Palermo. Traffico di diamanti e riciclaggio di dieci chili di oro e denaro incassato con le rapine: erano alcune delle attività criminali della banda scoperta dalla Dda e dai carabinieri di Palermo che gestiva la tratta di profughi attraverso i Balcani. Il capo, Fatmir Ljatifi e uno dei suoi complici, Giuseppe Giangrosso, avevano messo su una fitta rete di affari, finalizzati a riciclare ingenti capitali illeciti. Ljatifi sarebbe in contatto con rapinatori che vivono nell’area balcanica, specializzati nella “ripulitura” di banconote macchiate di inchiostro indelebile, perchè frutto di rapine o furti a sportelli bancomat. Grazie all’utilizzo di reagenti chimici, sarebbe possibile smacchiare le banconote. L’azione dei prodotti chimici utilizzati, avrebbe però come conseguenza il danneggiamento degli ologrammi impressi sulle banconote, rendendone, quindi, necessaria la sostituzione. Ljatifi li avrebbe acquistati per mesi a Napoli. Al momento il canale di fornitura si sarebbe interrotto. Il gruppo riciclava anche anche ingenti capitali provenienti da Hong Kong attraverso il sistema Electronic Banking Internet Communication Standard, che viene utilizzato principalmente per il trasferimento remoto dei dati, ad esempio per le transazioni di pagamento capitali, tra organizzazioni e banche. La struttura criminale poteva contare sulla complicità di aziende del nord-est d’Italia. La banda ha messo su una complessa e articolata trattativa finalizzata a riciclare una partita di diamanti di sicura provenienza illecita per un valore di circa 11 milioni di euro. La vicenda è emersa a settembre del 2017, quando è stata intercettata una conversazione all’interno dell’auto di Ljatifi. Dalla discussione è venuto fuori che alcuni kosovari lo avevano invitato nel loro Paese per acquistare diamanti rubati. Il compito dell’indagato era reperire dei compratori, già individuati in alcuni facoltosi cittadini di Bruxelles, grazie all’aiuto di complici turchi e svizzeri.
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