano meditavano la vendetta

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E’ una guerra senza fine quella tra i Rinaldi e i Mazzarella-D’Amico per il predominio delle attività illecite nella zona di San Giovanni a Teduccio. Ove mai ve ne fosse ancora bisogno ne sono la testimonianza evidente le intercettazioni contenute nel decreto di fermo dei pm Antonella Fratello e Simona Rossi della Dda di Napoli che stamane ha portato in carcere i due vertici, killer e gregari del clan D’Amico -Mazzarella per l’omicidio di Luigi Mignano, cognato del boss Ciro Rinaldi mauè, ucciso al rione Villa il 4 aprile scorso. La figlia Rita (che non è indagata) arrivata sul luogo dell’agguato nel corso del quale era stato ferito anche il fratello Pasquale, aveva urlato in dialetto napoletano: “ci dobbiamo mettere le bombe addosso e dobbiamo andare nel vicariello”. Per “Vicariello” è inteso via Nuova Villa dove abitano i nemici dei D’Amico “Gennarelli”. Ma non è finita perché le evidenti tensioni tra le due famiglie malavitose vengono confermate nell’intercettazione (contenuta sempre nel decreto di fermo) negli uffici della questura e la protagonista è, ancora una volta Rita Mignano, che in evidente stato di agitazione e covando vendetta nei confronti dei D’Amico, fa esplicitamente riferimento, nuovamente, al vicariello: ” …… le figlie di quella di dietro il “vicariello …. domani mattina alle sette sto fuori .. al circolo .. io ….” Ed è la madre Maria Rinaldi a redarguirla, rappresentandole che non vuole problemi perché ha ancora due figli maschi: “Rita siediti qua muoviti …. io ho ancora due figli maschi …”. Dall’intercettazione ambientale si ricava, poi, conferma della dinamica dell’agguato, in quanto fanno riferimento a due soggetti giunti in sella un ciclomotore che, dopo aver colpito al petto Luigi Mignano, hanno continuato a sparare ad altezza uomo. Aggiungono che il bambino era riuscito a salire in macchina.



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