Aggiorna le impostazioni di tracciamento della pubblicità

Seguici sui Social
Privacy Policy Cookie Policy


Cronaca Napoli

Napoli, infermiere picchiato al Cardarelli per difendere una dottoressa: denunciato un uomo del rione Sanità

Pubblicato

il

Cardarelli


Ancora un caso di violenza al Cardarelli e precisamente nell’unità operativa di Chirurgia plastica e centro ustioni. Intorno le dieci de mattino, dal centro trapianti di fegato, arriva un paziente già trapiantato, residente nel quartiere Sanità. Di turno c’è la dottoressa.
“Aveva una piccola neoformazione sul naso – spiega la dottoressa Sandra Ruitz che era di turno  – lesioni molto frequenti in questi pazienti che sono costretti ad assumere farmaci immunosoppressori per evitare il rigetto. Dopo averlo visitato e rassicurato sulla possibilità di effettuare l’intervento in anestesia locale gli ho chiesto di recarsi in cardiologia  per un elettrocardiogramma. Dopo circa un’ora il paziente è tornato munito del tracciato. Gli ho spiegato che in base all’organizzazione informatizzata interna ci sarebbe stato da attendere qualche giorno. Al massimo una settimana o due. Gli ho anche detto che avrei fatto il possibile per accorciare quell’attesa. Ma lui ha prima protestato poi ha urlato “vi ammazzo tutti” dirigendosi verso di me con cattive intenzioni. A quel punto, per fortuna, è intervenuto un mio collega medico che lo ha bloccato e accompagnato fuori dalla stanza. Nel corridoio si è prima steso a terra, poi quando il collega gli ha detto che se non la smetteva lo avrebbe denunciato, si è rialzato ed è di nuovo venuto verso di me, ancor più minaccioso, minacciando di ammazzarmi. Il caposala Antonio Gagliardo è accorso e lo ha bloccato fisicamente. Lui si è divincolato sferrando calci e pugni. Quindi, insieme alla moglie credo, si è dileguato lasciando il reparto”.
Subito dopo l’episodio sono state allertate le forze dell’ordine e la direzione sanitaria. Sia la dottoressa Ruitz, sia il caposala, hanno sporto denuncia e si sono fatti refertare in pronto soccorso riportando un giorno di prognosi l’una e tre giorni l’altro. “Siamo stanchi – ha dichiarato la dottoressa – è diventato uno stillicidio” . L’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, a tal proposito propone che “l’aggressore sconti parte della pena come volontario soccorritore a bordo delle ambulanze del 118. Questa gente deve vivere il nostro panico quando ci dirigiamo su un codice rosso, tastare il polso alla vita che facciamo, all’assurdo di essere schiaffeggiati mentre corriamo in loro soccorso”.

Continua a leggere
Pubblicità

Calcio Napoli

La Diocesi di Pozzuoli ‘benedice’ l’intitolazione dello stadio a Maradona

Pubblicato

il

Diocesi di pozzuoli,stadio maradona
foto di cronache della campania

La Diocesi di Pozzuoli ‘benedice’ l’intitolazione dello stadio a Maradona.

“Ben venga” l’intitolazione dello stadio San Paolo a Diego Armando Maradona, “purché non si perda la memoria delle nostre radici e ci siano iniziative culturali significative che mettano in evidenza i fondamenti greco-romani e cristiani della storia del nostro territorio”. Così la Diocesi di Pozzuoli che in una nota “benedice” il cambio di denominazione dello storico impianto sportivo di Fuorigrotta, zona occidentale della città di Napoli ma che rientra storicamente nel territorio della diocesi puteolana.

Nella lunga nota viene sottolineato come la morte di Diego Armando Maradona sia stata “avvertita a Napoli quasi come la perdita di una persona cara, di un figlio della nostra terra, pur essendo egli argentino di nascita”, e che “il suo legame con la città di Napoli, e con tutta la sua popolazione non solo non è venuto meno nel corso degli anni, ma si è anzi addirittura rafforzato grazie a numerose reciproche attestazioni di affetto e di vicinanza. I napoletani hanno continuato ad amare Maradona anche dopo che egli ha lasciato la squadra cittadina, non perché il suo nome sia legato a vittorie e a conquiste di trofei sportivi, ma perché lo hanno sempre avvertito come ‘uno di noi’: allo stesso modo Maradona non ha mai smesso di evidenziare il suo speciale legame con Napoli, mostrando ogni qual volta fosse possibile di sentirsi parte di questa città”.

La Diocesi di Pozzuoli ricorda però anche che lo stadio teatro delle gesta sportive di Maradona nei 7 anni di appartenenza alla squadra del Napoli” è stato lo stadio San Paolo, nato come “stadio del Sole” e intitolato a San Paolo nel 1961 in occasione del diciannovesimo centenario del suo arrivo a Pozzuoli e del suo passaggio nei Campi Flegrei percorrendo la via che da Pozzuoli portava a Roma, e che passava proprio nei pressi del luogo dove è stato edificato lo stadio, l’attuale via Terracina.

“San Paolo, in quel momento un prigioniero, non solo fu accolto benevolmente, ma gli fu offerta accoglienza per tutta una settimana. Questa grande tradizione, mai venuta meno nel corso dei secoli, e oggi ancora più da coltivare, fonda la stessa identità del nostro popolo aperto per sua natura alla cultura dell’incontro: non perderne la memoria è sempre stato considerato di grande rilievo”. E questa memoria, sottolinea la Diocesi di Pozzuoli, “che oggi preme a tutti noi conservare.

A questo, il nome dello stadio San Paolo può contribuire in modo efficace. Pur tuttavia – aggiunge la nota – non ci sembra l’unico modo: essa si è mantenuta viva, infatti, per molto tempo prima che lo stadio venisse costruito, e si manterrà viva ancora dopo. E nel cuore, nella coscienza, di ogni abitante di questa terra che essa vive. Ci sembra invece che intitolare lo Stadio a Diego Armando Maradona possa oggi essere un segno di richiamo ai valori fondanti lo sport, facendo riferimento a uno dei suoi più grandi rappresentanti, e a una passione che dall’ambito puramente sportivo deve diffondersi in tutto il tessuto sociale, politico, economico della nostra terra flegrea, con particolare attenzione ai più bisognosi secondo quella generosità che fu anche del giocatore argentino”.

Continua a leggere

Le Notizie più lette