Operazione ‘Olimpo’: l’emissario fece la ‘cresta’ sulla quota del pizzo da versare al clan...

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Il Costruttore Giuseppe Passarelli con il quale la società PolGre, i cui azionisti erano i Polese e Adolfo Greco, aveva stipulato un contratto di permuta per la riqualificazione dell’ex area industriale Cirio aveva interessi immobiliari nel Beneventano. Passarelli doveva delle somme di danaro ad alcuni camorristi beneventani, appartenenti al Clan Sparandeo, e si serviva di Vincenzo Di Vuolo, detto ‘Terra Terra’, e uomo di fiducia di Liberato Paturzo detto Cocò (l’imprenditore del clan D’Alessandro) è quanto si legge nelle oltre ottocento pagine dell’informativa che poi ha portato all’operazione “Olimpo”. Passarelli doveva dare dei soldi a Benevento, non avendo onorato il suo impegno la cifra era lievitata di Cinquemila euro.
Vincenzo: “Hanno avuto un problema a Benevento!”
Moglie di Vincenzo: “Che problema hanno avuto?
Vincenzo: “ L’ingegnere (incomprensibile) … non ha pagato mo vuole trovando altri soldi. Mo
domani mi manda 5.000 euro, … dopodomani mi manda 5.000 euro e si deve andare a Benevento! (breve pausa) Non mi ci devo mettere in mezzo? No, rispondimi!”
Moglie di Vincenzo: “Ma perché poi ti vengono a chiedere questo piacere a te!?”
Vincenzo: “Gina mi comandano a me, io ci vado a duecento orario, … ma non esiste proprio, stiamo parlando di un cristiano che voglio bene, un cristiano che mi ha dato 7. 000 euro in due mesi. Ecco questi sono i compagni li vedi? Ha detto Enzo mo solo tu mi puoi risolvere il problema…”
Da questa conversazione tra Vincenzo Di Vuolo e la moglie Gina si evince la conferma della dipendenza economica di quest’ultimo da Passarelli. Di Vuolo, infatti, affermava che in due mesi aveva percepito dal costruttore 7mila euro, verosimilmente – si legge – per la risoluzione di vicende simili, non sussistendo alcun altro tipo di prestazione professionale che il Di Vuolo aveva mai svolto per quegli imprenditori. Dieci minuti dopo Vincenzo Di Vuolo chiamava la persona con la quale aveva appena avuto l’incontro e gli raccomandava di portare altri soldi da dare al misterioso creditore in quanto voleva definire una volta per tutte la vicenda. L’analisi della conversazione permetteva di ipotizzare che, verosimilmente, vi era stato ed era ancora in corso un pagamento di denaro cadenzato in più tranche.
Vincenzo: “… geometra sono Vincenzo, … vi volevo chiedere una cortesia, dopodomani che ci vediamo, mi sentite? Se cortesemente mi portate pure le … , come vi devo dire, le … tf:.
totale versato dei preventivi che hanno fatto, no? Avete capito, che in modo io vedo
se ci fanno un poco di sconto sistemato e pulito e vediamo di chiuderla questa
fatica. Avete capito, diciamo tutti gli anticipi fattura per fattura che in modo io gli
porto i dettagli e vediamo di chiuderla, va bene? Anche questo mi serve, ci vediamo
il 27, … buonasera, buonasera, buonasera. (Si rivolge a sua moglie) Io magari ci
vado e speriamo che non se li (incomprensibile)”.
Moglie di Vincenzo: “… vuol dire che …”
Vincenzo: “… no, dimmi come faccio a non andarci! Se mi dici come faccio! Anche se
dopodomani da qua me ne devo andare alle cinque”
Vincenzo: “… perché poi te lo spiego dopo, … se io riesco e vedo di chiudere a zero e me li da a me io me li butto nel “secretè”. ‘… ho chiuso come dicevate voi però mandategli
un pensiero a Pasqua, a pasqua prendetene cinque e glieli mandate’, … hai capito?”
Di Vuolo insieme alla moglie, alla figlia minore parte alla volta di Benevento. Di Vuolo nel dialogo con i camorristi sanniti avrebbe fatto leva sulla circostanza che vi erano stati già altri pagamenti e, soprattutto, sul nome di “Michele” persona indicata da Di Vuolo Vincenzo quale persona interessata alla definizione della vicenda. In realtà il Vincenzo farà da intermediario in un’estorsione subita dal Passarelli ad opera del clan Sparandeo di Benevento per la costruzione del cosiddetto “Palazzo Passarelli”, un complesso residenziale al centro della città sannita. Il clan locale cosiddetto facente capo a Saverio Sparandeo, aveva richiesto una rilevante somma di denaro a titolo di estorsione. Passarelli, fino all’intervento di Di Vuolo, aveva pagato con più rate circa 60mila euro. Vincenzo Di Vuolo, spacciandosi per un portatore di interessi del clan D’Alessandro, voleva evitare l’ulteriore pagamento appropriandosi, all’insaputa dell’ingegnere, della somma di denaro ricevuta da quest’ultimo. Durante il viaggio Di Vuolo confidava alla moglie di aver ricevuto dal geometra la somma di 7.300 euro così ripartiti: 5.000 euro destinati allo Sparandeo e 2.300 euro a lui. L’atto di generosità dell’ingegnere nell’avergli voluto corrispondere 2.300 euro per l’intermediazione svolta, lo faceva tentennare dal suo iniziale intento di intascare indebitamente l’intera somma nel caso fosse riuscito ad evitare il pagamento dell’estorsione, salvo poi ripensarci. Intanto la famiglia, in auto, stava quasi per arrivare a Benevento ed iniziavano i primi contatti finalizzati a comprendere esattamente il luogo dell’incontro. Vincenzo Di Vuolo chiamava un geometra il quale gli comunicava il luogo dell’appuntamento.
Saverio Di Vuolo: “Che parte di Benevento?”
Vincenzo: “… vuoi trovando la via?”
Saverio Di Vuolo: “… no a che parte, … si dimmi la via”
Vincenzo: “… mo mi faccio dire la via dal geometra … geometra scusate, la via qual è?”
Poco dopo le 14 Vincenzo Di Vuolo scendeva dall’auto mentre la moglie e i figli restavano in macchina in attesa del suo ritorno. Saverio Sparandeo era nella sua abitazione. Li vi erano alcuni poliziotti che monitoravano la scena, nonostante l’insufficienza di personale decidevano di intervenire. Di Vuolo riesce a scappare perché l’immobile però era protetto da più porte blindate, ubicate anche sul retro, che ne impedivano l’immediato accesso. L’operazione di Polizia era seguita dai familiari di Di Vuolo che dall’auto riuscivano ad osservare quanto stava accadendo.
Saverio Di Vuolo: “Eccola la “Grande Punto”
Moglie di Vincenzo: “… stai zitto”
Saverio Di Vuolo: “… la Grande Punto eccola!”
I presenti nell’abitacolo individuavano l’auto civetta generalmente in uso alle forze di Polizia e resisi conto di quanto stava accadendo si adoperavano per recuperare Vincenzo Di Vuolo.
Moglie di Vincenzo: “…mannaggia la Madonna! Non li guardiamo Saverio”
Saverio Di Vuolo: “… io guardo ma non me ne faccio accorgere”
Moglie di Vincenzo: “…Gesù Cristo mio”
Saverio Di Vuolo: … vedi come vanno piano piano? Quello calvo vedi?
Moglie di Vincenzo: … ecco tuo padre, vedi?
Di Vuolo riesce a scappare gettando via le banconote da consegnare poi utilizza la figlia minore per recuperare il denaro abbandonato durante la fuga su un prato.
Vincenzo: “…dobbiamo prendere i soldi da là terra! Ho saltato da sopra quel muro eccolo.  devi fare la pipì a papino? Gina con la scusa che deve fare la pipì OMISSIS…”
Moglie di Vincenzo: “…questo pure vedi”
Vincenzo: “…no Gina, … noo questo è uno scemo!”
Saverio Di Vuolo: “… mamma mettili nelle mutande i soldi”
Vincenzo: “…no aspetta Gina, la bambina deve fare la pipì”
Figlia: “… no”
Vincenzo: “… dai fai la pipì a papino dai! Scendi presto …”
Figlia: “… io non la devo fare!”
Vincenzo: “…prendili  stanno qui terra vedi, prendili a papa! Devi fare la pipì a papino? Scendi va bene … fai la pipì vieni qua vieni … fai veloce! Dai fai la pipì a papino! Gina eccoli la, … vedi OMISSIS”
Moglie di Vincenzo: “… prendili vai vai!
Vincenzo: “…guarda la guarda, … stiamo ancora a … Eccoli OMISSIS, .. .fai pipì eccoli, … là dentro l’erba vedi, là vedi, la vedi!! Dammi qua. Hai fatto la pipì? Andiamo, scappiamo da qua!”
Moglie di Vincenzo: “Li ha presi? Tutti quanti ci stanno?”
Vincenzo “Mettili sotto le tette Gina, sotto le tette…Se ti dicono perché li tieni in petto, per paura che se ti li rubano dici”
Moglie di Vincenzo: “…Eh…si vedono pure da fuori”
Vincenzo: “…Ce ne dobbiamo scappare da qua…”.

13. continua

(nella foto Vincenzo Di Vuolo detto terra terra)






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