Napoli, il primario del Monaldi: ‘Abbiamo garantito il massimo dell’assistenza a Reparato’

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Claudio Marra è il cardiochirurgo dell’ospedale Monaldi di Napoli che ha operato Gennaro Reparato, il 51enne di Secondigliano che è rimasto paralizzato e il cui corpo è devastato da una enorme piaga da decubito. “I medici e gli infermieri di questo reparto stanno facendo più del possibile per garantire il massimo dell’assistenza il paziente e la moglie lo sanno bene. Ormai sono più di due mesi che sono qui”, ha spiegato lo specialista al quotidiano Il Roma che ha anticipato la notizia. Marra spiega: “È arrivato qui con una sindrome coronarica acuta dall’ospedale di Giugliano, dove io stesso ero andato a visitarlo per una consulenza. Aveva una lesione critica all’arteria più importante del cuore. Una situazione molto compromessa. È arrivato con una arteriopatia cronica ostruttiva aggressiva, con l’occlusione dell’aorta addominale, di quella femorale, di quella succlavia. Basti pensare che non sono riusciti ad entrare con la sonda per effettuare la coronarografia. Per la condizione delle coronarie non era possibile neanche intervenire con un’angioplastica. Per recuperare tessuto per i bypass ho dovuto incidere l’arteria mammaria. Tuttavia, l’intervento è andato bene, il cuore ha subito recuperato contrattività”. Sui rischi dell’intervento Marra precisa: “Abbiamo valutato un rischio preoperatorio del 18%. Noi  già al 5% lo consideriamo elevato. E c’è da evidenziare che si tratta di un paziente giovane, quindi quella percentuale non è dovuta all’età, ma alla sua condizione clinica. Ero in vacanza quando i colleghi mi hanno avvertito di questa cosa. Il paziente ha accusato prima dolore, poi è sopraggiunta la paraplegia. Non è una conseguenza dell’intervento. Nei giorni precedenti i familiari hanno riferito che aveva già prima dell’operazione dolori sacrali e che per non sentirli l’unica cosa che poteva fare era alzarsi in piedi. Tutto quello che potevamo fare in scienza e coscienza lo abbiamo fatto, non abbiamo scaricato il paziente su altre strutture, abbiamo cercato tutte le strade possibili per la cura”.

 







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