

Ancora un caso di violenza al Cardarelli e precisamente nell’unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni. Intorno le dieci de mattino, dal centro trapianti di fegato, arriva un paziente già trapiantato, residente nel quartiere Sanità. Di turno c’è la dottoressa.
“Aveva una piccola neoformazione sul naso – spiega la dottoressa Sandra Ruitz che era di turno – lesioni molto frequenti in questi pazienti che sono costretti ad assumere farmaci immunosoppressori per evitare il rigetto. Dopo averlo visitato e rassicurato sulla possibilità di effettuare l’intervento in anestesia locale gli ho chiesto di recarsi in cardiologia per un elettrocardiogramma. Dopo circa un’ora il paziente è tornato munito del tracciato. Gli ho spiegato che in base all’organizzazione informatizzata interna ci sarebbe stato da attendere qualche giorno. Al massimo una settimana o due. Gli ho anche detto che avrei fatto il possibile per accorciare quell’attesa. Ma lui ha prima protestato poi ha urlato “vi ammazzo tutti” dirigendosi verso di me con cattive intenzioni. A quel punto, per fortuna, è intervenuto un mio collega medico che lo ha bloccato e accompagnato fuori dalla stanza. Nel corridoio si è prima steso a terra, poi quando il collega gli ha detto che se non la smetteva lo avrebbe denunciato, si è rialzato ed è di nuovo venuto verso di me, ancor più minaccioso, minacciando di ammazzarmi. Il caposala Antonio Gagliardo è accorso e lo ha bloccato fisicamente. Lui si è divincolato sferrando calci e pugni. Quindi, insieme alla moglie credo, si è dileguato lasciando il reparto”.
Subito dopo l’episodio sono state allertate le forze dell’ordine e la direzione sanitaria. Sia la dottoressa Ruitz, sia il caposala, hanno sporto denuncia e si sono fatti refertare in pronto soccorso riportando un giorno di prognosi l’una e tre giorni l’altro. “Siamo stanchi – ha dichiarato la dottoressa – è diventato uno stillicidio” . L’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, a tal proposito propone che “l’aggressore sconti parte della pena come volontario soccorritore a bordo delle ambulanze del 118. Questa gente deve vivere il nostro panico quando ci dirigiamo su un codice rosso, tastare il polso alla vita che facciamo, all’assurdo di essere schiaffeggiati mentre corriamo in loro soccorso”.
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