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Musica

Andrea Motis, la nuova star del jazz europeo al Pomigliano Jazz. Mercoledì 10 ottobre al Teatro Gloria

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Riparte la ventitreesima edizione del in : mercoledì 10 ottobre alle ore 20.30 al Teatro Gloria di Pomigliano d’Arco va in scena il della nuova star del jazz europeo, Andrea Motis. Spagnola, cantante ma anche trombettista, ha conquistato la critica internazionale con i suoi due album incisi per la storica etichetta Impulse: “He‘s Funny That Way” del 2016 e “Emotional Dance” del 2017. Nonostante la giovane età, padroneggia notevoli risorse espressive, fraseggio elegante, swing leggero. E non le mancano i toni oscuri, gli influssi eretici di Amy Winehouse, Billie Holyday, Chet Baker. Dopo la prima parte di settembre con concerti itineranti tra i comuni del vesuviano e dell’alto nolano, il festival diretto da Onofrio Piccolo ritorna a casa, per la seconda parte con una serie di eventi in programma fino al 29 ottobre – intorno alla mostra allestita al Palazzo dell’Orologio dal titolo “Le macchine della Musica – Storie di Jazz in Campania” – inaugurati dal live esclusivo della musicista catalana. In apertura, l’esibizione in piano solo di Franco Piccinno.

Sebbene Andrea Motis abbia solo 23 anni, la sua maturità musicale supera di gran lunga le aspettative dei suoi anni. Ciò è dovuto al fatto che ha iniziato a suonare la all’età di sette e tre anni dopo ha iniziato a studiare jazz presso la Scuola di Musica di Sant Andreu, entrando a far parte dell’orchestra della scuola, nonostante fosse ancora un’adolescente. Con la Sant Andreu Jazz Band ha suonato per nove anni, durante i quali ha registra otto album e suonato, tra gli altri, con nomi del calibro di Wycliffe Gordon, Jesse Davis, Bobby Gordon e Dick Oatts.
La sua voce è molto versatile e affascinante, con un vibrato sottile e fraseggio conciso che gli è valso paragoni stilistici a nomi come Billie Holiday e Norah Jones. La sua grande vocalità la si apprezza immediatamente in un super classico “He’s Funny That Way”, brano che proprio Lady Day portò al successo. Brano che apre l’ottimo “Emotional Dance” uscito per la prestigiosa Impuls, l’etichetta di Coltrane per intenderci, dove canta in inglese, in catalano e in portoghese. In questo brano si apprezzano anche le capacità improvvisative della Motis che con la sua tromba, accentua il tono acido del brano. Un modo di suonare, il suo, spesso paragonato a quello di Chet Baker, per la grande delicatezza. Un disco infine, pervaso da un grande senso dello swing dove trovano spaziose anche composizioni originali.
Cresciuta sotto l’ala protettiva di Joan Chamorro (contrabbassista), che non solo la scoprì tra i “banchi” della Sant Andreu ma ne è stato anche padrino musicale, portandola con se nei suoi dischi. Dal vivo, gli anni passati a studiare si sentono. Anni duri? Se lo chiedete a lei vi risponde che usciva sì, molto meno dei suoi coetanei, ma non li definisce sacrifici: “Avevo capito che se volevo divertirmi a fare musica dovevo organizzarmi con la band, la scuola e gli amici…e se una sera restavo a casa, non era certo la fine del mondo!”. No, Andrea non è un alieno. In ogni racconto legato alla sua esperienza da musicista mette dentro, più volte, le parole “divertimento”, “felicità” o “soddisfazione”. Dice che finora ha fatto “tutto quello che voleva fare” e comunque, nella libertà più assoluta.
Al festival Pomigliano Jazz, la giovane cantante e trombettista spagnola sarà accompagnata dal suo mentore Joan Chamorro al contrabbasso e da Ignasi Terraza al pianoforte, Esteve Pi alla batteria e Josep Traver alla chitarra. I biglietti per assistere al concerto di Andrea Motis (unica tappa italiana), sono in vendita al costo di 15 euro platea e 10 euro galleria, sul circuito AzzurroService.

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Musica

Paolo Pietrangeli, il suo ultimo disco: ‘Amore Amore Amore, Amore un c…’

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Esce per Ala Bianca in vinile e in digitale “Amore Amore Amore, Amore un c…”, l’ultimo disco di Paolo Pietrangeli con 13 brani dell’autore di “Contessa” e “Valle Giulia” di cui tre inediti – in omaggio un live del 1995 a Roma

 

 

Dal 1968 è considerato il cantore dei rapporti politici e sociali, quello di “Contessa”, “Valle Giulia” e tante altre, ma Paolo Pietrangeli stavolta ci fa scoprire un’altra faccia della sua poetica, quella che parla di amore, che indaga i rapporti uomo-donna. E lo fa con un nuovo disco, che è particolarmente importante anche per un altro motivo: sarà probabilmente il suo ultimo. Un addio alla discografia, ad un mondo musicale così diverso da quello in cui aveva iniziato. Per questo simbolicamente il lavoro sarà pubblicato solo in vinile (oltre che in digitale).

Il titolo dell’album è tutto un programma, “Amore amore amore, amore un c….”, e fa capire che all’interno non manca l’inconfondibile, aguzza ironia dell’artista romano, così come il suo lucido sguardo al mondo intorno.

In tutto tredici canzoni, delle quali tre inedite, tra cui la traccia che ha dato lo spunto per il titolo dell’album, “Amore un cazzo”.

Il lavoro è pubblicato in vinile per dare il giusto valore a canzoni che hanno un peso specifico elevato, che respingono la superficialità, che hanno bisogno di essere trasportate, ascoltate, accolte in un oggetto di fascino e bellezza com’è un lp. “Ho iniziato dal vinile e concludo con un vinile”, chiosa il cantautore romano (anche se ci si augura che cambi idea).

Paolo Pietrangeli è una figura importante per la cultura e lo spettacolo in Italia non solo come cantautore, ma anche come regista cinematografico e televisivo (uno dei più apprezzati degli ultimi decenni) e recentemente anche come scrittore. Nella sua ormai lunga storia è stato anche aiuto regista di mostri sacri come Luchino Visconti, Federico Fellini, Mauro Bolognini.

Sono tante le cose che ha da raccontare. Per questo tra una traccia e l’altra dell’album, Pietrangeli infila ricordi e aneddoti su se stesso e i suoi 75 anni, sulla sua gioventù, sul rapporto conflittuale con suo padre, Antonio Pietrangeli, talentuoso regista, su com’è nata “Contessa”, sulla Roma di Visconti e Fellini. In sintesi, racconta tutto ciò che ha formato la sua poetica fatta di ironia (“Amore un cazzo”), giochi di parole (“La merendera”) e metafore. Storie e filastrocche divertenti (“Lo stracchino”), ma anche intrise di melodia ed emozione (“Le sirene”, “Circonferenza”).

L’album è pubblicato su label Bravo Records/Ala Bianca, con distribuzione Warner. E contiene anche un cadeau: nella terza di copertina si trova infatti un QR Code che – scansionato con fotocamera dello smartphone – porta all’ascolto in streaming e al download di un di Pietrangeli al Teatro Parioli di Roma nel 1995.

Paolo Pietrangeli lascia la discografia con ‘Amore amore amore, amore un c.…’

Così Paolo Pietrangeli racconta il disco:

“Amore, Amore, Amore…un c.” nasce come reazione all’insopportabile uso della parola e, peggio ancora, della sua abbreviazione: “Amo’”. Come repulsione a ogni vezzeggiativo, sdolcineria verbale, lallazione di adulti rincretiniti ma capaci delle peggiori nefandezze… ma forse è colpa dell’età, la mia, che mi fa essere intollerante.

Detesto la plastica e amo il vinile.

Odio i CD e non so di che quale materiale siano fatti i files per cui di loro diffido.

Mi ricordo i settantotto giri di mio padre su cui ho cominciato ad apprezzare la musica.

A forza di sentire “L’Italiana in Algeri” da un 78 giri con sopra l’effige del cane di fronte al fonografo e intorno la scritta “disco grammofono”, i solchi erano diventati trincee per difendere Arturo Toscanini dai fascisti.

L’esecuzione di “Katia” da un altro 78 mi ha accompagnato lungo tutti i settantacinque anni della mia vita, svaniti con la leggerezza e la rapidità di un soffio.

“Katia danzava nei tabarin eleganti tra mille rose e fior, Katia danzava tra mille spasimanti e inebriava i cuor, Oh Katia, d’un tratto il principe le chiese, Oh Katia, è Pietrogrado il tuo paese? No rispose Katia, ma però un certo fascino ce l’ho, caro. Son puro sangue bolognese”.

E gli archi concludevano con un sonoro “Zan-Zan”.

Dei dischi, che a ragione potevano chiamarsi tali (non la loro parodia, i CD), apprezzavo le dimensioni, il lieve fruscio, il suono umano e non astratto, ascetico, asettico, insopportabile nella assenza di difetti di cui gli esseri umani sono pieni, le copertine: DEI QUADRI e non delle stitiche miniature che hanno costretto i grafici a costringere in maniera irreparabile la loro creatività.

Come ho aperto tantissimi, troppi anni fa così adesso chiudo con un vinile.

Buon ascolto se avete ancora il giradischi.

P.S.
La vendetta del digitale mi costringe a inserire nel pacco un QR code.
Fotografatelo col vostro telefonino e buon ascolto di un concerto (una cantata) tenuta da me nel ’95. Vi prego almeno ascoltatelo con le cuffie. Sentite che tiro, che forza, che emozione. Allora.
E che musicisti!

Paolo Pietrangeli

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