Verna: ‘In 5 anni persi 3mila posti di lavoro tra i giornalisti’

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Correttezza e onesta’ del giornalista. Diffusione di buone prassi nella professione, difesa dei posti di lavoro e della dignita’ del lavoro del giornalista, e recupero della legalita’ anche nel sistema dell’informazione. Sono stati questi i temi trattati a Reggio Calabria, dove Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Ordine Nazionale dei Giornalisti, Inpgi e Casagit hanno celebrato la Festa del lavoro 2018. “Credo che sia piu’ opportuno festeggiare il Primo Maggio come lavoratori, altro che ‘casta’ – ha sostenuto il Presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti Carlo Verna che ha ricordato “la perdita di oltre 3 mila posti di lavoro giornalistico negli ultimi cinque anni in Italia, a fronte di una polverizzazione del numero di testate. E’ importante – ha aggiunto – che questo discorso lo si faccia al Sud, che ha due esigenze in comune con il giornalismo: lo sviluppo e la legalita’. Nel mondo del giornalismo c’e’ tantissima illegalita’, e spesso gli editori sono, essi stessi, vittime di un sistema basato sullo sfruttamento del lavoro”. Per la Casagit, il presidente nazionale Daniele Cerrato ha ricordato come “tra le tante professioni, quella dei giornalisti sia molto invecchiata e questo perche’ non ci sono stati nuovi ingressi. Una situazione che e’ paradossalmente alimentata dalla grande e diffusa aspirazione di molti giovani verso questa professione. Afflusso che alimenta il mercato, ma ci mette in grandissime difficolta’. E noi siamo costretti ad inseguire quel sistema, ancor piu’ gravato dal web che con la polverizzazione delle testate ha ridotto le garanzie dei giornalisti. Serve un cambio radicale della legge – ha aggiunto – sul sistema dell’editoria. Una legge superata dal tempo, che risale al 1963, e che va superata per risolvere i problemi strutturali. Una necessita’ – ha concluso – che chiama in causa tutti gli Enti di categoria” E dei tanti ‘paradossi’ della professione ha parlato il consigliere nazionale Fnsi con delega alla legalita’, Michele Albanese. Da anni sotto scorta, per le minacce ricevute dalle cosche della ‘ndrangheta, Albanese ha definito un “paradosso” lo stesso suo mandato deontologico all’interno della Fnsi in un sistema di sfruttamento e di precarieta’ nel quale lui stesso e’ ancora costretto a “subire minacce ed angherie per svolgere una professione che e’ da uomini liberi. Una condizione in cui onore e passione che ci guidano, rischiano di scomparire. E allora c’e’ la necessita’ di fare qualcosa. Anche i ritardi sul rinnovo del contratto collettivo di lavoro sono preoccupanti – ha concluso Albanese – e c’e’ la necessita’ del recupero e del ripristino di logiche di responsabilita’ collettive”.


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