Torre Annunziata. Nessuna sentenza per il re delle farmacie Nazario Matachione: il colpo di scena è arrivato dopo 5 ore di camera di consiglio, quando il giudice monocratico Riccardo De Sena che avrebbe dovuto valutare le risultanze del processo a carico del farmacista, ha deciso che non c’erano le condizioni per decidere. Non ci sono prove certe e evidenti per decidere su una condanna, così come chiesto dai pubblici nel corso dell’ultima udienza. A fronte di una richiesta di pena di 3 anni di reclusione, il giudice De Sea ha pronunciato un’ordinanza con la quale ha rimesso la causa sul ruolo per l’udienza del 7 novembre al fine di poter nominare un super perito che sciogliesse alcuni nodi cruciali dell’intricata vicenda processuale che ha portato Nazario Matachione e i due amministratore a giudizio per una maxi evasione fiscale.
Di fatto, dunque, si tratta di una prima vittoria della difesa, rappresentata dagli avvocati Elio D’Aquino e Pasquale Coppola per Matachione e dagli avvocati Marco Imbimbo e Francesco Maria Morelli per gli imputati Teresa De Martino e Vincenzo Coppola.
È stata proprio la Difesa infatti prima della chiusura dell’istruttoria dibattimentale ad avanzare richieste ai sensi dell’art. 507 con particolare riferimento all’acquisizione di nuove documentazioni e ulteriori approfondimenti peritali.
La eccezionale decisione del Giudice si colloca in un particolare contesto normativo che propone nuovi approfondimenti istruttori quando la causa non è sufficientemente istruita.
È evidente dunque che l’accusa non è stata in grado di offrire un quadro indiziario sufficiente per giungere ad una sentenza di condanna e che, a contrario, la difesa è riuscita a ribaltare un quadro presuntivo che solo apparentemente si presentava sfavorevole all’imputato. Alla sbarra, assieme al “re delle farmacie” del Vesuviano e dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Torre Annunziata, Riccardo De Sena, ci sono anche Teresa Di Martino, di Gragnano, e lo stabiese Vincenzo Coppola.
Entrambi, in qualità di amministratori di due farmacie del “Gruppo Matachione”, avrebbero infatti presentato dichiarazioni societarie dei redditi infedeli, contribuendo così a mascherare al fisco l’effettivo imponibile complessivo (pari a circa 18,8 milioni di euro) dell’imprenditore originario di Torre del Greco.
L’accusa – rappresentata dai pm Sergio Raimondi e Silvio Pavia, contestava ai tre imputati di aver nascosto al fisco – tra il 2010 ed il 2013 – un attivo patrimoniale pari a circa 16 milioni di euro. Da qui, le 4 presunte maxi-evasioni Irpef contestate: 743mila euro per l’anno fiscale 2009. E ancora, 2 milioni e 300mila euro per il 2010, 1 milione 870mila per il 2011, fino al milione e 600mila euro, evaso dall’imprenditore con la dichiarazione dei redditi presentata il 30 settembre 2013.
Stamane, era attesa la sentenza, ma la decisione del giudice ha ribaltato ogni previsione e la decisione di acquisire ulteriori chiarimenti sostiene – di fatto – la tesi della difesa. (r.f.)
Evasione fiscale, colpo di scena al processo per il re delle farmacie: il giudice non può decidere
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