“Restano ancora tante domande a cui qualcuno deve rispondere: chi ha informato che Tiziano Renzi aveva il telefono sotto controllo? Di certo non l’ho fatto io. Quell’informazione era in possesso di tre persone: del sottoscritto, del dottor Woodcock, e di un maresciallo. Non ne parlammo con nessun altro. Chi ha dato quell’informazione? Io aspetto una risposta”. Così ha detto il maggiore dei carabinieri, Giampaolo Scafarto dopo l’interrogatorio di garanzia in seguito alla ordinanza interdittiva che è stata emessa a suo carico e che lo sospende dal servizio. L’ufficiale dell’Arma è indagato per falso, rivelazione di segreto d’ufficio e depistaggio nell’ambito di uno dei filoni dell’inchiesta stralcio sul caso Consip. Secondo i pm di Roma avrebbe cercato di portare le indagini verso Tiziano Renzi, il papà dell’ex premier. “Io non ho mai avuto nulla contro Tiziano Renzi, anzi, ricordo di aver corretto l’informativa redatta da un mio collaboratore che aveva erroneamente attribuito a Marco Carrai una conversazione riconducibile ad altra persona”, ha aggiunto Scafarto. “Sono molto provato dall’intera vicenda. Sono sempre stato leale e corretto nei miei 23 anni di servizio. Soprattutto riguardo l’indagine, la mia condotta non ha mai in nessun modo messo in pericolo l’inchiesta. Io non ho mai rivelato a nessuno di essere indagato; non ho mai inviato informazioni riservate, che non dovevano essere conosciute, a qualcun altro”. Scafarto fino al momento in cui è stato raggiunto da una informazione di garanzia era al Noe. Riguardo a quanto riferito poi dal procuratore di Modena, Lucia Musti, al Csm, Scafarto ha spiegato: “È un fatto storico l’ultima volta che ho incontrato la dottoressa Musti era l’11 luglio del 2016. Le intercettazioni ambientali da Romeo le abbiamo installate il 1 agosto del 2016, E l’intercettazione nella quale si parla di Tiziano Renzi e del 3 agosto”. Insomma “l’11 luglio del 2016 Tiziano Renzi non esisteva in questa inchiesta”. Quindi a parere del maggiore non si poteva dire che lui stesse puntando a Renzi senior. Per questo ha poi aggiunto: “Io non ho taroccato nessuna informativa su Tiziano Renzi (papa’ dell’ex premier). Non avevo nulla contro di lui”. E poi – ha detto ancora citando le intercettazioni – “mi riferisco alla chiamata del 7 dicembre 2016 che Roberto Bargilli, autista del camper di Matteo Renzi al tempo della campagna per le primarie del Pd, fece all’imprenditore Carlo Russo, e per questo chiedo a chi indaga: chi ha avvertito Tiziano Renzi che aveva il telefono sotto controllo?”. Scaferto, raggiunto anche dalle telecamere, ha spiegato: “Io posso dire di non aver rivelato alcun segreto. Sono molto provato da questa vicenda e spero con questo interrogatorio di aver chiarito la mia posizione”. Cos a pensa della richiesta d’archiviazione per Woodcock?, è stato chiesto. “Sono molto contento per il dottor Woodcock che è una persona perbene un bravo magistrato. Sono certo che anche la mia posizione si chiarirà nel corso del tempo, magari è un po’ più articolata e complessa”. Uno dei difensori, l’avvocato Giovanni Annunziata, ha detto: “Noi riteniamo che la misura abbia un deficit genetico, che non ci siano le condizioni perché il maggiore debba essere attinto da questo provvedimento in quanto non c’è possibilità di un inquinamento probatorio. Il maggiore Scafarto, in prima battuta e in tempi non sospetti, il giorno dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia per la prima contestazione di sua spontanea volontà chiuse tutti i rapporti con i suoi carabinieri, uscì dal gruppo whatsapp, interruppe ogni tipo di rapporto”. Poi “chiese un piccolo congedo e appena tornò in servizio lo stesso giorno fece domanda di trasferimento a Napoli in un altro edificio. A Napoli il comando tutela ambiente è a piazza Garibaldi, il maggiore Scafarto lavorava fino a qualche giorno fa in un’altra zona di Napoli, piazza Carlo III. Noi sosteniamo che non sia assolutamente ipotizzabile alcuna esigenza cautelare. Ovviamente faremo appello e spiegheremo tutte le nostre ragioni”. Riguardo all’interrogatorio reso davanti al giudice Gaspare Sturzo, il penalista ha chiarito: “Il maggiore oggi è stato ancora più chiaro, ha rappresentato che vi sono anche elementi di segno contrario in questa indagine. Ci sono errori che ci vengono contestati, li abbiamo spiegati piu’ e piu’ volte. Gli errori rimangono un fatto legato alla fretta, alla esigenza di fare presto, ma non c’è mai stato, e mai si potrà provare, il dolo, una volontà di danneggiare qualcuno degli indagati. Questo è fuori da ogni dubbio”. L’altro difensore di Scafarto, l’avvocato Attilio Soriano, ha spiegato: “Ci siamo riservati di depositare dei documenti e tra questi anche una consulenza tecnica in relazione alla contestazione di depistaggio nella quale si spiega che mancherebbe sotto il profilo materiale il reato. La disattivazione dei backup del cellulare del Sessa non ha determinato la cancellazione dei back up precedenti”. E quindi “secondo le analisi fatte dal nostro consulente la Procura di Roma può ancora oggi intervenire e verificare sul cellulare del Sessa i messaggi che si sono scambiati precedenti alla disattivazione del back up. Dal punto di vista tecnico stentiamo anche in linea teorica come possa parlarsi di depistaggio. Ci siamo riservati di presentare una memoria difensiva per cercare di chiarire quei punti che sembrano ancora poco chiari”.
Consip, Scafarto: ‘Qualcuno avvertì Tiziano Renzi, non certo io’
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