Non piu’ una Lega nordista ma nemmeno solo nazionale. Dal palco di Pontida, Matteo Salvini si e’ detto convinto di poter governare per i “prossimi trent’anni” e ha lanciato quella che ha ribattezzato “la Lega delle Leghe”. Una sorta di lista transnazionale di stampo nazionalista e identitario da presentare alle elezioni Europee del 2019. Che, ha detto, “saranno un referendum fra l’Europa delle e’lite, delle banche, della finanza, dell’immigrazione e del precariato, e l’Europa dei popoli e del lavoro”. Una prospettiva che, nei fatti, supera il tradizionale centrodestra e mette sempre di piu’ all’angolo Silvio Berlusconi e Forza Italia. A suo modo, la Pontida 2018 e’ stata un debutto per Salvini, che pure ha preso la tessera della Lega nel 1990, lo stesso anno in cui Umberto Bossi celebrava il primo raduno e vedeva il Sud Italia come un nemico. ‘Matteo’, come lo ha acclamato il pubblico del pratone, ha infatti parlato nel triplo ruolo di segretario federale, vicepremier e ministro dell’Interno. E ha rivendicato una centralita’ che il Carroccio, forte di sondaggi vicini al 30%, non aveva mai avuto. “Solo se si fara’ contagiare dalle idee della Lega – ha sostenuto -, l’Europa puo’ salvarsi”. Chi saranno i compagni di strada? Non lo ha chiarito, il leader di via Bellerio, ma i tavoli di gioco sono tre. Il Movimento 5 Stelle e’ un alleato di governo affidabile, ha detto. E anche i partiti del centrodestra, concede, lo sono: “Con Berlusconi – ha sottolineato Salvini – parliamo di tutti i Comuni e le Regioni dove governiamo insieme. E’ una Lega che non cresce solo lei ma fa crescere tutti”. Al Parlamento Europeo, poi, il Carroccio siede gia’ con il Rassemblement National francese di Marine Le Pen, con la Fpoe al governo in Austria, con il Pvv olandese e altri. Tutti alternativi alle tradizionali famiglie politiche continentali: Popolari, Socialisti e Liberali. Si parte da qui, dalla difesa dei “confini nazionali, delle culture locali e della famiglia tradizionale”. Da un tour di incontri nelle principali capitali europee nel ruolo di ministro dell’Interno impegnato ad affermare una linea rigorosa anti-immigrazione. E dai governatori del centrodestra (non solo leghisti) che hanno preso la parola dal palco di Pontida come fossero a casa loro. A partire da Nello Musumeci, presidente di una Sicilia un tempo lontana dalla Padania. “La Lega e’ in buona salute ma Forza Italia – ha precisato il presidente della Liguria, Giovanni Toti, al suo secondo intervento davanti al ‘pratone’ – ha una classe dirigente e una storia che la rendono competitiva. Purche’ si metta in testa che deve cambiare profondamente”. Piu’ incalzante, da Roma, Mara Carfagna. “Tutti i sondaggi accreditano il centrodestra ben sopra il 42% – ha dichiarato l’ex ministro -: se si votasse domani, avremmo la maggioranza in tutti e due i rami del Parlamento. L’unica prospettiva futura e’ la coalizione che ha vinto tutte le ultime tornate elettorali, e Salvini deve considerare il governo Conte come un passaggio provvisorio per tornare a vincere e governare con il centrodestra”. Dal Pd sono arrivate critiche all’impostazione nazionalista della Lega, che sta di fatto monopolizzando l’agenda del governo. “Pontida non e’ ancora Norimberga ma puo’ diventarlo”, e’ la convinzione di Debora Serracchiani, secondo la quale “le nostre tradizioni non sono quelle di un chiuso borgo medievale ma quelle della luce dell’umanesimo, del cristianesimo solidale e senza spada, della pluralita’ e della tolleranza”. Indirettamente le aveva gia’ risposto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti. “La Lega e’ gia’ stata al governo – ha detto parlando dal palco subito prima di Salvini -. Ma allora eravamo un partito di opposizione agli altri partiti, oggi la sfida e’ molto piu’ difficile perche’ in Italia di partiti all’opposizione non ne abbiamo. L’opposizione sono altri poteri, quelli europei”.
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