“Con l’uso che sai di doverne fare e con le motivazioni che la tua intelligenza sa che mi spinge”: e’ questa la frase che l’ex sindaco di Castelvetrano, Nino Vaccarino, dice rivolgendosi a Vincenzo Santangelo, impresario di pompe funebri, condannato per traffico internazionale di stupefacenti in passato e 416 bis. Siamo a marzo 2017. Vaccarino consegna le informazioni ricevute qualche giorno prima dal tenente colonnello Marco Zappala’, ufficiale dell’Arma in servizio alla Dia di Caltanissetta. A sua volte, Zappala’ ha ricevuto la notizie dall’appuntato Giuseppe Barcellona, in servizio alla compagnia di Castelvetrano.Sono stati arrestati stamattina su disposizione del gip di Palermo, Piergiorgio Morosini, che ha accolto la richiesta formulata della Procura della Repubblica di Palermo. L’appuntato Barcellona si occupava della trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali su delega della Procura di Palermo. Ed e’ proprio in questo ambito che Barcellona e Zappala’ avrebbero piu’ volte scambiato informazioni. Secondo l’accusa Zappala’ avrebbe inviato alcuni ‘screenshot’ di conversazioni appena trascritte tra due soggetti sottoposti ad indagine che riguarda la ricerca del latitante Matteo Messina Denaro. Il contenuto di questi ‘screenshot’ arrivano a Vaccarino, tramite, Zappala’. Il tenente colonnello Zappala’ aveva invece avviato, da tempo, contatti con Vaccarino – soggetto massone, condannato per traffico di droga e archiviata l’accusa di favoreggiamento alla mafia – che gia’ in passato, con il nome in codice di “Svetonio”, era stato utilizzato dai servizi per intrattenere un rapporto epistolare con “Alessio”, ossia Matteo Messina Denaro. L’impressione e’ che Zappala’ volesse raccogliere informazioni sul latitante Matteo Messina Denaro, per la sua cattura. Ma per farlo, di fatto, rivela notizie delicate, coperte da segreto, proprio volte all’arresto di Messina Denaro. All’appuntato viene contestato l’accessso abusivo al sistema informatico mentre al colonnello Zappala’ la divulgazione di notizie riservate. Mentre all’ex sindaco Vaccarino viene contestato il favoreggiamento aggravato a cosa nostra. Gli interrogatori di garanzia dei 3 indagati si svolgeranno domani mattina.Le indagini sono state coordinate dall’aggiunto Paolo Guido e dei sostituti Pierangelo Padova e Francesca Dessi’.
Maxi-processo «Hydra» sulla «Confederazione delle Mafie» in Lombardia: 62 condanne e 45 rinvii a giudizio
Milano– Nell’aula bunker del carcere di Opera ieri sera è stata necessaria oltre un’ora per leggere il dispositivo che segna uno spartiacque nella storia giudiziaria milanese. Il Gup Emanuele Mancini ha sostanzialmente validato l'impianto accusatorio dell'inchiesta "Hydra", riconoscendo l'esistenza di quella che i magistrati della Dda definiscono una "alleanza strutturale" tra le diverse anime del…
Curve di San Siro tra affari, violenza e mafia: nelle motivazioni il sistema criminale dietro il tifo
Le curve di San Siro non erano soltanto luoghi di tifo acceso e identità calcistica, ma veri e propri centri di potere economico e criminale. È il quadro durissimo che emerge dalle motivazioni della sentenza depositate dalla giudice per l’udienza preliminare di Milano, Rossana Mongiardo, dopo il maxi blitz “Doppia Curva” del settembre 2024. Un sistema strutturato, violento e redditizio, capace di generare oltre 100mila euro all’anno solo nella Curva Sud milanista e di intrecciarsi, sul fronte interista, con una protezione di matrice mafiosa riconducibile alla ’ndrangheta.
Nelle circa trecento pagine di motivazioni viene ricostruita una realtà nella quale la Curva Sud del Milan agiva come un’organizzazione autonoma, fondata su intimidazioni e violenze, senza condividere la gestione degli affari con altri gruppi. Un controllo ferreo che garantiva incassi costanti provenienti dal bagarinaggio dei biglietti, dal merchandising e dalla gestione dei parcheggi attorno allo stadio. Dall’altra parte, la Curva Nord dell’Inter viene descritta come un contesto funzionale agli affari illeciti, protetto da un rapporto di tipo mafioso con il clan Bellocco, con l’aggravante dell’associazione mafiosa pienamente riconosciuta. In questo quadro si inserisce anche il patto di non belligeranza tra le due tifoserie, pensato per evitare conflitti e massimizzare i profitti.
REDAZIONE






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