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Cronaca Giudiziaria

Turista morì risucchiata da un’onda sul porto di Praiano: indagato il sindaco

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giovanni di martino sindaco di praiano


A Giovanni Di Martino, sindaco di Praiano, la procura contesta il reato di omicidio colposo per la morte di Marinagela Calligaro avvenuta lo scorso 2 gennaio. Gli viene contestato, in pratica, di avere omesso i controlli del caso. La turista di Belluno, aveva cinquantacinque anni ed era in vacanza in Costiera quando, durante una passeggiata sulla Praia – zona in cui mancava il cartello di divieto di passeggiare in caso di mare agitato con il marito e un’altra coppia di amici -, è morta risucchiata da un’onda.
A seguito di meticolose indagini svolte dai militari del nucleo investigativo della Capitaneria di porto di Salerno, il sostituto procuratore Roberto Penna ha individuato a carico del sindaco tutte le responsabilità della tragedia in quanto tutto ciò che attiene alla pubblica incolumità è in capo al primo cittadino del territorio.
Lanciato l’allarme, sul posto arrivarono immediatamente la guardia costiera e il 118. Mariangela Calligaro, il marito Carlo Talamini di cinquantasei anni e l’amica Nicoletta Bressa erano in mare. Nicola Zeggio, marito di Nicoletta (57 anni come la moglie), si era salvato ed era rimasto a terra. La Bressa, poi tratta in salvo, era aggrappata a una boa poco oltre la scogliera mentre la Calligaro e suo marito erano stati portati al largo dalla corrente. Talamini, successivamente ricoverato all’ospedale Costa d’Amalfi per ipotermia, si era aggrappato a una boa e con l’altro braccio teneva il corpo della moglie probabilmente già privo di sensi. A salvare la seconda donna fu il marito il quale, dopo essere stato imbracato con un salvagente legato a una corda, si tuffò nuovamente in mare per raggiungerla. E dopo averla afferrata la portò sulla spiaggia. La Calligaro era ancora viva ma le sue condizioni erano gravi tant’è che le manovre rianimative fatte a bordo dell’ambulanza non servirono a tenerla in vita.
Non è la prima volta che una tragedia simile si consuma nello stesso posto: nel 2009, Manuela Castaldo, napoletana di trentasette anni, perse la vita nel medesimo modo. Stessa sorte per una turista veneta e prima di lei ancora altre due vittime.
“Me lo aspettavo, era un atto dovuto. Non sono stato colto di sorpresa: in questi casi fa parte del ruolo istituzionale di un sindaco essere individuato come presunto responsabile” – ha dichiarato il sindaco di Praiano al quotidiano Il Mattino. “Mi si addebita la mancata presenza di non adeguata segnaletica in caso di mareggiata – spiega Di Martino – Poi sarà l’eventuale dibattimento a dimostrarlo. Per adesso non so se ci saranno altre valutazioni, confidiamo nell’attenzione dei giudici dinanzi ai quali mi difenderò. Ci presenteremo sereni e ritengo di non avere responsabilità rispetto a questo fatto gravissimo”.
“Fu una tragedia gravissima. – prosegue – Ora sarà la giustizia a dire se ci sono state imperizie o mancanze. Io mi ritengo estraneo da responsabilità, anche se non ho visto il fascicolo e le motivazioni rispetto all’attività di indagine”.

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Cronaca Giudiziaria

Tabaccaio ucciso a pugni a Napoli, l’Appello conferma la pena di 8 anni

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tabaccaio ucciso napoli

Tabaccaio ucciso a pugni a Napoli, l’Appello conferma la pena di 8 anni.

 

I giudici della Corte di Appello di Napoli hanno confermato la condanna a otto anni di reclusione per Alfred Idimudia, il nigeriano di 37 anni che la sera dell’8 giugno 2019, nella stazione del quartiere di Chiaiano della metropolitana di Napoli, sferro’ due violenti pugni al volto e alla testa del tabaccaio Ulderico Esposito che lo aveva invitato a non infastidire i clienti che entravano nel suo negozio. L’uomo mori’ in ospedale per le gravi conseguenze di quell’aggressione.

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Per Daniela Manzi, vedova di Esposito, la sentenza, come quella di primo grado, non puo’ essere considerata giusta: “Sono troppo pochi gli anni inflitti in relazione alla perdita di una vita umana”. Di pena troppo lieve parla anche la criminologa Antonella Formicola: “Ci fu una violenza inaudita, soprattutto quando venne sferrato il secondo pugno. Ormai Ulderico era gia’ a terra. Ritengo che la famiglia Esposito ha ottenuto solo parzialmente giustizia”.

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