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Cronaca Giudiziaria

Camorra, il pentito: ‘Il boss Tommaselli mi propose di uccidere il figlio di Sorianiello, ma io rifiutai’. I VERBALI

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. E’ stato il pentito , uno dei primi collaboratori di giustizia di Pianura e Soccavo a spiegare agli investigatori la nascita del clan Sorianiello e la rottura con i Vigilia. Le sue dichiarazioni sono contenute nelle 694 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Chiara Bardi su richiesta del pm Francesco De Falco della Dda di che ieri ha portato in carcere 31 persone tra  i vertici liberi delle due cosche entrato in contrasto negli ultimi anni.”…Simone Sorianiello, figlio di Alfredo o’ biondo, l’ho conosciuto dopo la morte del fratello. Il padre era affiliato al clan comandato da VIGILIA Alfredo detto o’ nir. Dopo la morte del fratello di Simone, inizio’ a costituirsi il come gruppo autonomo. Simone aveva una piazza di spaccio nel rione 99′ prima gestita dal fratello ucciso, insieme al padre e allo zio Giuseppe, cognato di Alfredo o’ bìondo…Nell’anno 2012, dopo un po’ di tempo dalla mia scarcerazione, mi unii al Tommaselli Carlo detto o’ nasone contro i Soccavesi e precisamente contro Vigilia Alfredo detto o’ nir e Alfredo Sorianiello detto o’ biondo.In quel periodo i Vigilia e i Sorianiello stavano insieme, ma comandava Vigilia Alfredo o’ nir. Nacque un contrasto perché l”abitazione di PARISI Gennaro, in quel momento detenuto, era stata ”espropriata” dai Sorianiello che vi gestivano una piazza di spaccio di erba, alla quale partecipava anche Sorianiello Fortunato, Tommaselli Carlo si lamento’ di questo affronto e mando’ varie imbasciate a Sorianiello Alfredo affinchè restituissero la casa. Tommaselli Carlo mi propose di uccidere Soraniello Fortunato, ma io mi rifiutai dicendo che tutto sommato era un giovane estraneo al sistema nel senso che gestiva solo Io spaccio. . ……………… (omissis) ……………… In seguito io ed il Tommaselli incontrammo a Soccavo direttamente VIGILIA Alfredo, in quel periodo latitante, e in questa occasione il Vigilia promise che il Parisi avrebbe riavuto la casa perché era giusto cosi’. La casa fu effettivamente lasciata dai Sorianiello. Tuttavia dopo un po’ il Tommaselli venne a sapere che i Sorianiello avevano sfondato una parete creando una porta dall’interno del palazzo dei Sorianiello e avevano ripreso a fare la piazza di spaccio.Dopo questo periodo inizio’ il contrasto con i MELE sicchè ruppi i rapporti con il Tommaselli Carlo in quanto questi era latitante e quindi si defilo’ dal conflitto per andarsene a Soccavo ……………….. (omissis) ……………… Una volta arrestato Vigilia Alfredo detto o’ nir e dopo la morte del figlio Pasquale, che aveva preso il comando, fu l’altro figlio Alfredo Junior a reggere il clan Vigilia. Nel periodo dell’agguato a Sorianiello Alfredo vi fu il tentativo di Vigilia Alfredo di fare un’alleanza tra noi Marfella Pesce, i Puccinelli già alleati con i Pummarola (ho avuto a che fare con Bemardo Ciro e Giuseppe) e il clan della 44′ ossia i Borotalco (Cutolo ndr). Una volta arrestato il Vigilia Alfredo ero preoccupato che il Tommaselli avesse potuto coinvolgere il figlio Alfredo Junior nell’omicidio di Sorianiello Fortunato. Gli mandai delle imbasciate in carcere tramite Schino Massimiliano, ma il Vigilia mì mando’ uno scritto rassicurrandomi che il figlio non era coinvolto e che gli avrebbe detto dì allontanare il Tommasem da Soccavo. Da quel momento ì Vigilia si misero contro Tommaselli e lo cacciarono effettivamente da Soccavo. Intanto i Sorianìello erano diventati un gruppo autonomo, ma sempre alleati con i Vìgilia…”.

(nella foto il boss e la vittima Fortunato ‘Foffy’ Sorianiello)

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Cronaca Giudiziaria

Tabaccaio ucciso a pugni a Napoli, l’Appello conferma la pena di 8 anni

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Tabaccaio ucciso a pugni a , l’Appello conferma la pena di 8 anni.

 

I giudici della Corte di Appello di hanno confermato la condanna a otto anni di reclusione per Alfred Idimudia, il nigeriano di 37 anni che la sera dell’8 giugno 2019, nella stazione del quartiere di Chiaiano della metropolitana di , sferro’ due violenti pugni al volto e alla testa del tabaccaio Ulderico Esposito che lo aveva invitato a non infastidire i clienti che entravano nel suo negozio. L’uomo mori’ in ospedale per le gravi conseguenze di quell’aggressione.

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Per Daniela Manzi, vedova di Esposito, la sentenza, come quella di primo grado, non puo’ essere considerata giusta: “Sono troppo pochi gli anni inflitti in relazione alla perdita di una vita umana”. Di pena troppo lieve parla anche la criminologa Antonella Formicola: “Ci fu una violenza inaudita, soprattutto quando venne sferrato il secondo pugno. Ormai Ulderico era gia’ a terra. Ritengo che la famiglia Esposito ha ottenuto solo parzialmente giustizia”.

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