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Morta in ospedale a Nocera Inferiore dopo un’operazione e un calvario di 20 giorni: sono ben 42, tra medici ed infermieri, le persone iscritte nel registro degli indagati per il decesso della 79enne Elvira Giella, avvenuta cinque giorni fa. Sono tutti accusati di omicidio colposo in concorso. L’indagini coordinate dal pm Viviana Messa, della procura nocerina coinvolgono tutte le persone che hanno avuto in cura la donna negli oltre 20 giorni in cui è stata in ospedale per essere operata al femore rotto. Stamane sarà effettuata l’autopsia dal medico legale nominato dalla Procura, Giuseppe Consalvo. Vi assisteranno i periti nominati dalla famiglia della vittima e quelli degli indagati.

L’inchiesta era partita dalla denuncia fatta al commissariato di polizia dal figlio della vittima Francesco Calvanese. “La sera prima ha raccontato il figlio Francesco Calvanese mamma stava bene. Nulla lasciava immaginare che da lì a poche ore sarebbe morta”. Secondo la denuncia tutto ha inizio il 15 dicembre scorso. La donna cade e si frattura il femore destro. Due giorni dopo viene sottoposta ad un intervento chirurgico. Poi il trasferimento da ortopedia a nefrologia per un problema urinario. Sino alla ferita alla gamba che non si era del tutto rimarginata. La febbricola che ha accompagnato per alcuni giorni la signora Elvira sino al picco di 38,7 gradi. Ed, improvvisa, la morte. Maria Calvanese figlia della vittima ha ripercorso sul quotidiano Il Mattino quello che è accaduto in ospedale in maniera particolare negli ultimi giorni di vita di Elvira Giella.”Prima che spirasse mamma ha avuto un forte tremore. Forse i medici non pensavano fosse una cosa preoccupante e le hanno praticato un’iniezionocerne, ma la situazione non è cambiata con febbre alta e tremore che persistevano. Le venivano praticate altre due iniezioni a distanza di poco tempo. Dopo l’ultima somministrazione, erano le 6 di domenica mattina, è morta”.
E gli ha fatto eco il fratello Francesco: “Non capisco ha precisato perché, nonostante fosse stato superato il problema urinario, mia madre non è stata riportata in ortopedia considerato che il problema evidente era la ferita causata dall’intervento chirurgico al femore. Invece hanno soltanto chiesto una visita specialistica. Anche se mia madre usciva viva dall’Umberto I avrei presentato comunque una denuncia all’autorità giudiziaria. Ho visto cose assurde. Infermieri che durante la notte dormivano ed erano seccati se li chiamavamo, guanti monouso che venivano usati più volte su diversi pazienti, divise sporche. Quando mamma è morta è entrato nella stanza un infermiere che aveva ai piedi degli zoccoli anneriti dalla sporcizia. Gli ho gridato, non ti vergogni, non lavori in un’officina meccanica ma in un ospedale dove l’igiene dovrebbe essere la prima cosa da tutelare. Non ha osato rispondermi”. Ma su tutti questi interrogatori i familiari della vittima potranno avere una risposta in primo luogo dall’autopsia e poi dall’inchiesta e dall’eventuale processo.


Di La Redazione

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