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Il buon Pastore: non manca di nulla, Roma contenta

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Addio Ninja, benvenuto Flaco. Giornata di annunci ufficiali in casa Roma con i saluti a Radja Nainggolan, venduto all’Inter per 38 milioni, e la presentazione a Trigoria di Javier Pastore. L’argentino prelevato dal Psg avra’ il compito assieme agli altri acquisti di far dimenticare il centrocampista belga che nella sua avventura nella Capitale si e’ ritagliato un pezzo importante nel cuore del tifo romanista. Un tifo salutato via social, rimarcando che “purtroppo le favole finiscono e non sempre solo per scelta propria”. Argomento questo toccato anche dal ds Monchi nel corso della presentazione di Pastore. “La cessione di Radja? Abbiamo fatto una scelta, e’ il lavoro del ds, so che qualcuno capisce e altri no. E’ arrivata un’offerta, abbiamo negoziato e trovato un accordo. Il mio mestiere e’ fare delle scelte e lo faccio sempre mettendoci la faccia” le parole dello spagnolo, chiaro anche su altri temi legati al mercato: “Per Alisson non sono arrivate offerte, questa e’ la realta’. Se e’ incedibile? Non c’e’ una squadra al mondo che puo’ dire questo su un giocatore. Manolas? Ho letto che il Chelsea vorrebbe pagare la clausola, ma io non ho sentito nulla, mi sento tranquillo. E’ contento e vuole rimanere qui, come Pellegrini. E’ un giocatore al cento per cento della Roma ed e’ importante per il nostro percorso futuro”. Meno certezze quando il protagonista del discorso diventa Florenzi: “Il suo rinnovo non e’ facile, ci stiamo provando, e’ un giocatore forte e non abbiamo ancora un accordo ma vogliamo che rimanga. E’ un’idea condivisa con Di Francesco”. Cui Monchi ha deciso di affidare la nuova rosa il prima possibile per potergli permettere di lavorare sin dai primi giorni del ritiro col gruppo praticamente al completo. “Abbiamo preso 8 giocatori e siamo vicini a chiudere per Bianda” spiega il ds, ricordando gli ultimi arrivi Zaniolo e Santon (annunciati entrambi oggi) e anticipando l’innesto del giovane difensore francese del Lens: “Penso che nessuna squadra in Europa ha preso cosi’ tanti giocatori. Ancora non e’ chiuso il mercato ma una parte importante del lavoro e’ stato fatto. Cosa rispondo a chi dice che rivoluzionando la squadra non si vince? Con la mia storia. Ho sempre fatto questo tipo di lavoro, guardate il mio percorso: sono sempre usciti ed entrati dei calciatori. E qualcosa ho vinto. Non faccio rivoluzioni, faccio quello che penso sia meglio per squadra, societa’, allenatore e calciatori”. Ecco perche’ ha deciso di investire 24,7 milioni di euro su Pastore, “un giocatore di tanta qualita’, di esperienza, di maturita’. Alzera’ il livello della squadra sicuramente”. Ruolo che l’argentino ha intenzione di ricoprire anche per sentirsi nuovamente protagonista. “Uno dei motivi che mi ha spinto a lasciare Parigi e’ provare nuove esperienze tornare a sentirmi importante. La Roma poi sta crescendo tanto e io avevo voglia di tornare in Italia” sottolinea, lanciando poi una stilettata alla sua ex squadra: “Al Psg ci sono tanti giocatori, ma giocano quelli che devono giocare, cioe’ gli ultimi che arrivano. I primi 4 anni le ho giocate tutte, poi avere tanti calciatori nello stesso ruolo ti rende piu’ difficile avere un posto fisso. Io non potevo competere con Neymar: perche’ con uno come lui non c’e’ concorrenza, e’ un fenomeno. Quello che voglio io qui adesso e’ giocare alla Roma e sentirmi importante”. Con l’obiettivo di porre fine al dominio bianconero. “E’ vero che la Juventus ha una squadra molto forte ma in questi ultimi due anni ha fatto piu’ fatica perche’ ci sono avversarie che si sono rinforzate molto bene come Napoli e Roma – conclude Pastore -. E’ normale che quando un calciatore gioca vuole vincere: non vengo qua per dire che rimarremo al quarto o quinto posto. Ce la giocheremo per arrivare piu’ vicino possibile a quello che e’ la Juventus oggi. La cosa migliore sarebbe arrivare alle ultime tre giornate con la possibilita’ di vincere il campionato”.

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L’esordio è già alle spalle, con la mezz’ora giocata in Coppa Italia contro il Como e la responsabilità di uno dei rigori finali, nonostante l’eliminazione. «Sono contento per l’esordio ma ovviamente triste per il risultato, perché volevo passare il turno insieme alla squadra. Ma ora è il momento di lavorare e guardare avanti», ha detto, mostrando subito mentalità e senso del collettivo. Per lui non era nemmeno la prima volta al Maradona: «Martedì è stata la mia seconda volta qui, avevo già giocato in questo stadio con lo Sporting in Champions. Ma giocare per il Napoli è una sensazione incredibile, sentire la passione del tifo partenopeo».

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