Napoli.La stesa contro il palazzo in cui abita, in corso Amedeo di Savoia a Napoli, il giovane pregiudicato Daniele Pandolfi, potrebbe essere niente altro che “il saluto di bentornato” in libertà visto che da pochi giorni era tornato ad essere un uomo completamente libero dopo circa un anno di arresti domiciliari. E’ questo l’inquietante retroscena a cui stanno lavorando gli investigatori per dare una spiegazione agli otto colpi di pistola trovati sul portone d’ingresso del palazzo dove abita Pandolfi, legato al clan Vastarella, ed esplosi due notti fa. Un avvertimento quindi a rigare dritto da parte dei clan avversari dei Sequino-Savarese in lotta da tempo con la cosca del ras Patrizio. Gli investigatori non escludono altre piste come vecchi rancori visto che Pandolfi per circa un anno non è uscito di casa. Tra l’altro il giovane pregiudicato solo di recente si era trasferito in quell’edificio e quindi era evidentemente “monitorato” dai clan avversari. Daniele Pandolfi, come ricorda Il Roma, in passato aveva già subito due agguati. Nel 2013, quand’era ancora appena 17enne, rimase ferito tra i vicoli del rione Sanità insieme a Ciro Orlando. Allora infuriava la guerra tra i Della Corte e i “mianesi”, referenti in zona dei Lo Russo ( e ai quali Pandolfi era legato), e l’attacco fu addebitato ai primi, tanto che per la sparatoria furono arrestati due anni dopo i presunti responsabili. Ma almeno dal 2014 Daniele è passato con i Vastarella e negli ultimi mesi era amico inseparabile di Antonio Bottone, ucciso mentre i due erano insieme in un pub in viale dei Pini ai Colli Aminei il 6 ottobre 2016. Pandolfi nel marzo scorso fu beccato dai falchi della squadra mobile in un cortile in via del Serbatoio e via Fontanelle mentre teneva un summit contro altri sei giovani pregiudicati tra cui Fabio Vastarella, nipote del boss che fu arrestato insieme con il pregiudicato Antonio Stella perché trovati in possesso di un revolevr 357 Magnum Phyton. Al rione Sanità una pax di camorra definitiva, o quantomeno duratura, ormai è diventata una chimera. Gli spari contro il portone d’ingresso del palazzo in cui risiede Daniele Pandolfi al corso Amedeo di Savoia segnano la ripresa della feroce guerra di camorra tra i Vastarella e i Sequino, alleati rispettivamente con i Mauro e i Savarese, con tremendi “botta e risposta”. Se invece si è trattato di un episodio estemporaneo, allora resterebbe la fragile tregua registrata negli ultimi mesi. Nel contesto dei contrasti tra i due clan del ventre di Napoli che è continuato ad andare avanti a colpi di stese e intimidazioni per tutto il 2017.
Napoli, la stesa contro la casa di Pandolfi é un ‘bentornato in libertà’
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